venerdì 17 maggio 2013

Torta di fragole fresche e grano saraceno (spettacolare...)

Quando sono inciampata in questa foto e nella descrizione di una torta con pochi ingredienti e quasi tutti già in casa, non ho resistito e ho dovuto farla subito.
Il risultato è stato spettacolare: un dolce morbido, dal sapore deciso che incanta il palato.
Ho fatto un po' di modifiche, alle dosi (che sono state raddoppiate) e agli ingredienti (ho usato farina di grano saraceno invece che integrale) e qui riporto la mia versione, rimandando al link per l'originale.

Ho usato:
Torta di fragole e grano saraceno


  • 120 gr di burro morbido
  • 220 gr di zucchero semolato (+ 2 cucchiai per guarnire)
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 60 gr di farina bianca
  • 120 gr di farina di grano saraceno
  • 2 cucchiaini di lievito vanigliato
  • un pizzico di sale
  • 240 gr di latte
  • 400 gr di fragole
  • zucchero a velo


Accendere il forno a 180° (io ho usato il ventilato a 160°)  e imburrare uno stampo.
Lavare le fragole e tagliarle a metà.
Montare il burro con lo zucchero, aggiungere le uova e la vaniglia e lavorare bene.
Incorporare le due farine, il lievito e il pizzico di sale e infine diluire con il latte.
Versare il composto nella teglia e affondarvi le mezze fragole.
Spolverizzare con i 2 cucchiai di zucchero e infornare per 35 minuti. Fare la prova stecchino.
Sfornare, lasciare intiepidire e poi rovesciare la torta sul piatto di portata.
Appena si sarà raffreddata, spolverizzarla di zucchero a velo.

Il commento della copiona: buona, buonissima! Questa è sicuramente da rifare, cambiando anche frutta... mi immagino già una versione alle pesche o alle ciliegie, aromatizzata alla mandorla :-)


Ghiaccioli di latte di cocco e ananas (tenere da parte per quando sarà caldo...)

Insomma, qua continua a piovere. E fa anche un freddo quasi becco. Ma questo non impedisce al sig. Lidl di mettere in vendita degli indispensabili stampini per gelato da passeggio e non impedisce a me di provarli subito, con una ricetta che avevo scarabocchiato in un foglietto e che è saltata fuori in un giorno di pioggia e vento, quando sarebbe stato meglio mettere su un brodo, invece che un passatempo rinfrescante.

Ho usato:
Ghiaccioli al latte di cocco e ananas


  • 1 barattolo di ananas al naturale
  • 1 barattolo di latte di cocco
  • 1 banana grande
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 pizzico di sale


Mettere tutto nel bicchiere di un frullatore (l'ananas col suo succo) e frullare.
Distribuire negli stampini, infilare il bastoncino e mettere in freezer per almeno 6 ore.
Mangiare :-D

Il commento della copiona: davvero buoni, freschi e per niente blandi.

martedì 14 maggio 2013

Olio detergente all'ananas (per un viso di pesca...)

Stavo per scrivere "per un viso di ananas" ma poi mi sono ricordata che un tristemente famoso dittatore, Noriega, era chiamato Faccia d'Ananas per i crateri della pelle dovuti a qualche pregressa malattia e non mi sembrava di buon auspicio :-D
Mentre cercavo modi per utilizzare il grosso ananas di cui al post precedente, sono inciampata nella ricetta per realizzare un olio detergente per il viso che mi ha assai incuriosito.
Quando ero ragazza, ero una fan dell'Olio Indiano per eliminare punti neri e altre impurità giovanili e adesso voglio provare questa versione casalinga.

Servono:
Olio detergente all'ananas


  • un pezzo alto circa due dita di scorza di ananas ben lavata e il relativo torso
  • 150 gr di olio di mandorle
  • 50 gr di olio di ricino
  • (facoltativo: 2 fette di ananas fresco)


Dopo aver svuotato l'ananas con l'apposito attrezzo, tagliare un pezzo di scorza e lavarla bene.
Tagliarla a pezzetti e metterla in un pentolino. Se la scorza ha ancora molta polpa attaccata, è sufficiente così, altrimenti aggiungere un paio di fette di frutto fresco.
Ricoprirla con l'olio di mandorle, metterla a fuoco bassissimo e far sobbollire per circa un'ora. Non deve friggere e bisogna fare attenzione perché ha la tendenza a farlo.Nel caso, invece di metterlo sulla fiamma viva, si può usare un rompifiamma o addirittura mettere il pentolino con l'olio dentro uno più grande pieno di acqua a bollore vivo e tenerlo a bagnomaria.
Una volta pronto, filtrare l'olio attraverso un colino a maglie sottilissime e farlo cadere in un vasetto di vetro pulitissimo.
Unire l'olio di ricino e tappare.
I due oli si separeranno, quindi al momento di usarli agitare bene il contenitore.

Come utilizzarlo:

  • Agitare il contenitore dell'olio e spalmarne alcune gocce sulla pelle del viso privata del trucco.
  • Prendere un piccolo asciugamano e immergerlo in acqua bollente (diciamo la più calda che potete sopportare!), appoggiarlo sul viso per un minuto circa, fino a quando si raffredda. Il calore fa aprire i pori e tira fuori tutte le schifezze al loro interno.
  • Ripetere quest'operazione una o due volte.
  • Bagnare di nuovo e strizzare bene l'asciugamano e usarlo per esfoliare delicatamente la pelle, massaggiandolo circolarmente sul viso.
  • Sciacquare di nuovo l'asciugamano, poi bagnarlo in acqua molto fredda, strizzarlo e usarlo per tamponare il viso, in modo da chiudere i pori e trattenere l'idratazione.


Si può fare ogni sera!

Il commento della copiona: provato e piaciutissimo! A differenza di quel che si può pensare, l'olio è il miglior modo per pulire la pelle grassa.


Acqua di ananas e zenzero (perché il frutto col ciuffo è come il maiale, non si butta via niente...)

Ho comprato un grossissimo ananas, maturo e succulento: intanto perché mi piace da morire (e infatti me lo sono mangiato a pranzo, tutto da sola...) e poi perché volevo piantare il ciuffo e ripetere un esperimento di successo di alcuni anni fa. All'epoca, sognavo già di riuscire, prima o poi, a mangiare un ananas autoprodotto, perché chi mi aveva insegnato questo metodo, mi aveva garantito che prima o poi sarebbe successo. Tutto quello che ottenni, allora, fu una bella pianta dalle verdi foglie lanceolate; poi non ricordo cosa accadde: forse fu che lasciammo indietro il vaso durante un trasloco, oppure chissà, una gelata o una nevicata. Stavolta, grazie al mio terrazzo supersoleggiato, ci riprovo. Tra quei 7/8 anni ci rileggiamo per vedere se l'ananas (inteso come frutto) è cresciuto.

Il procedimento è molto semplice: si taglia via il ciuffo con un pezzetto di polpa e si pianta in un vaso di terriccio. Non importa se le foglie intorno sono secche o rovinate, perché quelle nuove ricrescono dal centro. Nel web, si trovano anche descrizioni di procedimenti più complessi, tipo il far spuntare le radici all'ananas tenendolo in un contenitore d'acqua e poi trapiantarlo. Ma io sono e pigra e frettolosa, e quindi ho scelto la via più breve.

Seguiranno aggiornamenti, ma per adesso, il pargolo si presenta così.
Ananas piantato


Sistemato il ciuffo, resta l'ananas. A parte il coltello a seghetto, ci sono altri modi per pelarlo. Io ho usato un utilissimo e funzionantissimo oggetto che, come un tirabusciò, crea un cilindro perfetto di fette col buco in mezzo.

Quello che rimane, una volta estratta la parte edibile, è questo.

A questo punto, guardando tutto questo ben di Dio destinato a finire nel bidone dell'umido (ancora non ho un composter, ma mi organizzerò...) ho pensato che non fosse possibile che nessuno avesse pensato a utilizzare la scorza dell'ananas per qualcosa. E, grazie a una rapida ricerca sul web, ho trovato questa idea che mi è parsa facile e veloce al punto giusto da metterla subito in pratica.

Servono: 
Acqua di ananas e zenzero


  • La scorza di un ananas (se ne tenete da parte due dita, insieme a un paio di fettine di frutto, poi vi dico cosa potete farci...)
  • acqua
  • un pezzo di zenzero fresco sbucciato col cucchiaino 


Lavare bene la scorza dell'ananas, poi tagliarla a pezzi e metterla in un pentola insieme allo zenzero. Coprire con acqua, portare a ebollizione e cuocere per 15 minuti a fuoco medio. Spegnere il gas, incoperchiare e lasciare riposare per altri 15 minuti.
Con un mestolo forato, rimuovere le scorze e tenerle da parte. Filtrare il liquido attraverso un colino a maglie fittissime (o usare un colino rivestito di ovatta di cotone o di mussola), facendolo cadere in una caraffa capiente.
Riprendere i pezzi si scorza, schiacciarli con uno schiacciapatate in modo da estrarne più succo possibile. Filtrare anche questo e unirlo a quello nella caraffa.

Far raffreddare e servire, a temperatura ambiente, fresco di frigo o con l'aggiunta di ghiaccio.

Il commento della copiona: è fantastica, quest'acqua! Intanto perché non si butta via niente (e questo mi piace moltissimo!) e poi perché non serve aggiungere zucchero né dolcificare in alcun modo: se l'ananas è maturo e dolce, se ne ricaverà una bevanda deliziosa, dissetante e gradevolissima. A piacere, si può aggiungere qualche foglia di menta.




Che saranno mai? (ho fatto la festa all'ananas)

Tutto è iniziato con la mia nuova passione: il balconaggio, cioè il tentare di dare un aspetto accettabile al mio terrazzo che finora era abitato solo da immarcescibili cactus e da qualche striminzita erba aromatica.
Un po' alla volta sta - letteralmente - rifiorendo. Ho riorganizzato i minuscoli spazi, ho invasato un po' di piante dai fiori colorati, sto riciclando contenitori per tentare di ottenere un effetto shabby chic che - visti il tempo, i mezzi e le capacità limitate - non raggiungerò mai. Però mi sto divertendo e rilassando moltissimo!

E dunque... cosa saranno queste cosine qua sotto? Un po' alla volta metterò le ricette o le istruzioni e ci sarà anche un bonus a sorpresa.
Ho fatto la festa all'ananas!

A presto, dunque...



martedì 30 aprile 2013

Zuppa di lenticchie rosse, fagioli e cavolo (dice che fa dimagrire, ma non è vero e spiego perché)

Girellando per il web, incontro ogni tanto cose che mi lasciano da pensare.
Per esempio, ho scoperto che esiste una cosa che si chiama Daniel Fast, cioè il digiuno di Daniel. Sostanzialmente, si tratta di una pratica mistico-dietetica, che consiste nel cibarsi di soli prodotti freschi e non elaborati e di bere solo acqua di fonte, ispirata al libro del profeta Daniele.
Alla fine dei giorni prescritti, si starà molto meglio che se si ci fosse alimentati di cibi pesanti, calorici e regali.
Ora qui ci vorrebbe il Grande Capo Estiqaatsi e la sua omonima esclamazione, tanto più che la signora che ha postato questa ricetta dice che mangiando la zuppa è dimagrita un tot di chili. Avendoci fortunatamente fatto conoscere quel che ingurgitava prima, è normale crederle.
Io non solo non credo più nelle diete dimagranti da anni, ma sono certa e convinta che siano causa di disordini alimentari e, soprattutto, di infelicità. E soprattutto, non credo alle soluzioni miracolose.
Questa zuppa però mi ha attirato perché io sono ghiottissima di cumino e perché avevo un bel po' di ingredienti in casa da smaltire, quindi l'ho fatta e apprezzata e, ovviamente, credo di non aver perso neanche mezz'etto.
Metto la versione che ho fatto io, leggermente diversa dall'originale, che invece si trova qui.

Ho usato:
Zuppa di lenticchie rosse, fagioli e cavolo


  • 2 cipolle dorate medie
  • 4 spicchi d'aglio
  • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva
  • 400 gr di lenticchie rosse decorticate secche
  • 500 gr di fagioli borlotti lessati
  • 2 barattoli di polpa di pomodoro
  • 2 litri di brodo vegetale
  • 2 cucchiai da tè di semi di cumino
  • peperoncino macinato a gusto proprio
  • la metà di una piccola verza


Tritare le cipolle e l'aglio e metterli in una capace pentola con l'olio e mezzo bicchiere d'acqua.
Appena l'acqua sarà evaporata e le verdure cominceranno a dorare, aggiungere le lenticchie secche e mescolarle, in modo da insaporirle un po'.
Aggiungere un litro e mezzo di brodo, portare a bollore, poi abbassare la fiamma e cuocere per 20 minuti.
Aggiungere i fagioli, dopo averli sgocciolati (ed eventualmente sciacquati, se sono in scatola), il pomodoro, il cumino e il peperoncino.Unire il brodo rimanente ed eventualmente anche acqua, per ottenere la consistenza desiderata.
Cuocere per altri 15 minuti.
Nel frattempo, tagliare la verza a striscioline e appena la zuppa sarà pronta metterla nella pentola, mescolando bene. Spegnere il gas, incoperchiare la zuppa e lasciare la verza ad ammorbidirsi.
Servire dopo averla fatta riposare qualche tempo (io l'ho fatta la sera per il giorno dopo).

Il commento della copiona: buona, buonissima! Non ho aggiunto sale né ulteriore olio, perché per il mio gusto la zuppa era già ben saporita così.

martedì 23 aprile 2013

Ceci arrosto (da passatempo, più che altro)

Altro piattino velocissimo da fare e buonissimo da gustare.
Lo chiamo da passatempo, perché i ceci fatti in questi modo si sgranocchiano oziosamente mentre si fa altro, ma sono anche buoni come accompagnamento da aperitivo. Vedete voi cosa farne, se volete farli.
La ricetta originale è qui.

Io ho usato:
Ceci arrosto


  • 500 gr di ceci lessi (fatti in casa o comprati in scatola)
  • olio extravergine di oliva
  • spezie a piacere (io ho usato un mix cajun)
  • sale


Accendere il forno a 200° ventilato (o 220° statico) e foderare di alluminio una leccarda da forno.
Se i ceci sono di scatola, scolarli e passarli sotto l'acqua corrente, se sono lessati in casa scolarli e basta.
Metterli in una ciotola, condirli con due o tre cucchiai di olio, con le spezie a piacere e il sale.
Mescolare bene con un cucchiaio, in modo che si rivestano uniformemente di condimento, poi distribuirli in un solo strato sulla leccarda.
Infornare per circa 20-30 minuti (dipende dal forno!) o fino quando i ceci saranno belli dorati e croccanti.
Farli riposare qualche minuto, poi servirli caldi, tiepidi o a temperatura ambiente.

Il commento della copiona: crunch crunch crunch!


Pasticcini di cocco e latte condensato e nient'altro! (ce li avete 10 minuti di tempo?)

Ho già scritto parecchie volte che preferisco preparare cose veloci, con pochi ingredienti e lavorazioni semplici.
Questi pasticcini, che ho trovato qui, sono perfetti per i miei gusti: 2 soli ingredienti e pronti in meno di 10 minuti. 
Ok, poi ci vuole un po' di pazienza per farli raffreddare, ma l'attesa vale il risultato.

Servono:
Pasticcini di cocco e latte condensato
  • 1 barattolo di latte condensato (non quello evaporato!) da 400 gr
  • 200-220 gr circa di farina di cocco 

Accendere il grill del forno a 180° e foderare di carta forno una teglia grande.
Versare il latte condensato in una zuppierina e incorporarvi con un mestolo di legno la farina di cocco. Deve risultare un composto sodo e ben amalgamato.
Con l'aiuto di due cucchiaini (oppure con la sac à poche, se avete voglia - io non ce l'avevo :-D ) formare dei mucchietti sulla teglia preparata e infornare per 3 minuti circa, avendo l'accortezza di sorvegliare CONTINUAMENTE la cottura, perché basta un attimo e si bruciano.
Toglierli dal forno, farli riposare qualche minuto nella teglia, poi spostarli su una griglia da pasticceria e farli raffreddare.
Volendo, una volta freddi, si possono guarnire con dei ghirigori di cioccolato fondente.

Il commento della copiona: per essere originale, dirò che danno assuefazione, ecco.

lunedì 22 aprile 2013

Gamberi al forno con burro e limone (un quarto d'ora e sono pronti)

Questa ricetta mi è apparsa su Pinterest e mi è piaciuta subito perché la combinazione crostacei + burro + agrumi la trovo assolutamente irresistibile.
Oltretutto ci vuole veramente un attimo a farli e infatti ce li siamo mangiati sabato a pranzo, il pasto della settimana meno strutturato perché arriviamo sempre lunghi con i giri del mattino e di solito non si cucina.

Ho usato: 
Gamberi burro e limone


  • 1 kg di code di gambero (ho usato quelle surgelate e non le ho messe in forno così, senza scongelarle prima e con il guscio)
  • circa 120 grammi di burro
  • 3 limoni
  • foglioline di aneto secche (ma si può usare qualsiasi altro aroma che piaccia, anche una miscela di spezie tipo curry o garam masala)
  • sale e pepe


Accendere il forno a 200°.
Affettare i limoni piuttosto sottilmente.
Foderare di alluminio una teglia da forno e mettervi il burro a pezzetti, poi infornare in modo che si sciolga.
Quando sarà fuso, rivestirlo con le fettine di limoni, sopra le quali verranno distribuiti i gamberi. Spolverizzare con l'aneto o con la spezia prescelta e pepare (niente sale, per adesso!) e infornare per circa 15 minuti o fino a quando i gamberi saranno cotti ma non asciutti.
Salare e servire.

Il commento della copiona: questi li rifaccio di sicuro!

giovedì 18 aprile 2013

Un pomeriggio alla spa (ma senza muoversi da casa)

La mia adorata amica Alessia, donna di mondo che tutto sa e tutto conosce, mi ha fatto notare che quella che io ho definito acqua aromatizzata è in realtà una spa water, cioè una bevanda a virtualmente zero calorie di gran voga nei centri benessere americani.
Noi qua in campagna certe cose non si sanno, però l'idea di bere una cosa buona ci piace un sacco e allora oggi ho replicato l'esperimento, cambiando gli ingredienti.
Tanto che c'ero, mi sono concessa anche una mezz'ora di relax, con un pediluvio di sali di Epsom transdermici, che mi hanno detto essere manina santa, oltre che per i piedi provati dal lungo inverno, anche per la fibromialgia maledetta che mi affligge. A seguire, massaggino con lozione autoprodotta, per piedi e mani da mangiare.

Servono:


per la spa water:

  • 1/2 pompelmo rosa
  • 1/2 limone bio
  • 1/2 arancia bio
  • 1 rametto di menta fresca
  • 2 litri d'acqua






per la lozione autoprodotta:


  • 2 manciate di riso
  • 2 cucchiai colmi di miele
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 2 cucchiai di olio vegetale (uno qualsiasi, io ho usato quello di arachidi)


per il pediluvio:

  • sale di Epsom (cos'è? il sale inglese o magnesio solfato)


La spa water si fa affettando sottilmente gli agrumi, dopo averli ben lavati e mettendoli in una caraffa insieme alla menta e all'acqua. Dopo una notte di riposo in frigo, si beve diluendo l'esperienza durante la giornata.

Uno o due bicchieri gustarli intanto che i piedi sono a mollo in una bacinella di acqua calda, dove sono stati sciolti tre cucchiai colmi di sali di Epsom: non c'è prodotto alternativo che tenga, vengono fuori dei piedini lisci e rosei come quelli di un neonato. Dopo 20 minuti di relax, asciugarli e massaggiarli con una lozione fatta in questo modo: frullare il riso in un macinacaffè o altro strumento che riesca a trasformare i chicchi in una farina grossolana. Mescolarlo con il miele, l'aceto e l'olio e usare la lozione ottenuta per massaggiare i piedi. Senza sciacquarli, indossare un paio di calzini e lasciarli così per un'oretta. Sciacquare e uscire con le infradito :-)

Il commento della copiona: la spa water me la sono inventata, ma credo che non sia stato un atto di particolare creatività :-D ... la lozione autoprodotta è stata copincollata dal web, la ricetta è in inglese, ma pare che il sito dal quale l'avevo presa non esista più perché l'url non si apre. Vabbè.

mercoledì 17 aprile 2013

Frullato di frutti di bosco e yogurt (colazione, ma anche merenda fresca)

Adesso che è arrivato il tepore primaverile - ed è arrivato tutto insieme - la mattina a colazione ho voglia di roba fresca. In attesa di ricominciare a svegliarmi con l'anguria, ho sostituito il tè bollente e i biscotti con un frullato fatto al momento, che mi serve pure per smaltire una quantità di frutti di bosco surgelati, comprati in un momento di paura per il futuro e di pulsioni be prepared in vista della fine del mondo.

Servono:
Frullato di yogurt e frutti di bosco
  • 1 bicchiere di quelli della nutella di frutti di bosco surgelati 
  • 1 bicchiere di yogurt magro
  • il succo di un'arancia appena spremuta
  • un po' di fruttosio o di succo di agave, se è troppo aspro
  • qualche mandorla con la pelle

Si mette tutto, tranne le mandorle,  nel bicchiere del frullatore e si frulla. Poi si serve subito con le mandorle intere. Fine della ricetta. Buona colazione!

Il commento della copiona: se i frutti surgelati sono troppo freddi, conviene lasciarli scongelare tutta la notte in frigorifero, prima di usarli.

Acqua aromatizzata al cetriolo e al limone, depurativa e rinfrescante (e pure buonissima, peraltro)

La ricetta di questa bevanda deliziosa viene da qui e l'autrice (credo sia donna, ma chi può dirlo?) dice che serve a dimagrire e sgonfiare la pancia. Io ci credo poco, anzi per niente; fatto sta che è molto più buona da bere di una semplice acqua di rubinetto: disseta e rinfresca. E poi è bella da vedere.

Servono:
Acqua aromatizzata al cetriolo e limone


  • 1 cetriolo
  • 1 limone bio
  • 10 foglie di menta fresca
  • 1 pezzo di zenzero fresco a piacere
  • 2 litri d'acqua


La sera prima, mettere in una caraffa capiente il cetriolo sbucciato e tagliato a fettine, il limone bio, ben lavato e affettato sottilmente, con la buccia e tutto, le foglie di menta e lo zenzero grattugiato.
Unire due litri di acqua, tappare il recipiente e lasciar macerare in frigo.
Il giorno dopo, bere l'acqua aromatizzata nel corso della giornata (io il primo bicchiere appena alzata e a digiuno).
Ripetere da capo alla sera, in modo da non rimanere mai senza.

Il commento della copiona: sorprendente e buonissima!

martedì 9 aprile 2013

Dolcetti glassati al limone senza lievito (ero scettica e invece)

Questa ricetta gira tra i miei appunti da tempo immemorabile e credo di averne pianificato la realizzazione qualche decina di volte, ma solo oggi, a metà preparazione, mi sono resa conto che il lievito non era menzionato tra gli ingredienti. Ero molto dubbiosa, pensavo che il risultato finale sarebbe stato gnuccoso e immangiabile e invece sono venuti buo-nis-si-mi!

Servono:
Dolcetti glassati al limone senza lievito


  • 120 gr di farina
  • 160 gr di zucchero semolato
  • 1 pizzico di sale
  • 110 gr di burro morbido
  • 2 uova
  • 2 limoni sugosi grandi
  • 170 gr di zucchero a velo


Accendere il forno a 180° (io usato il ventilato a 160°).
Nel robot con il gancio impastatore (così diceva la ricetta e io ho eseguito diligentemente...) mettere la farina, lo zucchero semolato, il sale e il burro morbido e lavorare per un paio di minuti.
A parte, sbattere le uova con la scorza grattugiata di un limone e 2 cucchiai di succo di limone, poi versarlo sulla farina  lavorare ancora 2 minuti, fino ad ottenere un impasto cremoso. Rovesciarlo in uno stampo quadrato da 24 cm di lato, ben imburrato ed infornare per 20 minuti. Il dolce non deve cuocere molto, perché sennò diventa duro: appena i bordi diventano dorati, toglierlo dal forno.
Farlo raffreddare bene e intanto preparare la glassa mescolando bene lo zucchero a velo con la scorza grattugiata dell'altro limone e quattro cucchiaiate di succo.
Spalmare metà della glassa sul dolce ormai freddo, farla rapprendere (non si indurisce), poi spalmare la seconda metà della glassa. Appena anche questa si sarà rappresa, tagliare il dolce a quadretti e servire.

Il commento della copiona: avevo una voglia matta di un dolce limonoso e questo è estremamente soddisfacente. Credo sia molto buono anche con l'arancia, al posto del limone. Proveremo...

martedì 26 marzo 2013

Arista con la senape e il pepe rosa e gnocchi fritti di contorno (una cena rimediata)

Ho ritirato fuori le mie pentole a pressione e le sto usando continuamente, per farci qualsiasi cosa.
Ieri sera, dovendo finire anche un po' di barattolini giacenti in frigo e con una voglia di cucinare pari a zero, ho svogliatamente messo insieme quel che avevo e - così come mi capita spesso, quando il mio impegno è nullo - è venuta fuori una cosa così buona che vinco la pigrizia per scriverla qui.
L'arista è una mia invenzione (nel senso che non ho seguito nessuna ricetta, ma magari, visto che le grandi menti pensano in modo uguale, qualcuno l'avrà già fatta prima di me), mentre gli gnocchi sono stati fatti a memoria, da una segnalazione della mia amica Alessia che li aveva visti fare dalla Nigella.

Ho usato:
Arista alla senape e pepe rosa e gnocchi fritti
  • un pezzo di arista di maiale disossata da circa 1 kg
  • olio extravergine di oliva
  • moutarde à l'ancienne (quella con i grani di senape)
  • pepe rosa in salamoia
  • gnocchi di patate pronti
  • poco brodo di carne
  • sale & pepe

Ho messo nella pentola a pressione un po' d'olio (tutte le dosi sono spannometriche, regolatevi a gusto) e ho fatto rosolare l'arista da tutte le parti, senza aggiungere altro. Appena dorata, l'ho spalmata sopra e ai lati con due grosse cucchiaiate di moutarde à l'ancienne e con due cucchiai da tè di bacche di pepe rosa. Ho salato e pepato
Ho poi versato sul fondo poco brodo (un bicchiere della nutella scarso) e ho chiuso la pentola.
Dal fischio, ho cotto 20 minuti.
Nel frattempo, ho scaldato dell'altro olio in un tegame antiaderente e, appena bello caldo, ho versato gli gnocchi di patate CRUDI (cioè, dalla busta in pentola, senza lessarli prima) e ho fatto dorare, mescolando spesso: ci vogliono circa 10-12 minuti. Li ho scolato con un mestolo forato e li ho messi ad asciugarsi sullo scottex.
Trascorso il tempo di cottura dell'arista, svaporare la pentola, far riposare qualche minuto, poi affettare la carne sottile. Se al centro non dovesse essere cotta (ma comunque meglio che resti un po' rosa, è più buona) passare velocemente le fette nel sugo rimasto nella pentola e cuocerle ancora per un minuto.
Servire col sughetto e gli gnocchi a parte.

Il commento della copiona: cotta in questo modo, velocemente e a pressione, l'arista rimane morbida e succulenta, davvero buonissima!

mercoledì 20 marzo 2013

Vellutata 1-2-3 aka un'altra vellutata di base, a volume, stavolta (settima puntata delle Cinquanta sfumature di verde)

Gli americani, ma anche gli svedesi, usano misure di capacità per cucinare, invece del peso come noi e questa vellutata di base, che proviene da una delle mie mailing list, non fa eccezioni.
Però si può facilmente adattare, anche se non si hanno le cups originali, perché è una proporzione tra volumi di ingredienti.
Basta quindi prendere un contenitore (per esempio una tazza da caffelatte, più o meno grande) e usare quella come riferimento per le dosi.

Un altro capolavoro fotografico della cuoca che copia :-D
Servono:

  • 3 dosi di brodo vegetale o di pollo
  • 2 dosi di verdure a pezzettini (io ho usato 2 piccole teste di broccolo)
  • 1 dose di latticini (latte, yogurt, panna ecc. , anche mescolati tra loro - io ho usato latte scremato)
  • 1 spicchio d'aglio o un pezzetto di cipolla, a seconda della verdura usata
  • sale e pepe


Ho messo nella pentola a pressione (per fare prima, ma va bene anche la pentola normale) il brodo, la verdura e l'aglio: cinque minuti di cottura dal fischio sono sufficienti, nel caso della pentola normale cuocere fino a quando diventa morbida ma non sfatta.
Ho frullato tutto con il minipimer, poi ho aggiunto il latte e, dopo aver mescolato e aggiustato di sale e pepe, ho servito subito. Nella foto  (orrenda, come tutte quelle delle mie vellutate...) c'è pure un formaggino affogato: il massimo del comfort food per una serata di pioggia, anche se domani è primavera.

Il commento della copiona: velocissima e buonissima, da ripetere anche con delle verdure miste.

martedì 19 marzo 2013

Budino al cioccolato col bimby o senza (il diavolo alle quattro)

Chissà perché questo budino mi fa venire in mente un film vecchissimo che vidi, quando ero bambina, al cinema parrocchiale. Forse perché l'abbiamo assaggiato a merenda?
In ogni caso... qua il cioccolato non piace per niente, ma questo budino, ammorbidito da una dose di panna montata, ha accontentato i gusti di tutti.
E' una vecchia ricetta che - se non ricordo male - viene dal vecchio forum della Contempora e che ho fatto parecchie volte, in passato. Stavolta l'ho modificata, sostituendo parte del latte vaccino con latte di mandorle e ho messo zucchero di canna, invece di quello bianco.
Come al solito - e senza che lo ricordi ogni volta - il budino di può fare anche nel pentolino normale.

Budino al cioccolato
Ho usato:

  • 750 gr di latte vaccino
  • 250 gr di latte di mandorle
  • 110 gr di farina
  • 150 gr di zucchero di canna
  • 80 gr di cacao amaro
  • 80 gr di burro
  • 2 cucchiaini di essenza di vaniglia
  • poco liquore per lo stampo


Mettere tutti gli ingredienti, tranne il liquore, nel boccale del bimby e cuocere 12 min. 80° vel. 3.
Nel frattempo bagnare lo stampo col liquore, girandolo bene per bagnare anche le pareti.
Quando la crema sarà cotta, versarla  nello stampo e lasciarla raffreddare, poi tenere in frigo per almeno tre ore: il giorno dopo è migliore.
Servire con panna montata.

Il commento della copiona: buono buono!


mercoledì 6 febbraio 2013

Cavolfiore fritto (a Carnevale ogni fritto vale)

Come già ebbi a dire, io friggo molto di rado, perché odio l'odore in giro per casa, nei vestiti e sui capelli.
Divento veramente un po' isterica e tengo spalancata ogni finestra per un paio di giorni per liberare la cucina e le altre stanze dalla puzza infernale.
Però... come si fa a resistere a qualsiasi cosa che sia stata immersa in olio bollente?
Questo cavolfiore, che ho fatto senza molta convinzione per testare una friggitrice che giaceva nuova e inutilizzata nel mio garage, è venuto buono in maniera sorprendente. Il fatto di non essere sbollentato prima di essere pastellato lo mantiene croccante e gustosissimo.

Fritto di cavolfiore
Ho usato:

  • 1 cavolfiore freschissimo
  • 2 uova e 2 albumi (perché mi avanzavano da un'altra preparazione, altrimenti vanno bene 3 uova intere)
  • mezzo bicchiere di latte
  • farina q.b.
  • abbondante strutto per friggere
  • sale e pepe


Mettere a scaldare lo strutto in padella o nella friggitrice, a 170°.
Lavare il cavolfiore e dividerlo in cimette.
Sbattere le uova con il latte poi immergervi le cimette di cavolfiore.
Appena lo strutto avrà raggiunto la temperatura corretta, sgocciolare le cimette, passarle nella farina avendole prima un po' scosse per eliminarne l'eccesso e immergerle nel bagno d'olio.
Non metterne troppe per volta, perché l'olio potrebbe raffreddarsi e il risultato sarebbe un fritto impregnato di grasso e pesante.
Appena le cimette saranno dorate, scolarle e farle asciugare brevemente su carta paglia.
Continuare così fino ad esaurire il cavolfiore.
Salare e pepare e servire subito, caldissimo.

Il commento della copiona: non salare la pastella, perché il fritto si ammorbidisce.

venerdì 18 gennaio 2013

Zuppa di cavolo nero e fagioli cannellini (sesta puntata delle Cinquanta sfumature di verde, anche se il cavolo è nero)

Una zuppa con questo nome è un classico della cucina toscana, ma io non ho seguito una ricetta per farla. 
Semplicemente mi sono trovata ad avere del cavolo nero lessato troppo tardi per poterlo mangiare a pranzo e una quantità spropositata di fagioli cannellini cotti oggi nella slowcooker, con l'intenzione di farci altro.
Però è venuta così buona, ma così buona, che tutti se ne sono serviti tre volte.
Le dosi sono assolutamente spannometriche.

Zuppa di cavolo nero e cannellini
Ho usato:
  • 4 mazzi di cavolo nero
  • fagioli cannellini lessati (se cotti da sé, conservare l'acqua di cottura, se si usano quelli di scatola sciacquarli prima)
  • olio extravergine di oliva
  • 3 spicchi d'aglio
  • brodo vegetale
  • una manciata di salvia

Lessare il cavolo nero, eliminando le porzioni inferiori delle costole, che sono quelle più dure, scolarlo, poi tritarlo grossolanamente (io lo taglio con le forbici, direttamente nello scolapasta).
In una capace pentola, soffriggere l'aglio in camicia con un po' d'olio e la salvia, aggiungere il cavolo e lasciarlo insaporire per qualche minuto.
Aggiungere i cannellini con l'acqua di cottura e tanto brodo caldo quanto basta per ottenere la consistenza desiderata (né troppo liquida, né troppo densa).
Dopo una ventina di minuti la minestra è pronta: regolare di sale, se serve, e portare a tavola.

Il commento della copiona: ci è piaciuta tantissimo! Qualcuno della famiglia ha messo un giro d'olio, qualcuno il parmigiano. Per me, è perfetta così, senza nessuna aggiunta.


giovedì 10 gennaio 2013

Spezzatino di tacchino alla senape (piatto da pochi soldi, dopo le abbuffate delle feste)

Il tacchino non mi piace, neanche un po', ma quando dopo Natale vanno in svendita quelli sopravvissuti al massacro natalizio e alla Conad lo spezzatino mi viene a euro 3,20 al kg, come si fa a resistere?
Quindi, basta trovare un modo saporito e appetitoso per cucinarlo e la famiglia non alza manco un sopracciglio, anzi - spazzola tutto che è un piacere.
Non ho seguito una ricetta particolare, ho un po' in giro e alla fine ho fatto come segue.

Spezzatino di tacchino alla senape
Ho usato:

  • 1 kg circa di spezzatino di tacchino
  • circa 350 gr di trito di carota, sedano e cipolla (ho usato quello surgelato, visto che è perfetto) 
  • una bella manciata di foglie di salvia fresca
  • olio extravergine di oliva
  • 3 grossi cucchiai di senape piccante
  • poco vino bianco
  • brodo di pollo caldo 
  • poca farina
  • sale e pepe
  • riso bollito per accompagnare


Soffriggere il trito con la salvia in qualche cucchiaio d'olio e qualche cucchiaio di brodo caldo.
Aggiungere lo spezzatino e mescolare, lasciando insaporire per qualche minuto, poi bagnare con del vino bianco e farlo evaporare per metà.
Spolverizzare carne con due cucchiaiate di farina, mescolare bene, poi bagnare con brodo caldo, abbassare la fiamma e incoperchiare.
Cuocere a fiamma moderata per circa 3/4 d'ora, assaggiare ed eventualmente proseguire la cottura se serve.
Dieci minuti prima di togliere dal fuoco, sciogliere la senape in un bicchiere di brodo bollente e versarla sulla carne.
Cuocere ancora una decina di minuti senza coperchio, poi aggiustare di sale e pepe e servire con riso bollito.

Il commento della copiona: molto buono e, se fatto prima e poi riscaldato, è ancora più meglio.




lunedì 7 gennaio 2013

Pasta alla crema di formaggio (per smaltire gli avanzi o anche fatta apposta)

Questa non è una grande ricetta, anzi - è piuttosto banale e fa tanto mensa aziendale, al punto che sono stata indecisa se riportarla qui o meno.
Però è furba, perché permette svuotare il frigo di avanzi di formaggio tristanzuoli e mettere a tavola la famiglia in fretta.
Io l'ho fatta nel bimby, perché avevo fretta, ma si può fare tranquillamente anche in un pentolino, avendo cura di mescolare sempre con una frusta per evitare che si ammalloppi tutto.

Pasta alla crema di formaggio
Per 500 gr di pasta corta ho usato:
  • 130 gr di caciotta
  • 150 gr di grana grattugiato
  • 300 gr di latte
  • 40 gr di burro
  • 30 gr di maizena
  • mezzo dado di pollo
  • pepe nero

Ho tritato i formaggi, poi ho aggiunto il resto degli ingredienti e ho cotto per 6 minuti a 90° vel. 4.
Ho rovesciato la crema in una zuppiera precedentemente riscaldata con acqua bollente e sopra la pasta cotta al dente e scolata.
Una bella spolverata di pepe nero aggiunge colore e profumo al piatto finale.

Il commento della copiona: il gusto del piatto cambia a seconda dei formaggi che si utilizzano.


domenica 6 gennaio 2013

Vellutata vegana di carote e zenzero (hors série delle Cinquanta sfumature)

Anche questa è una delizia che ho fatto ieri sera e che mi è piaciuta moltissimo.
La ricetta originale, da una delle mie mailing list, prevedeva un sacco di altri ingredienti ma poiché anche per il 2013 il mio motto sarà "less is more", l'ho semplificata nel modo seguente.

Vellutata di carote e zenzero
Ho usato:
  • 1 grosso mazzo di carote col ciuffo (erano 9, il verde l'ho lessato insieme ad altre erbe)
  • 1 spicchio d'aglio
  • zenzero fresco
  • olio extravergine di oliva
  • 1/2 litro di brodo vegetale
  • 1 cipolla dorata
  • 1 tazza grande di latte di soia
  • 1 piccola patata


Tritare l'aglio e la cipolla e affettare lo zenzero (quantità a piacere, io ne ho usato un pezzo grosso e nodoso come il pollice di un robusto carpentiere), poi farli stufare in un paio di cucchiai d'olio e qualche cucchiaio di brodo.
Aggiungere il resto del brodo, il latte di soia, le carote e la patata tagliate e pezzetti.
Portare a bollore, incoperchiare e cuocere fino a quando le verdure saranno morbide.
Togliere dal fuoco, omogeneizzare con un frullatore a immersione e servire con altro zenzero grattugiato fresco.

Il commento della copiona: non serve aggiungere sale, perché la vellutata è già ben sapida così. Nel caso fosse troppo densa, si può diluire con un po' di altro brodo vegetale o di latte di soia.
E' buonissima!

Tortine rovesciate di ananas (ho esaudito un sogno)

Il film Parenti Serpenti di Mario Monicelli, visione obbligata di ogni vigilia di Natale, è un pozzo senza fondo di battute immortali, dal culo che fa provincia a stai bene? son contenta!.
Hai esaudito un sogno è la risposta che Marina Confalone, immensa, dà alla cognata che le ha regalato un apribottiglie a forma di delfino.
E così sono queste tortine rovesciate: una vita che volevo farle e finalmente ieri il mio sHogno (cit. il Briatore di Maurizio Crozza) si è fatto realtà.

Tortine rovesciate di ananas
Servono:

  • 2 uova
  • 150 gr di zucchero semolato
  • 1 barattolo di ananas sciroppato (conservare lo sciroppo)
  • 150 gr di farina
  • 1 cucchiaino di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • 60 gr di burro
  • 130 gr di zucchero di canna
  • 12 ciliegine candite

1 stampo per muffin da 12 posti oppure 12 stampini tipo cuki

Accendere il forno a 180°.
Ungere gli stampini.
In un pentolino, far sciogliere su fuoco medio il burro e lo zucchero di canna, poi distribuirlo sul fondo degli stampini. Su ogni stampino, mettere un anello d'ananas, tagliandone via un pezzettino nel caso sia troppo grande.
Sbattere le uova con lo zucchero semolato e circa mezzo bicchiere di succo d'ananas, aggiungere la farina, il sale e il lievito e distribuire il composto sugli anelli d'ananas.
Cuocere per 20 minuti, poi sfornare, lasciar riposare tre minuti, quindi passare la lama di un coltello sui bordi degli stampini, per far staccare i dolcetti.
Rovesciare su una gratella da pasticceria e far raffreddare.

Il commento della copiona: spolverati in un attimo, buonissimi!



sabato 5 gennaio 2013

Zuppa vellutata disintossicante post eccessi natalizi (quinta puntata delle Cinquanta Sfumature di Verde)

Dopo tutto il mangiare di questi giorni, c'è bisogno di riposare e far riposare lo stomaco, senza però avvilire le papille gustative.
Questa è una vellutata senza sale e senza grassi, se si esclude il cucchiaio di olio extravergine di oliva che si usa per insaporire il trito iniziale. Volendo si potrebbe anche eliminare, sostituendolo con qualche cucchiaio di brodo vegetale. 
Purtroppo le vellutate sono orribili da fotografare, soprattutto quando uno ha poca voglia di farlo. E così, non fatevi fuorviare dall'orrore che metto qui e provate questa vellutata perché è spettacolosa.

Zuppa verde disintossicante
Ho usato:
  • 1 piccola cipolla dorata
  • 2 spicchi d'aglio
  • zenzero fresco
  • 2 rape tonde bianche
  • 1 broccolo verde
  • circa 250 gr di spinaci freschi
  • una manciata di prezzemolo fresco
  • 2 gambi di sedano
  • succo di limone o lime (facoltativo)
  • olio extravergine di oliva

Mettere in una capace pentola la cipolla tritata, gli spicchi d'aglio affettati e un bel pezzo di zenzero, pelato col cucchiaino (sapete come si fa, vero?) e poi affettato anch'esso.
Fare insaporire un paio di minuti, poi aggiungere le rape tagliate a pezzi, il broccolo anch'esso a pezzi (anche il gambo, pelato e a pezzetti), gli spinaci, il prezzemolo, il sedano a pezzetti.
Mescolare per far insaporire e, quando gli spinaci si saranno ridotti di volume, aggiungere tanta acqua calda quanto basta a coprire la verdura.
Far prendere bollore, abbassare la fiamma, coprire e cuocere a calore moderato fino a quando le rape e i broccoli saranno teneri.
Via dalla fiamma, vellutare il tutto con un frullatore a immersione, aggiungendo poca acqua calda se si preferisce un po' più liquida.
Servire subito.

Il commento della copiona: secondo il mio gusto, è buona così, senza aggiungere sale, olio o formaggio. Al massimo, si può spruzzare di succo di limone o lime, che con gli spinaci ci sta che è una meraviglia.
I miei familiari, meno bisognosi di me di disintossicazione, l'hanno ben condita con parmigiano e hanno aggiunto anche dei crostini di pane.
Fate un po' come vi piace di più :-D


venerdì 4 gennaio 2013

Polpettine al limone e pecorino (ricordi della minivacanza di inizio anno)

Come ogni anno, siamo partiti per fare il bagno a Saturnia il 1° gennaio e girellare un po' per la Toscana nei due giorni successivi.
La scusa è quella del relax, ma ci mettiamo dentro anche un po' di turismo culturale e cibo buono.
La scoperta di quest'anno è il ristorante rurale a metro zero Gli Attortellati , poco fuori Grosseto che permette la scelta del menu solo ai primi che telefonano per prenotare: chi arriva dopo, si adegua e mangia quello che c'è. Se capitate da quelle parti, non mancate di andarci. Ma vale anche la pena di partire da casa per andarci apposta.
La nostra cena è stata deliziosa e non c'è stato un piatto di quelli assaggiati che non sia stato all'altezza delle aspettative.
Quello che personalmente mi è rimasto più impresso è rappresentato da queste polpettine, che ci sono state servite insieme ad una vasta varietà di antipasti.
Nel sito c'è la ricetta e stasera le ho rifatte, servendole però come piatto unico e modificando un po' gli ingredienti.
Strepitose, ecco. E penso che cotte su braci di legna siano ancora più esaltanti.

Polpettine al limone e pecorino
Ho usato:

  • 8 salsicce di maiale di dimensioni medie (da escludere il tipo luganega)
  • 1 grossa fetta di pecorino toscano stagionato
  • 1 manciata di prezzemolo
  • la scorza di un limone prelevata col pelapatate
  • 2 grossi spicchi d'aglio
  • rametti di alloro fresco e di rosmarino


Accendere il forno a 200°.
Spellare le salsicce e mettere la pasta in una zuppierina.
Tritare il pecorino grossolanamente e mischiarlo alla pasta di salsiccia.
Tritare finemente la scorza di limone, il prezzemolo e l'aglio e incorporare anche questo trito al resto.
Fare delle polpettine oblunghe, tipo salsiccette e avvolgerle intorno ad un rametto di alloro, poi disporle su una placca rivestita di carta da forno.
Cuocere per circa 20 minuti e servire subito, meglio se con un'insalata amarognola e croccante.

Il commento della copiona: sono buonissime, davvero una scoperta e davvero da rifare, visto che ci si mette un attimo, a prepararle. La ricetta originale prevede anche l'aggiunta di un uovo, ma io non l'ho messo perché il composto mi pareva ben agglomerato.
Poiché l'alloro non mi è bastato - e non avevo voglia di scendere in giardino a prenderlo - alcune polpette sono state infilate in rametti di rosmarino e il risultato è egualmente gustoso.

domenica 30 dicembre 2012

Maltagliati di patate ai funghi porcini (badly cut pasta - cit.)

La traduzione di "maltagliati" non è mia e me ne dolgo, perché avrei voluto essere io il lampo di genio che ha armato la mano del traduttore del menu di un'osteria italianissima dove ho cenato un po' di tempo fa, insieme ad un collega inglese.
Non riuscivamo a mangiare, giuro, perché avevamo le lacrime agli occhi leggendo le perle disseminate qua e là nella lista dei piatti disponibili.
Ma il maltagliato che diventa badly cut pasta, cioè pasta tagliata male, mi è rimasto impresso in modo particolare e quindi rendo omaggio all'oscuro agevolatore di conoscenza culinaria italiana, al massacratore della lingua di Gordon Ramsey e di Jamie Oliver, dispiacendomi soltanto di non potergli stringere personalmente la mano, per aver allietato una serata altrimenti noiosetta.

L'idea di questo impasto ce l'avevo in mente da qualche anno. Durante un viaggio di lavoro in Germania, avevo assaggiato una cosa tipo cannelloni, ripieni di verdure varie e abbondantemente imbesciamellata (non avevo scelto io, mai ordinerei a Stoccarda una roba del genere) e la pasta era buonissima.
Mi ero sempre ripromessa di rifarla, ma non avevo mai trovato né il tempo né una ricetta che mi convincesse.
Oggi ho provato e sono contenta che il primo tentativo, assolutamente empirico, sia andato bene.

Maltagliati pronti da cuocere

Ho usato:

  • 500 gr di patate farinose a pasta bianca
  • 500 gr di semola rimacinata di grano duro
  • altra semola rimacinata (indicativamente 300 gr, ma è spannometrica, la dose)
  • 2 uova medie
  • un pizzico di sale
  • un cucchiaio d'olio

Maltagliati ai porcini

Lessare o cuocere a vapore le patate intere e con la buccia.
Mettere sulla spianatoia la semola rimacinata, fare la conca e schiacciarvi dentro le patate ancora bollenti (io le metto nello schiacciapatate con la buccia e tutto, si separa da sé).
Aggiungere le uova, l'olio e il sale e iniziare a impastare, aggiungendo man mano altra farina, poca alla volta,  fino ad ottenere un impasto morbido, elastico e non appiccicoso.
Stenderlo e ricavarne dei maltagliati, oppure delle tagliatelle. Io, che non sono molto brava - anzi, per niente - con la sfoglia e con i tagli, preferisco la badly cut pasta, come si diceva sopra.
Se deve attendere, metterla su dei cesti di vimini, o dei vassoi di carta grandi, come ho fatto io, dopo averli spolverizzati con un po' di semola in modo che non si appicchino.
Cuocere i maltagliati in abbondante acqua salata, per pochi minuti. Scolarli e condirli con sugo a piacere: io ho usato porcini trifolati con aglio e prezzemolo.

Il commento della copiona: molto soddisfatta e molto divertita. E alla fine quel che conta è proprio il divertimento. :-)

sabato 29 dicembre 2012

Biscotti da inzuppo all'ammoniaca (e i danni di un'insonnia imprevista)

Dopo aver passato mesi e mesi di insonnia tremenda (mi dovevo accontentare di due/tre ore di riposo per notte) da un po' di tempo ho ricominciato a dormire in modo piuttosto regolare e sono molto felice.
Però, la settimana scorsa, mi sono svegliata nel cuore della notte e non c'è stato verso di riprender sonno.
Per passare il tempo, ho pasticciato un po' con l'iphone e - com'è, come non è - mi sono ritrovata a premere il tasto: acquista ora su amazon.uk. Il risultato è che sono da ieri proprietaria di un timbro per biscotti, che permette di personalizzarli con la scritta "Biscuits Maison".
Non ci voleva la scuola per capire che i manufatti dovevano essere non lievitati, per evitare che le scritte sparissero in cottura, ma io sono un po' tontolona e mi sono accorta di aver sbagliato la ricetta da utilizzare con questo aggeggio solo quando ho tirato fuori dal forno la prima teglia.
Ciò detto, questi biscotti, che io avevo salvato come "Biscotti da colazione di Luna" (senza avere la più pallida idea di chi sia questa Luna, ora) sono ottimi per la colazione.

Biscotti all'ammoniaca
Servono:

  • 250 gr di farina 00
  • 250 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 100 gr di burro
  • 150 gr di zucchero
  • 90 gr di latte
  • 2 uova
  • 10 gr di ammoniaca per dolci
  • estratto di vaniglia
  • la scorza grattugiata di un limone
  • zucchero semolato per decorare


Sciogliere l'ammoniaca nel latte freddo e impastarla velocemente insieme a tutti gli altri ingredienti fino ad ottenere un impasto simile a una frolla. Io ho messo tutto nel bimby e ho lavorato per una quarantina di secondi a velocità 6.
Lasciarla a riposo per una mezz'ora.
Stendere l'impasto ad altezza un centimetro, ritagliarne le forme a piacere, rimpastando e stendendo i ritagli fino ad esaurimento della pasta. Disporre man mano i biscotti su una placca di alluminio da pasticceria, rivestita di carta forno, spolverizzarli di zucchero semolato e infornare per una ventina di minuti a 170°.
Farli raffreddare su una griglia da pasticceria.

Il commento della copiona: sono poco dolci e hanno una consistenza perfetta per essere inzuppati senza distruggersi.
Chi avesse perplessità sull'uso dell'ammoniaca come agente lievitante si ricreda: è un ingrediente molto diffuso, soprattutto in centro e sud Italia per la preparazione di dolci rustici. L'odore caratteristico si disperde subito e non ne rimane alcuna traccia nel sapore del biscotto.

venerdì 28 dicembre 2012

Spaghetti in salsa di vino e mandorle (siate scettici, ma fino a un certo punto)

Questa ricetta era contenuta in un libricino abbandonato in fondo a un cassetto ed era talmente piena di ingredienti che l'avevo sempre scansata. Però il vino come condimento della pasta è assai interessante, come già avevo sperimentato con queste penne e allora ho voluto provare.
Dell'originale resta ben poco, ma il risultato finale è di grande interesse.

Spaghetti in salsa di vino e mandorle
Per 500 gr di spaghetti grossi ho usato:

  • una dozzina di pomodori piccadilly
  • 150 gr di mandorle tritate grossolanamente (si devono sentire sotto i denti)
  • due bicchieri di vino rosso corposo
  • 200 ml di panna
  • 50 gr di burro + 1 noce
  • pepe nero in grani
  • parmigiano grattugiato
  • olio extravergine di oliva
  • zucchero
  • sale


Lavare i pomodorini, tagliarli a metà e saltarli in padella ampia (verrà utilizzata poi per saltarci gli spaghetti) con una noce di burro e due cucchiai di olio. Dopo due minuti, spolverizzarli con un cucchiaio di zucchero, salare moderatamente e continuare la cottura per altri due minuti. Tenere da parte.
Preparare la salsa al vino, sciogliendo in una casseruola antiaderente 50 gr di burro con qualche grano di pepe. Aggiungere il vino e far cuocere fino a quando si sarà ridotto della metà, poi aggiungere la panna e mescolando con una frusta fare addensare la salsa.
Cuocere gli spaghetti, scolarli bene al dente e versarli nella padella con i pomodorini. Saltarli a fuoco alto,  spolverizzarli con le mandorle e il parmigiano.
Distribuirli nei piatti, irrorarli con la salsa al vino e servire subito.

Il commento della copiona: ero perplessissima e l'unico motivo che mi ha spinto a provare questa ricetta è che avevo in casa tutti gli ingredienti. Davvero buona, piaciuta a tutti!

Code di gambero al burro e all'aceto balsamico (pensando a Forrest Gump)

Ogni volta che li cucino, mi vengono in mente Forrest Gump e il suo amico Bubba, i quali,  mentre lavano i pavimenti della caserma, fanno un interminabile elenco di ricette a base di gamberi.
Non credo che questa ci sia, perché l'ho messa insieme la sera della vigilia di Natale, senza nessuna ricetta in mente: ho preso i gamberi, la padella e ho cominciato a cucinarli, aggiungendo man mano ingredienti.
Non ci sono dosi.

Gamberi al burro e aceto balsamico
Ho usato:

  • code di gambero belle cicciotte (ho lasciato il guscio, ma si può togliere)
  • burro
  • aceto balsamico (anche tarocco - il mio qui era vero - purché di buona qualità e bello denso)
  • prezzemolo
  • sale e pepe


Far sciogliere in un largo tegame un pezzo di burro e farvi saltare i gamberi molto velocemente fino a metà cottura circa e a fuoco allegro.
Salare, pepare e spruzzare di aceto balsamico, facendolo evaporare.
Aggiungere una noce di burro e mescolare velocemente, poi togliere dal fuoco e cospargere di prezzemolo tritato.
Il tutto non deve durare più di cinque minuti, perché altrimenti i gamberi diventano duri e stopposi, dovendo invece rimanere morbidi e succulenti.

Il commento della copiona: ottimi, sono proprio fiera di me stessa!

mercoledì 26 dicembre 2012

Biscotti di pasta frolla lievitata (con pratica codina per inzupparli meglio)

Pasta frolla lievitata è un ossimoro, lo so.
Sto sentendo già gli urletti scandalizzati dei Puristi della Cucina Classica di Qualità che ripetono il loro mantra: mai vanillina mai margarina mai lievito nella pasta frolla mai brodo di dado e così via.
Ma non mi importa niente.
Prima o poi un cuocone stellato o anche solo televisionato, di quelli con la Q maiuscola, sdoganerà l'aggiunta di agenti lievitanti nella frolla e gli urletti si trasformeranno in gridolini compiaciuti di apprezzamento, come già recentemente successo quando un noto chef ha cominciato a proporre nel suo ristorante i tortellini con la panna (di vacche rosse, però, mica una qualunque, nevvero...): anche quelli che fino al giorno prima avevano disprezzato questa combinazione, che ricordava gli strabordanti anni '80 e anche - ahimé - la cena di capodanno di Fantozzi e famiglia, hanno cominciato a vederla di buon occhio.
Ciò detto, ecco dei gattini buonissimi e croccantissimi per fare colazione o da servire col tè del pomeriggio.
La ricetta viene da una raccolta per il bimby e si può procedere come si vuole nella preparazione dell'impasto.

Biscotti di pasta frolla lievitata
Servono:

  • 500 gr di farina
  • 200 gr di burro
  • 200 gr di zucchero
  • 2 uova
  • 1 bustina di lievito vanigliato
  • la scorza grattugiata di un limone
  • un pizzico di sale


Io ho semplicemente messo tutti gli ingredienti nel bimby e ho lavorato a velocità 6 per una quarantina di secondi. Poi ho rovesciato l'impasto sulla spianatoia, lavorandolo ancora un po' con la punta delle dita per aggregarlo bene senza bruciarlo.
Infine, l'ho steso su carta da forno ad altezza 1 centimetro, ho ritagliato le forme e ho cotto in forno già caldo a 170° per 10-12 minuti.

Il commento della copiona: veloci e molto buoni. E se ritagliati a forma di gattino anche molto bellini :-)

giovedì 13 dicembre 2012

Fagiolini croccanti al forno (come fidarsi delle persone giuste)

Questa ricetta, con lievi varianti, la vedo girare da settimane su Pinterest, ma - dico la verità - non mi attirava affatto. L'idea di usare poi fagiolini surgelati, mischiarli con due ingredienti a caso e schiaffarli in forno senza tanti complimenti, mi dava l'idea di sciatteria e fretta. Insomma, mai filata neppure di striscio.
Invece l'altra sera ne parlavamo tra amiche, tutte di provate capacità culinarie e gastronomiche e allora mi sono convinta a dare almeno una chance a questo piattino. Da ciò si deduce che le amiche si vedono nel momento del dubbio ;-)
L'uso dei fagiolini surgelati e lasciati scongelare ha il suo perché, nel senso che li ammorbidisce un po'; volendo usare quelli freschi, credo che convenga sbianchirli in acqua bollente per qualche minuto.

Fagiolini croccanti al forno
Ho usato:

  • 500 gr di fagiolini surgelati e lasciati scongelare
  • olio extravergine di oliva (si può omettere, in parecchie delle versioni che ho letto non compare, ma ci sta bene)
  • parmigiano grattugiato
  • pangrattato
  • poco sale
  • pepe, a gusto proprio


Accendere il forno ventilato a 220°.
Condire i fagiolini con olio extravergine di oliva, poco sale e pepe, se piace, mescolando bene con le mani.
Spolverizzare di parmigiano grattugiato e di pangrattato e mescolare di nuovo, in modo da ricoprire i fagiolini.
Distribuirli sulla leccarda del forno e cuocerli fino a quando diventano dorati e croccanti.
Sono molto buoni se mangiati subito, ma secondo me migliorano raffreddandosi.

Il commento della copiona: davvero sorprendenti! Le dosi non ci sono e ognuno si regoli a proprio gusto.

mercoledì 12 dicembre 2012

Torta al cioccolato e arancia senza farina e anche senza burro, tiè! (pronti a godere?)

In casa mia le torte scure non vanno, nessuno le mangia o se lo fanno è solo per gentilezza e quindi io evito di produrne, anche se la combinazione arancia-cioccolato (in questo caso, a dire il vero, si tratta di cacao, ma insomma...) è il più diabolico e tentatore accostamento della storia della culinaria (ok, anche ceci e gamberi, ma questa è un'altra storia).
Ora, un paio di sabati fa sono andata a Bologna a pranzo con amici ( Trattoria di via Serra, questo è il posto, RACCOMANDATISSIMO! ) e il dolce che ci hanno servito era una libidine di cioccolato che si scioglieva in bocca, veramente un'esperienza orgasmica, molto simile ad un cosa che avevo fatto anni fa.
Tentando di ritrovare la ricetta (per ora senza successo, ahimé) sono incappata in decinaia di ricette di torte di cioccolato, il che mi ha condotto a restringere il campo di ricerca a quelle che hanno anche l'arancia tra gli ingredienti.
Ne ho trovate molte, e prima o poi magari le farò tutte, ma per adesso sono partita da questa, semplicemente perché avevo in casa tutti gli  ingredienti necessari.
La ricetta originale è di Nigella (la cuoca che non ha bisogno di un cognome per essere riconosciuta) ma io l'ho un po' modificata.

Torta al cioccolato e arancia senza farina e senza burro
Ho usato:

  • 3 arance a buccia sottile (peso complessivo intorno ai 450 grammi), intere e possibilmente biologiche perché se ne usa anche la buccia
  • 200 gr di mandorle con la pelle, tritate molto finemente
  • 6 uova
  • 1 cucchiaino colmo di lievito vanigliato
  • 250 gr di zucchero
  • 50 gr di cacao amaro
  • altro zucchero per candire l'arancia da decorazione


Lavare benissimo le tre arance e metterle intere in un tegame, ricoprirle di acqua fredda e farle bollire per circa due ore, aggiungendo altra acqua se necessario, fino a quando saranno morbide.
Scolarle e lasciarle raffreddare, poi tagliarle in due ed eliminare eventuali semi grossi. Spezzettarne cinque metà e metterle in un frullatore, tenendo da parte la sesta metà (mi sarò spiegata? Penso di sì, ma nel caso, fatemi sapere :-D ).
Frullarle bene, poi aggiungere nel frullatore o nel mixer (io ho usato il bimby) le mandorle già tritate, le uova, il lievito, lo zucchero e il cacao.
Frullare il tutto, poi rovesciare il composto in uno stampo tondo da 24 cm imburrato.
Infornare in forno già caldo a 170-180° e cuocere per circa 40-45 minuti (regolarsi col proprio forno, come sempre!).
Lasciar raffreddare su una griglia da pasticceria.
Nel frattempo, riprendere la mezza arancia superstite, tagliarla a fettine sottili e mettere queste in un pentolino antiaderente con due o tre cucchiai di zucchero e un paio di cucchiai di acqua.
Portare a ebollizione a fuoco moderato e lasciar caramellare.
Scolare i pezzetti di arancia e metterli a raffreddarsi su un griglia da pasticceria, poi usarli per decorare il dolce a piacere.
Servire il dolce a dosi omeopatiche (eventualmente, fare il bis e pure il ter), dopo averlo fatto riposare almeno un giorno. Due giorni dopo raggiunge la vetta del gusto, soprattutto se servito dopo un passaggio in frigorifero di alcune ore. L'aggiunta di panna montata, anche se lo banalizza un po', triplica però il piacere di questo dolce.

Il commento della copiona: questo è da rifare, senz'altro e subito. Sarebbe da provare anche in monoporzioni, cotte in piccoli stampi individuali, oppure ritagliando dei dischi con un coppapasta dalla torta intera.

domenica 9 dicembre 2012

Amore delle tre (mel)arance (vabbè, è un dolce, ma oggi mi è presa la fissa per Prokofiev)

Oggi ho fatto un dolce che risale alla notte dei tempi e la cui provenienza è sempre una delle mailing list americane alle quali ero iscritta.
Mentre lo glassavo, mi è venuto in mente "L'amore delle tre melarance" e chi volesse approfondire può andare a leggere la pagina di Wikipedia che ne parla.
Io l'ho fatto nel Bimby, ma un qualsiasi frullatore o robot può andare bene.

Dolce delle tre melarance
Servono:

per il dolce:
  • 1 arancia intera, preferibilmente biologica
  • 180 gr di burro fuso
  • 3 uova 
  • 200 gr di zucchero
  • 300 gr di farina autolievitante (oppure stesso peso di farina + 1 bustina di lievito vanigliato)

per la glassa:
  • 2 arance, anche queste meglio se biologiche
  • 2 cucchiai di burro fuso
  • una tazza da tè di zucchero a velo

Accendere il forno a 170° e ungere uno stampo col buco.
Lavare bene l'arancia, tagliarla a pezzi con la buccia e tutto e frullarla benissimo fino ad ottenere una poltiglia.
Aggiungere il burro e le uova e lavorare per qualche istante, poi unire zucchero e farina e amalgamare bene.
Rovesciare il composto nello stampo preparato e infornare per circa 35 minuti.

Far raffreddare il dolce, sformarlo e finirlo con una glassa preparata in questo modo.
Lavare bene le arance.
Grattugiarne una e spremerla.
Mescolare in una ciotola lo zucchero col burro fuso e con la scorza grattugiata, poi diluire con tanto succo di arancia quanto ne serve per ottenere un una glassa colante. 
Cospargerla sul dolce poi grattugiarvi sopra la scorza dell'altra arancia. Far riposare almeno un'oretta prima di servire.

Il commento della copiona: buona, veloce e goduriosa. Ottima anche senza glassa.

La madre di tutte le vellutate (quarto capitolo della serie Cinquanta sfumature di verde, che possono però cambiare nuance)

Tanti anni fa, facevo parte di una mailing list americana, che ogni giorno mi inondava la casella di ricette.
Erano gli anni in cui le faccine si facevano con i segni di interpunzione, le foto erano rare, bisogna descrivere minuziosamente ogni passaggio perché non era possibile caricare un video tutorial.
Nessuna nostalgia per quei tempi, ma per alcune persone incontrate e poi perse di vista sì e molta.
C'era, tra gli altri iscritti, una ragazza svedese che postava ricette divertentissime, che ho conservato e ogni tanto tiro fuori.
Questa è una di quelle. E' una base di partenza per arrivare a moltissime variazioni, si fa presto a farla (e questa caratteristica è per me fondamentale, quando scelgo una ricetta da provare), servono pochi ingredienti, solitamente sempre disponibili in casa e vanno bene sia verdure fresche sia surgelate.
Oggi l'ho fatta con gli spinaci, ma in passato l'ho preparata con le carote, con i funghi, i broccoli e, una volta, anche con una busta di minestrone surgelato.

fotodisastro di una buonissima vellutata
Servono:

  • 1 kg circa di verdura (a piacere: fresca o surgelata, di un solo tipo o un misto di gusti compatibili tra di loro)
  • 2 grosse patate, pelate e tagliate a pezzetti
  • 1 cipolla, pelata e affettata
  • 1 spicchio d'aglio tritato
  • 1 litro abbondante d'acqua
  • 1/2 litro di latte (indicativo, potrebbe servirne un po' di più)
  • sale e pepe
  • erbe aromatiche a piacere


Mettere in una pentola grande la verdura scelta, le patate, la cipolla e l'aglio. Aggiungere un litro abbondante di acqua, salare e pepare.
Mettere al fuoco, incoperchiando e bollire fino a quando le verdure saranno tenere.
Omogeneizzare il tutto con un frullatore a immersione, poi aggiungere il latte fino ad ottenere la densità voluta, mescolare bene ed eventualmente rimettere al fuoco per riscaldare. Guarnire con erbe aromatiche tritate.
Servire, accompagnando a piacere con formaggio grattugiato e/o pane tostato.

Il commento della copiona: oltre ad essere leggerissima (alla fine, l'unico grasso è quello apportato dal latte), è molto versatile e molto comoda, perché si può fare anche in due momenti diversi (atto uno fino alla frullatura, atto due riscaldamento dopo l'aggiunta del latte).
Inoltre, sostituendo il latte vaccino con un latte vegetale, questa vellutata vegetariana diventa pure vegana.
Infine, è buona a qualsiasi temperatura: riscalda in inverno e rinfresca e remineralizza se servita fresca o addirittura fredda in estate.

sabato 24 novembre 2012

Salsa di noci per nobilitare pasta ripiena compra

In terra di Romagna, dove sono venuta a vivere, quasi tutti schifano la pasta ripiena compra, cioè quella che si compra in un negozio, senza farla in casa.
Passi ancora quella degli appositi negozi di pasta fresca, ma quella impacchettata e disponibile sugli scaffali dei supermercati proprio no: è un delitto, proprio.
Io però non sono romagnola, la pasta la riempio una volta all'anno - e solo come manovalanza, sotto la guida esperta della mia amica Paina - e trovo che certi pastifici artigianali facciano dei prodotti più che accettabili.
Infine, la pasta compra, è un pasto completo, veloce e non necessita di condimenti molto elaborati.
La salsa di noci, che avevo fatto tanti anni fa nella versione della Anna Gosetti della Salda, mi era sempre venuta una schifezza: densa, ingestibile, la pasta la assorbiva completamente e rimaneva poi asciutta e secca.
Ho voluto riprovare e alla fine sono riuscita a farla cremosa come volevo io ed è piaciuta a tutti.

Salsa di noci
Servono:
  • 100 gr di gherigli di noci
  • 30 gr di pecorino romano grattugiato
  • 50 gr di parmigiano grattugiato
  • 90 gr di olio extravergine di oliva
  • 50 gr di mollica di pane ammorbidita in una tazza di latte
  • altri 200 gr di latte circa
  • sale e pepe
  • qualche gheriglio di noce intero per decorare

Mettere tutto in un frullatore e lavorare fino ad ottenere una crema morbida e fluida. Questa operazione va fatta contemporaneamente alla cottura della pasta (io ho usato ravioli ripieni di ricotta e spinaci), perché se riposa tende ad addensarsi.
Per evitare di servire il piatto troppo freddo, io faccio così: scaldo il piatto di portata con un mestolo o due di acqua bollente prelevato dalla pentola della pasta, poi la butto via e, senza asciugarlo, metto circa metà della salsa di noci sul fondo.
Scolo i ravioli con un mestolo forato, li metto nel piatto e infine verso sopra il resto della salsa, decorando con i gherigli di noce.

Commento della copiona: ottima!


Vellutata di spinaci (volume tre della serie Cinquanta sfumature di verde, con interessante uso alternativo)

L'estate scors ho letto tutte e 150 le variopinte sfumature che sono tuttora in vetta alle classifiche di vendita dei libri. Non posso purtroppo qui riferire la miglior critica che ho sentito su queste tre opere, ma ogni volta che ci penso mi sganascio :-D
Ciò detto,  ho ricominciato pian pianino a cucinare; con poca voglia, a dire il vero, perché sono ondivaga, come si sa, e adesso sono presa da altri sacri furori.
Però mangiare bisogna e quindi, visto che si deve, almeno cucino roba verdurosa che è quella che preferisco.
Questa ricetta, modificata rispetto all'originale, viene da una vecchia raccolta del bimby e metto sia le istruzioni per farla con l'infernale oggetto, sia quelle per farla a mano.

Vellutata di spinaci
Servono:

  • 500 gr di spinaci freschi, cotti a vapore e ben strizzati
  • 60 gr di burro
  • 30 gr di parmigiano grattugiato
  • 250 gr di latte
  • 350 gr di acqua calda
  • sale
  • pepe
  • 1 cucchiaino da tè di maizena


Inserire nel boccale il burro: 2 min 90° vel. 1. Aggiungere gli spinaci, il parmigiano, il latte, salare e pepare: 30 sec. vel. 4 fino a quando gli spinaci saranno ben tritati, puoi cuocere 6 min 100° vel. 2.
Unire l'acqua e la maizena: 5 min. 100° vel. 4, al termine 1 minuto a turbo per vellutare bene il tutto.
Servire.

Per farla senza il bimby: cuocere gli spinaci a vapore, strizzarli bene e tritarli finemente. Metterli nella pentola, dove sarà stato sciolto il burro, aggiungere il latte, il parmigiano, salare e pepare. Alla fine della cottura, frullare tutto e servire.

Variante: eliminando l'acqua e la maizena e procedendo come sopra, si ottiene un'ottima salsina densa da usare su crostini di pane o come condimento per una pasta corta o per degli gnocchi.

Il commento della copiona: buonissima, anche come salsa per crostini!

Vellutata di piselli (secondo capitolo delle "Cinquanta sfumature di verde")

Ancora una vellutata venuta fuori da una raccolta di ricette per il bimby che mi hanno regalato e leggermente modificata.
Quando ho pubblicato la foto su facebook, qualcuno fece presente che il burro non ci azzeccava niente.
Invece, secondo me, ci sta benissimo. I piselli sono teneri e dolci e il burro non fa altro che accentuare queste caratteristiche.
Si può fare anche nel tegame, come sempre, e poi frullarla.

Vellutata di piselli
Servono:

  • 500 gr di piselli sgusciati, freschi o surgelati
  • 30 gr di pancetta dolce
  • 50 gr di burro + un poco per decorare
  • 60 gr di farina
  • 1/2 cipolla
  • 1,200 lt di acqua
  • un dado (facoltativo)
  • prezzemolo
  • 60 gr di parmigiano grattugiato
  • sale
  • pepe bianco


Mettere nel boccale metà del burro, la pancetta e la cipolla: 3 min 100° vel. 4.
Unire i piselli: 3 min 100° vel. 4 poi 30 sec vel. 6.
Aggiungere l'acqua, il dado (se si usa) e la farina: 25 min. 100° vel. 4.
Aggiungere una manciata di prezzemolo il parmigiano e il resto del burro: 30 sec. vel. 3.
Aggiustare di sale e pepe e versare nelle ciotole individuali.
Decorare con un ricciolo di burro (che nella mia foto si è prontamente squagliato...) e servire.

Il commento della copiona: è una ricetta primaverile, ottima con i pisellini freschi, ma è molto buona anche quelli surgelati.

Pane al farro (poi alice è morta per davvero)

La mia macchina del pane stavolta è morta per davvero. Ha impastato quest'ultima pagnotta e poi si è spenta, per sempre, senza un lamento.
Per fortuna, mia sorella mi ha dato la sua che non usava più e così fra un po' ricomincio a panificare.
Questo pane è molto buono e fragrante e si mantiene bene per diversi giorni. Molto buono anche tostato.

Mettere nella macchina del pane, in quest'ordine:


  • 300 gr di acqua
  • 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva
  • 8 grammi di sale
  • 400 gr di farina di farro
  • 2 cucchiai rasi di maizena
  • 4 gr di zucchero
  • 1/2 bustina di lievito di birra liofilizzato


Scegliere il programma per pane integrale e premere start. Oppure, scegliere la modalità impasto, poi trasferire l'impasto in una forma da plumcacke e cuocere in forno, infornando a freddo e impostando la temperatura a 200° per il tempo necessario (35-40 minuti di solito sono sufficienti).

Il commento della copiona: le dosi di acqua e farina, per ogni ricetta di pane che pubblico, sono quelle di partenza e vanno aggiustate a seconda della capacità di assorbimento della farina. Lo stesso per quel che riguarda la temperatura del forno e i tempi di cottura: ognuno conosce il proprio e sa come si comporta, quindi si regoli di conseguenza.

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