domenica 27 febbraio 2011

Saraghina al forno (post cinematografico di femminilità ittica)

I cinefili, se sentono parlare di Saraghina, l'associano subito al personaggio felliniano di 8 1/2 : la prostituta che balla la rumba sulla spiaggia, di fronte ai ragazzini eccitati. Solo l'arrivo di due preti interrompe lo spettacolo.
Le donne del Grande Riminese sono paradigmatiche: sono femmine, dentro e fuori, sono sensuali, volitive, ribelli.
Mantengono la loro personalità anche quando, come Gradisca, si offrono al Principe: come non notare la grazia, la delicatezza di Magali Noel col suo cappellino rosso sotto le lenzuola dello sfarzoso Grand Hotel di Rimini? Che drammatica differenza con le tristi ragazzotte che riempiono le cronache di questi giorni... Fellini, che pure ha rappresentato prostitute di strada, donne disinibite e disincantate, ne sarebbe rimasto agghiacciato.
La Saraghina, insieme alla tabaccaia e alla Volpina di Amarcord, è uno dei personaggi più intensamente felliniani: donne sopra le righe, indimenticabili nel loro essere troppo di tutto, grottesche ed esagerate, con una volgarità che attira e strega senza creare disgusto.
Chi invece frequenta le pescherie della Romagna, sa che la saraghina è un umile pesciolino argentato, dal dorso verdeazzurro e con le guancette rosse. Il nome si usa sempre al singolare.
Costa pochissimo (4 euro al kg!) e, a differenza di altro pesce azzurro che a volte viene scartato perchè si pensa che richieda lunghi e noiosi trattamenti di pulizia, la saraghina si mangia così com'è.
Io l'ho comprata ieri in una pescheria sul porto di Marina di Ravenna, da una ragazza che più felliniana non si poteva: alta, grande, una specie di gigantessa dagli occhi buoni, gentile e prodiga di consigli.
Era la prima volta che mi avvicinavo a questo pesciolino: la gigantessa mi ha convinta dicendo che non bisognava neanche pulirla, la saraghina... basta sciacquarla sotto l'acqua e spruzzarla di aceto bianco. E poi si fa alla griglia o gratinata col pangrattato.
E così ho fatto...

Servono:

  • saraghina, secondo la fame e i commensali: l'importante è che sia freschissima!
  • aceto bianco
  • pane toscano raffermo di almeno due o tre giorni
  • prezzemolo
  • aglio
  • sale e pepe

Accendere il forno a 200°.
Sciacquare la saraghina in acqua corrente, metterla in un colapasta e spruzzarla con aceto bianco.
Frullare il pane con prezzemolo, aglio, sale e pepe (dosi occhiometriche....) e distribuirne un poco sul fondo di una pirofila o di teglia.
Adagiarvi sopra la saraghina, cospargerla di altro pangrattato.
Niente olio.
Infornare subito e dopo 6-7 minuti i pesciolini saranno pronti. Controllare l'occhio: appena è bianco, sono pronti anche se l'aspetto della pelle è rimasto praticamente invariato.
Servire subito, con spicchi di limone a parte se qualcuno se ne volesse servire.

Il commento della copiona: adoro!

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