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domenica 3 ottobre 2010

Dolce di ananas della Silvia

La Silvia è la mia parrucchiera e non perdiamo occasione di chiacchierare di ricette e di progetti culinari.
Da sempre mi parlava di questo dolce, descritto come freschissimo e delicato, ma non avevo mai avuto il tempo di farlo.
Ho finalmente rimediato e il risultato è stato assolutamente delizioso!

Servono:
  • savoiardi grandi, tipo quelli sardi (piatti e larghi) oppure anche quelli normali
  • 1 uovo intero
  • 1 tuorlo
  • 2 cucchiai di zucchero
  • 1 cucchiaio di farina
  • 1 barattolo di ananas sciroppato
  • 250 gr di panna liquida

Scolare l'ananas dallo sciroppo e versare quest'ultimo in un pentolino.
Aggiungere l'uovo e il rosso, la farina e lo zucchero e mettere al fuoco, mescolando sempre con una frustina: far cuocere come si fa normalmente con una crema pasticcera, poi lasciar raffreddare.
Nel frattempo tagliare a pezzettini le fette di ananas (a meno che non si usi già quello a pezzettini...), raccogliendo il succo che fuoriesce durante l'operazione in un piatto. Strizzare bene i pezzetti, in modo da ricavarne ancora un po' succo: con questo, bagnare leggermente i savoiardi e disporli sul fondo di una pirofila.
Montare la panna e incorporarla con delicatezza alla crema ormai raffeddata. Unire anche i pezzetti di ananas, mescolando ma facendo attenzione a non smontare tutto.
Versare questo composto sui savoiardi, distribuendolo bene.
Coprire la pirofila con pellicola o alluminio e far riposare in frigo qualche ora prima di servire.

Il commento della copiona: non è un dolce raffinato, ma è veramente delicatissimo! Ho provato a farlo anche con altra frutta sciroppata (pesche e misto di frutta esotica) e il risultato è sempre eccellente!

domenica 19 settembre 2010

Salsicce e uva al forno

La mia passione per l'utilizzo della frutta in preparazioni salate è ormai nota e non vedevo l'ora che arrivasse il periodo dell'uva per provare questa ricetta, trovata in un vecchia rivista francese (ce ne ho parecchie e devo pure far fruttare l'investimento, se mi permettete il bieco gioco di parole tra frutta e fruttare ;-D ).
Le salsicce con l'uva sono un classico della tarda estate e dell'autunno, almeno per me. Le ho sempre fatte, cuocendole in padella, magari col vino ad aiutare la cottura.
Queste invece sono cotte in forno e l'uso del burro, che mi aveva fatto alzare un sopracciglio alla prima lettura, serve invece a conferire delicatezza al piatto e a migliorarne il profumo.

Ho usato:
  • 8 salsicce di maiale fresche, del tipo sottile e meglio se senza spezie
  • un bel grappolo d'uva (io ho usato uva bianca senza semi)
  • 1 cucchiaio d'olio extravergine di oliva
  • poco burro
  • pepe

Accendere il forno a 180°
In una padella, riscaldare l'olio con un cucchiaio di burro e farvi dorare dentro le salsicce per qualche minuto, girandole con un cucchiaio di legno o con delle pinze per non forarle.
Appena pronte, trasferirle, insieme al sughetto che hanno rilasciato, in una pirofila da forno.
Infiocchettarle con ancora un paio di cucchiai di burro, peparle generosamente e infornare per 15 minuti.
Nel frattempo lavare l'uva, dirasparla (si dice così? beh insomma, staccare i chicchi uno ad uno ;-D ), asciugarla con la carta da cucina e distribuirla sopra le salsicce.
Infornare ancora per 10-15 minuti (l'uva deve ammorbidirsi ma senza ammosciarsi troppo, quindi regolarsi a occhio) e servire subito la preparazione molto calda, nella stessa pirofila.

Il commento della copiona: buonissime!

Crema ghiacciata di fagioli coco all'olio di vaniglia

L'olio di vaniglia è utilizzato per profumare questa ricetta, che ho trovato su una rivista francese, ma che ho poi completamente modificato negli ingredienti e nella preparazione. Alla fine, è rimasta solo l'idea dell'olio alla vaniglia usato per profumare la crema.

Ho usato:

  • circa 400 gr di fagioli coco lessati (si possono usare anche dei cannellini)
  • un paio di mestoli di acqua di cottura dei fagioli
  • 1 carotina
  • 1 costa di sedano
  • 1 piccola cipolla
  • 1 rametto di rosmarino
  • sale e pepe
  • olio extravergine di oliva
  • olio alla vaniglia

E' essenziale che i fagioli vengano lessati in pentola, partendo dal prodotto secco o fresco, perchè serve l'acqua di cottura e decisamente quella dei fagioli in scatola non è raccomandabile.
Ho tritato gli odori insieme agli aghi di rosmarino e li ho fatti soffriggere in qualche cucchiata di olio extravergine di oliva.
Ho unito i fagioli con l'acqua di cottura e ho lasciato insaporire a fuoco moderato e a pentola coperta per una quindicina di minuti. Aggiustare di sale e pepe.
Ho fatto raffreddare e poi frullato tutto col minipimer e ho tenuto in frigo fino al momento di andare in tavola.
Ho suddiviso in piccoli contenitori, versando su ognuno di essi qualche goccia di olio alla vaniglia, dopo aver agitato bene il barattolo, in modo che i semini si distribuiscano uniformemente e e ho decorato con i pezzettini di baccello usato per l'infusione.

Il commento della copiona: è sorprendente il profumo dell'olio alla vaniglia e il matrimonio con questa semplice crema di fagioli è azzecatissimo. Molto buono come antipasto leggero.
Trucchetto: i pezzetti di baccello usato per la decorazione possono essere lavati, asciugati benissimo e poi rimessi nell'olio perchè liberino ancora tutto il loro profumo.

Olio alla vaniglia e suoi usi

Ho trovato questa semplicissima tecnica per preparare l'olio alla vaniglia in una rivista francese e il risultato mi è piaciuto così tanto che, dopo averlo utilizzato nella ricetta originale per la quale era previsto, ho giocato un po' e l'ho provato per altri usi.
L'odore di vaniglia è sottile e avvolgente (per anni io l'ho usato anche per profumare me stessa, lasciando dietro di me un'appetitosa scia di aroma di pasticceria...) ed è sorprendente anche in piatti in cui mai verrebbe in mente di mettere un profumo solitamente associato a creme e dolci.
L'olio alla vaniglia così preparato può avere anche altri usi, molto più sensuali, che lascio all'interpretazione e all'immaginazione di chi legge... non si vive di sola cucina, vero? ;-)

Servono:

  • 300 gr di olio alimentare di sapore neutro (io ho usato l'olio di colza, ma vanno bene anche l'olio di semi di vinacciolo o di riso)
  • 1 baccello di vaniglia
  • 1 barattolo di vetro con tappo ermetico

Aprire il baccello in due nel senso della lunghezza, poi tagliarlo a pezzetti con le forbici.
Metterlo dentro il barattolo e ricoprirlo con l'olio.
Chiudere bene, poi mettere il barattolo dentro un tegame, ricoprirlo d'acqua fino all'altezza del tappo e metterlo al fuoco facendo bollire per 10 minuti dal momento dell'ebollizione.
Far raffreddare il barattolo nell'acqua, poi toglierlo e conservare in frigorifero.
Tirarlo fuori dal frigorifero almeno un'ora prima di usarlo come condimento e agitare bene il barattolo in modo che i semini si distribuiscano uniformemente nell'olio.

Il commento della copiona: lo rivedrete spesso, quest'olio... ;-)

martedì 7 settembre 2010

Coco et moules (insalata di fagioli coco e cozze)

Lo dico subito: doveva essere un'altra cosa, questa insalata. Al posto delle cozze, avevo immaginato dei frutti di mare misti. I pomodorini non ci dovevano essere. Come condimento avevo pensato una citronnette al basilico. Invece, una serie di congiunzioni astrali negative (Saturno contro nei Pesci, forse?), mi ha obbligato a ripiegare su un déjà vu.

I fagioli coco vengono dalla Francia. Sono piccoli come perle e straordinariamente morbidi e saporiti.
Li ho fotografati tenendo come paragone un cucchiaino da caffè, per capire la dimensione da crudi. Da cotti, aumentano di poco.
Come sempre, i legumi secchi li cuocio nella slowcooker, senza ammollo, per un tempo variabile a seconda del tipo. Questi si sono cotti in circa 6 ore.

Ho usato:
  • fagioli coco già lessati
  • cozze
  • vino rosé
  • mezza cipolla di tropea
  • 4 spicchi d'aglio
  • prezzemolo
  • pomodori ciliegini
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

Per la cottura delle cozze ho usato una meravigliosa pentola nera - anche questa souvenir de la France - che viene normalmente utilizzata nei ristoranti per servire le moules accompagnate dalle frites. Non l'ho fotografata, così avrò la scusa per rifare queste cozze che sono venute davvero buonissime.
Dopo averle lavate, strofinate con la paglietta di ferro e private delle barbe le ho messe nella pentola insieme alla cipolla tagliata a pezzi, all'aglio sbucciato e al prezzemolo tritato. Ho bagnato con un bicchiere di vino rosé (ma anche bianco va bene) e un giro d'olio, un pizzico di sale e una bella macinata di pepe.
Ho incoperchiato e lasciato cuocere fino a quando le valve si sono aperte, una decina di minuti da quando il vino comincia a evaporare.
Nel frattempo lavato, tagliato e condito con sale e poco olio una decina di pomodori ciliegini.
Ho messo in una zuppierina i fagioli scolati, ho aggiunto i pomodori conditi e una parte delle cozze sgusciate.
Ho preso poi un paio di cucchiai di liquido di cottura delle cozze e l'ho emulsionato con un poco d'olio e un pizzico di sale, usandolo poi per condire l'insalata.
Ho aggiunto qualche cozza con mezzo guscio, dato un bel giro di pepe di mulinello e servito subito.

Il commento della copiona: semplice, veloce e buonissima... le insalate di legumi e frutti di mare potrebbero costituire la base della mia alimentazione quotidiana :-)

domenica 5 settembre 2010

Confettura in pezzi di pere al rosmarino e vaniglia

Avevo in casa lo zucchero per marmellate, quello che contiene già il gelificante, comprato di sicuro durante uno dei miei viaggi e volevo usarlo prima che scadesse, ed è venuta fuori questa.

Ho usato:
  • 1 kg di pere Williams, peso al netto degli scarti
  • 1 kg di zucchero per confetture con gelificante
  • 1 ramo di rosmarino
  • 1 baccello di vaniglia

Ho usato un tegame largo e basso (per pura pigrizia... la pentola alta, richiesta dal procedimento indicato sulla confezione dello zucchero era in lavastoviglie e non mi andava di cercarne un'altra...).
Ho lavato le pere e, senza sbucciarle, le ho detorsolate e tagliate a pezzetti neanche troppo minuscoli, mettendole nel tegame. Ho aggiunto lo zucchero, il rosmarino ridotto a ciuffetti e il baccello di vaniglia aperto in due per il lungo e tagliato poi in 3 o 4 pezzi.
Ho mescolato e lasciato riposare per 4 ore circa.
Durante questo tempo, la frutta comincia a rilasciare il succo e scioglie lo zucchero e alla fine il risultato è più o meno quello della foto.
Ho poi messo sul fornello, ho portato a ebollizione piena, sempre mescolando, e ho contato poi 4 minuti di bollitura a fiamma alta, sempre mescolando.
Ho invasato immediatamente, in barattoli pulitissimi, che ho prima preparato riempiendoli di acqua e facendoli bollire in microonde, in modo che fossero sia sterilizzati sia caldi al momento dell'utilizzo.

Il commento della copiona: una confettura deliziosa! La cottura breve e il riposo hanno fatto sì che i pezzetti di frutta nuotino in una gelatina molto colante e profumatissima. Ottima usata in modo tradizionale, con pane e burro, ma l'abbiamo provata anche coi i formaggi erborinati (da sballo!) e persino come sciroppo sul gelato alla vaniglia. Una goduria!

sabato 4 settembre 2010

Risotto al doppio concentrato di pomodoro e basilico, ovvero il risotto del sospetto....

Quando ho annunciato a Tommaso che per pranzo ci sarebbe stato risotto al pomodoro, mi ha guardato con quello sguardo miope che - cuore di mamma - mi fa sdilinquire, ha alzato un po' il sopracciglio, arricciato il naso e chiesto "Pomodoro e?": che è la domanda che in famiglia fanno quando vogliono capire se dietro un ingrediente banale e a tutti gradito si nasconda qualcuna delle mie nefandezze.
Niente di strano, stavolta. Un risotto semplicissimo, fatto senza seguire nessuna ricetta ma e, per qualche strana ragione, mi ricorda l'infanzia.

Ho usato:
  • 500 gr di riso carnaroli per risotti
  • 1 piccola cipolla
  • mezza costa di sedano
  • 1 carotina
  • un ciuffetto di prezzemolo
  • doppio concentrato di pomodoro
  • brodo di pollo (ma va bene anche vegetale o solo acqua)
  • abbondante basilico
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

Ho tritato alla mulinetta la cipolla, il sedano, la carota e il prezzemolo e li ho fatti appassire nell'olio, dentro una pentola di dimensioni adeguate.
Ho poi aggiunto due abbondanti cucchiaiate di doppio concentrato di pomodoro e un paio di cucchiai di brodo bollente. Appena il pomodoro si è sciolto, ho versato il riso e fatto tostare per un paio di minuti.
Ho portato a cottura aggiungendo, man mano, mestoli di brodo bollente.
Appena pronto (a me piace un po' al dente), ho aggiustato di sale e pepe e ho incorporato il basilico stracciato con le mani.
Subito in tavola, senza aggiunta di nient'altro!

Il commento della copiona: mi piace moltissimo usare il doppio concentrato, perchè è dolce e non ha nulla dell'acidità di certi pomodori o pelati. Il riso, poi, era un fantastico carnaroli che mi avevano regalato, davvero spettacolare!

lunedì 30 agosto 2010

Fusilli con la rucola e il parmigiano

Ho un rapporto conflittuale con la rucola. Quando ero piccola, ricordo la mia mamma che ne andava pazza... e all'epoca la rucola era piccantissima e si andava a raccogliere nei campi. Io non riuscivo a capire come si potesse mangiare quell'erba dal profumo e dal sapore così pungente.
Quando è esplosa la rucolamania, negli anni '80, sono passata dal disgusto all'indifferenza.
Ho cominciato ad assaggiarla, a dosi omeopatiche e solo e sempre nelle insalate, da poco tempo.
La mia collega Bea, però, mangia quasi ogni giorno la pasta con la rucola e il parmigiano e a forza di sentirne parlare mi è venuta voglia di provarla.
Mi serviva anche una scusa per provare questo nuovo aggeggino comprato in Provenza, una specie di fobice multilama per tagliare erbe aromatiche.
Ho usato la ricetta dell'Antichef Letizia Nucciotti, che si differenzia da quella della Bea per la sola presenza dell'aglio.

Ho usato:
  • 500 gr di fusilli
  • un mazzetto abbondante di rucola
  • parmigiano
  • olio extravergine di oliva
  • due grossi spicchi d'aglio
  • pepe

Il condimento si prepara intanto che la pasta si cuoce.
La rucola, lavata e asciugata, si tagliuzza sottile con le forbici (anche quelle normali) o un coltello affilato. Volendo, tenerne da parte qualche foglia intera per la guarnizione.
Si mette in una zuppiera aggiungendo abbondante parmigiano grattugiato e un po' di pepe e si mescola.
In un padellino, si mette olio extravergine di oliva e vi si aggiungono i due spicchi d'aglio, tritati finissimi.
Un minuto prima del termine di cottura della pasta, si scalda l'olio con l'aglio, spegnendo la fiamma dopo il primo bollo (non deve friggere, solo scaldarsi bene).
Si scola la pasta, si versa nella zuppiera mescolando subito bene. Poi si aggiunge l'olio e si mescola ancora.
Servire subito, con altro parmigiano.
Il sale non è necessario: quello nell'acqua di cottura della pasta, unito alla naturale sapidità del parmigiano, ne rendono inutile l'aggiunta.

Il commento della copiona: sapete cosa? Sarà banale, questo piatto, ma proprio perchè consumo la rucola così raramente mi è piaciuto tantissimo! E Tommaso, il cui piatto preferito è il prosciutto al cartoccio (cioè crudo o cotto, mangiato direttamente dall'incarto della salumeria, per non fare la fatica di cucinare ;-D ) ha voluto pure sapere come si fa!

domenica 29 agosto 2010

Aigo Boulido ovvero l'acquacotta provenzale

Uno dei piaceri della mia vita è andare in cerca di oggetti per la cucina - e più sono inutili, più mi piacciono - e di ricettari locali.
Dalla vacanza in Provenza, ho riportato una scatola di cose, che un po' alla volta utilizzerò, tra le quali brilla per la sua inutilità uno stampo per fare le uova sode quadrate... credo che si piazzi di diritto al numero uno nella classifica delle mie caccavelle.
Mi sono anche approvvigionata di libri: oltre a quelli di Mme Maureau sulla cucina provenzale, mi sono regalata tra gli altri un bellissimo ricettario di cucina algerina e diverse riviste.
In un ufficio del turismo, ho trovato anche un libricino, molto ben fatto, sui prodotti del territorio della Vaucluse: è ricco e ben documentato e contiene anche una piccola raccolta di ricette.
Mentre lo sfogliavo, oggi pomeriggio, ho trovato come fare l'Aigo Boulido.
Leggo che è usanza, all'indomani di un pasto un po' pesante (e io sono reduce da due settimane di quasi bagordi...), mettersi "al verde" (che sarebbe il nostro "mangiare in bianco").
In Provenza, ci si accontenta di bere un "Aigo Boulido" (acqua bollita).
C'è anche un proverbio che afferma in modo categorico "L'aigo-boulido sauvo la vido" (non c'è bisogno di traduzione...)

Servono:
  • un litro d'acqua
  • 5 spicchi d'aglio pelati e schiacciati
  • 1 foglia di alloro
  • 1 rametto di salvia
  • 2 rossi d'uovo
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe
  • pane tostato, facoltativo

L'aglio (io ho usato quello provenzale violetto, dolcissimo) va pelato, tagliato a metà e schiacciato con il palmo della mano (o con il piatto della lama di un grosso coltello).
Si mette poi dentro a un pentolino, aggiungendo l'acqua, il sale e un filo d'olio.
Appena va a bollore, si aggiungono salvia e alloro e si lascia cuocere per un quarto d'ora.
Si mettono i tuorli d'uovo in una zuppierina e vi si versa sopra, mescolando bene con un frusta, l'acqua bollita, passandola da un colino in modo da eliminare l'aglio e gli odori.
Si aggiusta di sale e pepe e si serve subito, con i crostini di pane, se si vuole.

Il commento della copiona: una specie di cura omeopatica contro tutto l'aglio ingurgitato in questi giorni. E' un brodo profumatissimo e molto delicato e va benissimo per disintossicarsi dopo gli eccessi delle ferie :-)

La cuoca che copia è andata in vacanza

Dopo anni in cui riuscivamo a malapena a ritagliarci pochi giorni insieme, il 2010 ci ha portato ben due settimane consecutive di ferie concorrenti e ne abbiamo approfittato per fare un piccolo viaggio in Provenza, insistendo soprattutto nell'area del Luberon.
E' una zona della Francia che non conoscevamo affatto e da un punto di vista paesaggistico l'impatto è stato un po' deludente: molto simile al Centroitalia, dal quale io provengo e, ai miei occhi, poco "esotico".
Però, sono bastate poche ore per scoprire le meraviglie di questi luoghi: il cielo, per esempio, è veramente blu. Il sole è veramente giallo. L'erba veramente verde. Le cicale cantano sul serio.
Mi sono persa (o forse risparmiata, chi può dirlo...) la lavanda in fiore, perchè la stagione era già troppo avanti... ma questo, per fortuna, ha significato anche una considerevole diminuzione dei turisti: abbiamo avuto la grazia di passeggiare per strade deserte, sentire il chiocciolìo dell'acqua delle fontane, accarezzare gatti pigri e indifferenti.
Naturalmente, siamo stati anche in mezzo alla folla più affollata (a Aix-en-Provence, al mercato di Saint Rémy, a Saintes-Maries-de-la-Mer) ma per fortuna sono stati più i giorni di tranquillità che quelli di confusione.

Ci sono stati anche incontri speciali. Al mercato di Apt (me li sono girati tutti ;-D), che ha anche un marchio di qualitò, ho incontrato Mme Maureau, che ha scritto dei bellissimi libri di ricette provenzali allo scopo di conservare la memoria e la tradizione di questo patrimonio culturale che si sta un po' perdendo, dietro le spinte commerciali e l'immagine un po' stereotipata che certa letteratura e certo giornalismo di viaggio stanno rendendo. E' stata così gentile da farsi fotografare mentre sfoglia il suo libro sui Tians.








E questa è la sua dedica: à Anna, super-cuisinière 4 étoiles... sulla fiducia, naturalmente :-)














C'è stato anche tempo per andare a fare un giro sulla costa: tralasciata Marsiglia, perchè impossibile da visitare in poco tempo e i luoghi alla moda della Costa Azzurra, siamo finiti a Martigues, che viene chiamata la Petite Venise (un'altra! ma quante ce ne sono?) anche se ormai ha solo tre canali e tre ponticelli che congiungono l'Ile alla terraferma. Molto graziosa e piena di ristoranti che propongono moules et frites. Noi li abbiamo scansati e abbiamo pranzato in una sorta di pescheria che offriva anche meravigliosi piatti di frutti di mare crudi.


Se si vuol giocare al vero turista provenzale, serve tutto l'armamentario d'ordinanza: il paniere di paglia per andare a fare la spesa al mercato, il cappello per ripararsi dal sole, il café alongé e il pastis. Mancano il vestitino a fiori (è dall'altra parte della macchina fotografica) e i sandali piatti di cuoio (idem...). Se a fotografare è un uomo, ci vogliono i bermuda larghi, di colore neutro, e una camicia bianca, portata fuori dai pantaloni... se poi qualcuno mi fa anche il favore di accendersi un sigaro... :-)












Ho anche scoperto i piaceri del vino, grazie al rosé. Qua da noi è considerato un vino di seconda categoria, un rosso annacquato: in Provenza ce ne sono a decine, tutti più o meno fantastici (d'accordo, non è un giudizio molto tecnico, ma io ho cominciato a bere vino tre giorni fa, perdonatemi...). Fruttati, profumati, con un colore che invoglia a berli solo a guardarlo... d'ora in poi, chiamatemi astemia selettiva :-)







Io sono tendenzialmente vegetariana, nel senso che posso fare a meno della carne per settimane intere senza sentirne affatto il bisogno o la mancanza. Quella rossa, poi, compare sulla mia tavola non più di un paio di volte all'anno. Ma non ho resistito a questa tartare de taureau, condita benissimo con un sacco di erbe profumate (coriandolo e cumino, tra le altre...) e veramente indimenticabile...






L'ultimo giorno di vacanza, mentre stavamo smontando la tenda e buttando cose che non ci servivano più, la signora del campeggio ci ha proposto uno scambio: ci sarebbe piaciuta un po' di vera salsa aioli fatta con le sue manine in cambio del nostro ombrellone vecchio e un po' di tazze di plastica? Sempre che non vi offendiate, ha aggiunto... Offendersi? Mai mangiata una cosa così buona... e mi ha dato pure la ricetta :-)













Aioli non è solo il nome della salsa, ma anche del ricco piatto al quale si accompagna: mi hanno detto che si mangia solitamente al venerdì e può comprendere varie verdure e carni o pesce, bolliti e da intingere nella salsa.
Questo è quello che abbiamo mangiato a Lourmarin, un giorno di mercato: oltre alle verdure, c'erano l'uovo sodo, il baccalà lesso e le escargot, naturalmente :-)











Sui mercatini della Provenza è stato scritto e detto di tutto. A me hanno colpito molto quelli un po' più decentrati, dove ci sono più locali e meno turisti. Ci sono meravigliosi vassoi di tapenade, anchoiiade, olive, aglio confit, formaggi e pane: se ne compra un po' e poi ci si stende all'ombra a pranzare. Che serve di più, per essere felici?







A volte, il menu del picnic variava: fougasse con vari condimenti e un vassoietto di fantastici dolci tunisini, grondanti miele e mandorle: una meraviglia!










E questo, è stato il picnic più bello di tutti: seduta sul bordo di un canale a Isle-de-la-Sorgue, i piedi nell'acqua gelida che corre velocemente tra le pareti dove alberi di fico crescono imprevedibilmente sulla pietra. Non c'è spazio per apparecchiare e allora basta appoggiarsi la Routard sulle ginocchia e usarla come tagliere per affettare il salame d'asino... la baguette regolamentare c'è, ma non si vede...

mercoledì 11 agosto 2010

Pasta con sugo di verdure a crudo

Mi hanno regalato L'antichef di Letizia Nucciotti che racconta in modo molto gradevole 500 piatti familiari e tradizionali da realizzare nella cucina di casa. Su alcune ricette non sono molto d'accordo (c'è un uso piuttosto disinvolto della panna da cucina e questo a me non piace molto, anche se - come sempre - sono estremamente tollerante e per niente critica delle altrui abitudini culinarie e gastronomiche: ognuno faccia quel che vuole a casa sua, che a casa mia faccio come mi pare :-D ) - ma qua e là ci sono spunti interessanti e buone idee da copiare.
Come questo condimento a crudo per la pasta, che io ho un po' modificato - e con le modifiche lo riporto, rimandandovi alla lettura del libro, se volete la versione originale: una sorpresa di sapori, velocissimo da fare e gradevolissimo da mangiare.

Per condire 500 gr di sedanini rigati integrali ho usato:
  • 1 cipolla di Tropea
  • 1 costa di sedano bianco
  • 2 carote medie
  • una grossa manciata di basilico
  • 1 rametto di rosmarino
  • 2 grossi spicchi d'aglio
  • 1 grosso limone succoso
  • olio extravergine di oliva
  • parmigiano grattugiato
  • sale e pepe

Questo condimento necessita di riposo, quindi l'ho preparato al mattino per utilizzarlo alla sera.
Ho tritato alla mulinetta la cipolla, il sedano e le carote e ho messo il tutto in una zuppiera.
Ho unito il basilico spezzettato con le mani, il rosmarino intero e gli spicchi d'aglio pelati e schiacciati con il palmo della mano.
Ho condito con abbondante olio extravergine di oliva e, dopo aver mescolato, ho lasciato riposare in frigo.
Due ore prima di andare a tavola, ho tolto la zuppiera dal frigo e ho riportato a temperatura ambiente.
Ho lessato la pasta e, qualche minuto di scolarla, ho aggiunto alle verdure il succo del limone, sale e pepe e ancora un po' d'olio. Ho eliminato il rosmarino e gli spicchi d'aglio.
Appena scolata, ho rovesciato la pasta nella zuppiera, mescolato accuratamente e servito con parmigiano grattugiato a parte.
Volendo, si può aggiungere anche del peperoncino.

Il commento della copiona: ottimo condimento, velocissimo, perfetto in estate e in inverno. Il limone con la pasta è una meraviglia!

venerdì 6 agosto 2010

Peperoni con i semi di finocchio

Ecco un'altra ricetta serendipity, come ogni tanto mi capita di incontrare.
Questa mi è stata data per telefono in modo del tutto inatteso, mentre si parlava di tutt'altro.
Ci vorrebbero peperoni coltivati amorevolmente nell'orto di casa, ma io mi diletterò di attività contadine in una delle prossime 12 vite che mi toccheranno in sorte, per espiare le malefatte (culinarie) di quella attuale. Per adesso, i peperoni e il resto mi limito a comprarli.

Servono:
  • peperoni carnosi, di colori vari
  • aglio
  • olio extravergine di oliva
  • semi di finocchio
  • sale e pepe

I peperoni vanno tagliati a sottili striscioline ("come due fiammiferi affiancati"), dopo averli lavati e aver rimosso le membrane e i semini ("perché sennò si bruciano e sanno di amaro").
Nel frattempo, soffriggere uno o due spicchi d'aglio in camicia in un tegame, insieme ad abbondante olio. Aggiungere i peperoni e farli cuocere rimestando spesso. Qualche minuto prima di ritirarli dal fuoco, insaporire con una manciata di semi di finocchio, sale e pepe.
Sono buonissimi tiepidi e anche freddi.

Il commento della copiona: fatti e rifatti un sacco di volte, quest'estate. Il grado di cottura dipende dai gusti: a me di solito le verdure in genere piacciono cotte poco, in modo che restino croccanti e sono solita usare pochissimo condimento. Però, l'ultima volta che li ho fatti, abbondando in olio e facendoli cuocere fino a farli diventare morbidi, erano veramente fantastici.

lunedì 2 agosto 2010

Riso basmati al limone e basilico

Mi hanno regalato dei magnifici limoni di Salerno, così buoni e dolci che un paio me li sono mangiati a morsi, senza neppure sbucciarli.
Questa ricetta, un po' modificata, viene dalla Cucina del Corriere della Sera ed è davvero buonissima.

Servono:

  • 250 gr di riso basmati
  • 2 limoni, dolci e succosi
  • una noce di burro
  • 1 cipolla
  • sale e pepe nero di mulinello
  • 600 ml di brodo di pollo caldo (o anche vegetale oppure anche acqua)
  • basilico fresco

Affettare la cipolla sottilmente e metterla in una casseruola con il burro e qualche cucchiaio di acqua. Farla appassire dolcemente, senza farle prendere colore.
Nel frattempo togliere la scorza ad uno dei limoni, pelarne gli spicchi al vivo ed eliminare i semi e tagliarli a pezzetti. L'altro limone, affettato sottilmente, servirà per decorare il piatto.
Mettere il riso in un colino di rete e lavarlo bene, muovendo con le mani.
Appena la cipolla sarà appassita, versarvi il riso, farlo insaporire per un paio di minuti, poi bagnarlo col brodo caldo e cuocere per cinque minuti. Aggiungere i pezzetti di limone pelati al vivo e portare a cottura come un normale risotto, tenendolo però leggermente al dente e togliendolo dal fuoco quando il liquido si sarà assorbito. Aggiustare di sale.
Nel frattempo spezzettare abbondanti foglie di basilico in una terrina, rovesciarvi sopra il riso e mescolare bene. Pepare a gusto.
Far raffreddare e lasciare riposare in frigo per qualche ora prima di servire.

Il commento della copiona: delicatissimo e rinfrescante. Il limone con il riso è una combinazione deliziosa.

Cheesecake al dulce de leche

Non esiste dolce più libidinoso del cheesecake e non esiste divertissement culinario più soddisfacente del dulce di leche: messi insieme, la goduria è assicurata.
Il dulce de leche, a volte detto anche marmellata di latte, è una crema dorata di latte e zucchero, dal gusto caramellato. Si trova già pronta, negli ipermercati più forniti o nei negozi che vendono cibi etcnici sudamericani, ma si può fare anche in casa, partendo da latte intero e zucchero, oppure - ed è la via più breve - usando il latte condensato in barattolo.

Ho usato:
  • 200 gr di biscotti frollini
  • 60 gr di burro fuso
  • 750 gr di ricotta
  • 340 gr di dulce de leche già pronto (oppure 1 barattolo di latte condensato zuccherato di pari peso)
  • 100 gr di zucchero
  • 3 uova
  • 2 cucchiai rasi di farina di mais
  • 2 baccelli di vaniglia

Il dulce di leche con il latte condensato zuccherato si può fare in tre modi:
- aprendo il barattolo e versando il contenuto in un pentolino, poi farlo cuocere per un paio d'ore a fiamma bassissima, rimescolando praticamente in continuazione, fino ad ottenere il risultato desiderato (colore dorato, consistenza della nutella): molto lungo, noioso e sporchevole.
- mettendo il barattolo, chiuso, dentro una pentola a pressione e ricoprendolo d'acqua. Poi far cuocere 45 minuti dal fischio, farlo raffreddare nella pentola, infine aprirlo e usarlo: comodo, ma non tutti hanno la pentola a pressione.
- il terzo metodo, che è quello che ho usato io, consiste nel prendere il barattolo di latte chiuso, metterlo in una pentola piena d'acqua, incoperchiarla e far cuocere a bollore leggero per un'ora e un quarto. Far raffreddare il barattolo dentro la pentola, poi aprirlo ed usarlo.

Risolto il nodo dulce de leche, si può preparare il dolce.
Accendere il forno a 200° e ungere molto bene uno stampo a cerniera (io ne ho usato due piccoli, deliziosi, da 18 cm di diametro, ma va bene anche uno solo da 24 o 26 cm).
Frullare i biscotti, o pestarli con il batticarne, poi mescolarli con il burro fuso e distribuirli sul fondo dello stampo in modo uniforme. Infornare per 10 minuti.
Nel frattempo preparare il ripieno, mescolando la ricotta, lo zucchero, la farina di mais, i semini dei due baccelli di vaniglia, le uova una alla volta e infine il dulce de leche.
Trascorsi i dieci minuti di cottura della base, togliere lo stampo dal forno, abbassare la temperatura a 170°, versarvi il ripieno di ricotta, livellarlo e infornare nuovamente per 45-50 minuti.
Far raffreddare in forno, con lo sportello semiaperto, poi tenere in frigo fino a mezz'ora prima di servire.
Togliere l'anello, far scivolare sul piatto di portata e servire.

Il commento della copiona: è una ricetta che ho trovato su una vecchia rivista francese ed è deliziosa!
La foto in compenso è oRenda ;-D

giovedì 15 luglio 2010

Cozze allo zafferano aquilano dell'altopiano di Navelli

La cuoca che copia ha compiuto gli anni e si è regalata un'oretta ai fornelli per scaricare la tensione e la fatica della sua giornata lavorativa che, per chi ancora non lo sa, è poco diversa da quella di un camionista. La differenza è che il camionista, soprattutto in estate, gira rilassato in canottiera e zoccoli, mentre la Vostra si deve truccare, vestire bene e sfoderare il suo miglior sorriso sempre e comunque.
Come diceva un'altra Ginger (la Rogers...): le donne fanno le stesse cose degli uomini, ma all'indietro e sui tacchi a spillo.

Servono:

  • 2 kg di cozze fresche, pulite e pronte per la cottura
  • 4 grossi scalogni (o una cipolla grande), pelati e tagliati a pezzi
  • 3 rametti di santoreggia
  • 2 foglie di alloro
  • 2 bustine di zafferano aquilano
  • 1 tazza di vino bianco
  • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva

Do per scontato che sappiate come pulire le cozze: io non lo avevo mai fatto e me lo sono fatto insegnare ieri sera dalla signora della pescheria... non è mai troppo tardi per imparare cose nuove ;-)
Una volta lavate, ho messo le cozze in un grande tegame insieme a tutti gli ingredienti, tranne l'olio e le ho fatte aprire tutte a fuoco molto vivace.
Appena pronte, ho eliminato i mezzi gusci vuoti e ho messo quelli col muscolo nel piatto di portata.
Ho filtrato il liquido di cottura e l'ho fatto restringere a fuoco alto fino a ridurlo a un terzo.
Ho unito l'olio, emulsionando bene con una piccola frusta e ho versato sulle cozze.
A questo punto, far riposare qualche ora in frigo prima di servire.

Il commento della copiona: lo zafferano dell'Altopiano di Navelli è poco diffuso al di fuori dei confini abruzzesi, ma vale la pena di andare all'Aquila a cercarlo (sempre che vi facciano entrare...) perchè è delicato e profumatissimo. Io ho usato quello preso a Sulmona nell'agosto di due anni fa ed era ancora perfetto.
La ricetta viene da un vecchio opuscolo della Coop sulle ricette regionali e io l'ho modificata non per estro ma per mancanza di ingredienti, che ho dovuto sostituire con quello che avevo in casa. Ottima!

sabato 3 luglio 2010

Come fa godere la patata il polpo (post sensuale e un po' osé, con variante fintamente casta)

Si ragionava in questi giorni su Facebook di polipi o polpi o piovre.
Il polpo è un animale che mi sta sommamente simpatico: intanto perchè è mostruosamente intelligente e scaltro e poi perchè ha delle abitudini sessuali che comprendono rituali di corteggiamento, accoppiamenti vorticosi e forse pure coccole alla partner dopo l'amplesso (anche perchè sott'acqua una sigaretta non la si potrebbe accendere...).
La morte del polpo è con le patate, come ben sanno tutti.
E la patata - come altrettanto bene tutti sanno - trae immenso giovamento (e godimento) dall'unione col polpo.
Ma se per qualcuno, l'idea dell'amplesso di patata e polipo fosse insostenibilmente oscena, ecco una variante più casta con la melanzana.
Pensandoci bene, però, la pudicizia di quest'ultima è solo apparente, perchè è languida e piccante e, alla fine, potrebbe risultarne un accoppiamento ancor più sensuale e godibile.
Per mettere il sigillo dell'indimenticabilità al cicaleccio consumatosi sulla mia bacheca, ecco cosa ho preparato stasera.
Lo dedico a tutti quelli che hanno partecipato alla dotta conversazione, più uno che di sicuro non vuole apparire ma c'è :-)


Servono:
  • un grosso polpo (il più sensuale che riuscite a trovare)
  • 4 patate
  • una grossa melanzana
  • pesto genovese (ho usato quello fresco della Coop, buonissimo!)

Ho tagliato la melanzana a fette verticali piuttosto sostenute e le ho grigliate nella padella antiaderente.
Ho pelato le patate, le ho tagliate a pezzi il più possibile regolari e le ho cotte al vapore.
Il polpo, dopo averlo lavato e privato del becco, è stato cotto pentola a pressione, con sola acqua, per 30 minuti a partire dal fischio e lì lasciato a raffreddare.
Ho poi tagliato le fette di melanzana a quadrotti e le ho messe in una insalatiera.
In un'altra ho messo le patate.
Ho tagliato il polpo a pezzi, dividendolo tra le due e ho condito con un paio di cucchiaiate ciascuna di pesto.
Ho lasciato un po' a riposare in frigo, affinche i sapori facessero conoscenza e si preparassero adeguatamente alla degustazione.

Il commento della copiona: un piatto davvero sensuale e afrodisiaco...

venerdì 2 luglio 2010

Noci di capesante crude marinate al lime e latte di cocco

Io sono amante del sushi, del sashimi, del pesce crudo in generale e l'ho sempre mangiato bell'e pronto al ristorante.
Da un po' di giorni, però, mi ronzava in testa l'idea di provare le noci di capesante (cioè il mollusco edibile) crude, dopo averle insaporite in una marinata molto profumata.
Il requisito fondamentale è che il pesce che viene consumato crudo venga passato nell'abbattitore, per uccidere le larve dell'anisakis, temibilissimo parassita che ama trasferirsi e prosperare nell'intestino umano, dopo essere stato ingerito per l'appunto con il pesce crudo.
Per sicurezza (e per fretta... ne avevo voglia OGGI!) ho comperato le noci surgelate e le ho lasciate decongelare per qualche ora in frigo e, una volta pronte, le ho marinate.

Ho usato:
  • 6 noci di capasanta
  • 1 lime
  • 1 cucchiaio di latte di cocco
  • mix di spezie giapponesi (pepe bianco, nero, verde, rafano e scorza di limone) macinate al momento
  • 1 cetriolo
  • sale di mulinello

Ho grattugiato la scorza del lime con la microplane e l'ho messa in una piccola ciotola, aggiungendovi poi il succo spremuto insieme a un cucchiaio di latte di cocco.
Ho poi immerso in questa marinata le noci di capasanta decongelate, ho condito con le spezie giapponesi e col sale e le ho lasciate a insaporirsi per una mezz'ora.
Nel frattempo, usando la mandolina, ho affettato per il lungo un cetriolo, con la sua buccia.
Ho scolato le capesante dalla marinata, le avvolte una ad una in un nastro di cetriolo, fissandole con uno stecchino.
Le ho disposte in un piatto e me le sono mangiate... :-)

Il commento della copiona: queste le ho fatte solo per me, visto che la famiglia è dispersa ai quattro venti. E comunque non le avrebbero neanche toccate. Meglio per me, perchè sono fantastiche e sicuramente da rifare :-)

mercoledì 30 giugno 2010

Insalata di fagiolini e soia verde

Questa insalata, trovata su una vecchia rivista inglese ma adattata al nostro gusto, è entrata parecchie volte nella mia lista di ricette da provare, per poi uscirne sempre. Peccato, perchè è davvero gustosa e piacevole, per una cena estiva. E i fagioli di soia verdi sono fantastici!

Ho usato:
  • 300 gr di fagioli di soia verdi surgelati
  • 350-400 gr di fagiolini verdi
  • 1 peperone rosso
  • 3 scalogni
  • olio extravergine di oliva
  • 150 gr circa di olive verdi farcite di peperone (ma anche normali olive verdi)
  • 1 cucchiaino di senape forte
  • il succo di un limone

Ho lessato i fagioli di soia in acqua bollente salata per 4 minuti dopo la ripresa del bollore e contemporaneamente, dentro al cestello per la cottura a vapore (ho una pentola sulla quale si appoggia questo accessorio) ho cotto i fagiolini puliti: naturalmente si possono cuocere prima i fagioli di soia, poi scolarli e nella stessa acqua cuocere i fagiolini. Suggerisco di non mescolarli, perchè potrebbero avere tempi di diversi ed è meglio cuocerli separatamente.
Appena pronti entrambi, raffreddarli sotto acqua corrente, scolarli bene e metterli in un'insalatiera. Aggiungere le olive e il peperone tagliati a minuscoli dadini, il più regolari possibile.
Soffriggere in abbondante olio (mezzo bicchiere) gli scalogni tritati finemente, spegnere il fuoco e mescolarvi la senape e il succo di limone.
Versare questo condimento sulle verdure e mescolare delicatemente.
Questa insalata si può servire subito, dopo averla fatta riposare qualche minuto, oppure si può tenere in fresco per qualche ora.
E' un perfetto piatto unico.

Il commento della copiona: buona, buona, buona! I fagioli verdi di soia si trovano, con un po' di fortuna, nella grande distribuzione oppure nei negozi etnici. Io ho usato quelli della Orogel, che ho trovato in una Ipercoop.

domenica 27 giugno 2010

Couscous tostato con verdure al forno

La cuoca che copia sbircia raramente negli altrui blog, ma stavolta ha ricevuto una segnalazione da una amica di Facebook che non ha potuto ignorare.
La tostatura del couscous precotto viene dal bellissimo blog di Marcello Valentino, vero chef palermitano ed effettivamente, grazie a questa tecnica, il piatto assume una fragranza eccezionale.
Da un punto di vista del tempo necessario (io ne ho sempre troppo poco...), l'aumento è trascurabile e quindi vale la pena di investire qualche minuto più per la tostatura.

Ho usato:
  • 300 gr di couscous precotto a grana media
  • 350 gr di brodo vegetale
  • olio extravergine di oliva
  • basilico
  • 3 peperoni rossi
  • 1 piccola zucca tipo butternut
  • 6 zucchine freschissime e tenere
  • 2 cipolle rosse di Firenze (o cipolle di Tropea)

Ho iniziato preparando le verdure: ho tagliato a pezzi i peperoni, la zucca pelata, le zucchine spuntate e le due cipolle, le ho messe in una teglia da forno, le ho condite con qualche cucchiaiata di olio e sale e le ho infornate a 180° ventilato per un'ora e mezzo. Sono venute esattamente come le volevo: ben cotte, ma non sfatte.
Ho messo il couscous in una padella antiaderente e l'ho tostato a fuoco medio, tenendolo sempre sotto controllo perchè ci vuole un attimo a bruciarsi.
Ho spento il fuoco, ho unito brodo vegetale tiepido, ho incoperchiato e lasciato gonfiare per sette-otto minuti.
Trascorso questo tempo, ho sgranato il couscous con una forchetta, l'ho insaporito con un po' di olio crudo e basilico stracciato con le mani (l'idea era di metterci anche scorza di limone ricavata con la microplane, ma mi sono dimenticata...) e ho unito una parte delle verdure intiepidite.
Ho mescolato e servito subito.

Il commento della copiona: molto buono, anche lasciato lì a insaporire per qualche ora. Buono tiepido, buono freddo, perfetto a temperatura ambiente.

lunedì 21 giugno 2010

Rotolini di pollo agli agrumi e olive nere con olio al basilico

Certe volte mi imbatto nella descrizione della genesi di certi piatti che sembra essere stata dettata o ispirata direttamente dell'Onnipotente.
Quello che non copio, io lo immagino soprattutto durante i miei lunghi e solitari viaggi in macchina oppure, come in questo caso, lo metto insieme con quello che ho in casa o che riporto dal mercato.
Assomigliano a questi, che avevo fatto lo scorso anno, ma li ho cotti individualmente invece che farne uno solo.
L'idea era di servirli con un coulis di zucchine, ma mi si è rotto il frullatore proprio sul più bello e il massimo che sono riuscita ad ottenere è stato un passato rustico ;-)

Ho usato:
  • 600 gr di petto di pollo a fette
  • una manciata di olive nere
  • un'arancia
  • un limone
  • olio extravergine di oliva
  • due zucchine
  • brodo vegetale
  • olio al basilico, fatto come descritto qui
  • sale e pepe

Stendere le fettine di pollo su un tagliere ed eventualmente appiattirle un po' col batticarne (io non lo faccio). Spennellarle di olio extravergine di oliva nella parte solo dal lato sopra, salare e pepare leggermente.
Grattugiare con la microplane la scorza del limone e farla cadere in un piatto. Con un rigalimoni, prelevare la scorza dell'arancia (per questa, preferisco far così che usare la microplane) e aggiungerla a quella del limone. Spezzettare le olive nere e mescolarle alle scorze.
Distribuire un po' di questo composto sulle fettine di pollo, poi arrotolarle e sigillarle in pezzetti di pellicola trasparente, chiudendoli poi a caramella.
Cuocerle a vapore per 25-30 minuti, poi lasciarli intiepidire o anche raffreddare del tutto nel loro involucro.
Lavare le zucchine, spuntarle, tagliarle a rondelle e cuocerle in poco brodo vegetale fino a quando saranno tenere, poi frullarle, ottenendo un coulis, aggiustarle di sale e pepe e aggiungere un poco d'olio.
Distribuire il coulis sul fondo di un piatto di portata.
Liberare i rotolini dal loro involucro, affettarli sottilmente e accomodarli sul coulis.
Insaporire con l'olio al basilico e servire.

Il commento della copiona: buonissimi, sono spariti in un attimo! Il ripieno dei rotolini può variare, ma la cottura rimane furbissima, perchè mantiene la carne tenera e succulenta. L'unico inconveniente è il colorino pallido, ma a quello possono supplire i ripieni e le eventuali decorazioni di verdure colorate.

Zuppa di carote e zenzero giallo sole

Neanche fossimo in Svezia, il solstizio d'estate è stato celebrato con le galoche, il mac rosa confetto e l'ombrellino coi volant.
C'erano 14 gradi, stamattina e il sole sono giorni che non lo vediamo.
Quindi, per cena, zuppa bollente di color giallo carico... e forse è stata benaugurante, perchè là dietro le colline c'è adesso un timido ma speranzoso tramonto rosato...

Ho usato:
  • 4 grosse carote
  • 4 patate
  • un pezzetto di zenzero fresco
  • 1 scalogno
  • 1 litro di brodo vegetale
per l'olio al basilico:
  • una grossa manciata di foglie di basilico freschissimo
  • 5 gherigli di noce
  • olio extravergine di oliva

Questa è una ricetta perfetta da farsi nel bimby ed è lì che l'ho fatta, ma naturalmente si può fare anche nella pentola normale.
In entrambi i casi, si parte pelando le patate e tagliandole a pezzetti. Poi si lavano bene le carote e si spezzettano anch'esse. Lo zenzero (quantità a gusto... io lo adoro e ce ne ho messo una bella quantità) si pela e si affetta. Per ultimo, si sbuccia lo scalogno.
Si mette tutto nella pentola (o nel boccale del bimby), si aggiunge il brodo vegetale si fa cuocere mezz'ora (nel bimby, vel. 1 a 100° per 30 minuti).
Alla fine, facendo grandissima attenzione perchè le ustioni sono dietro l'angolo, si frulla il tutto fino ad ottenere una crema vellutata.
Per preparare l'olio al basilico, si frullano le foglie di basilico con le noci e circa mezzo bicchiere d'olio.
Si serve la zuppa decorandola con fettine di zenzero, nastri di carote e olio al basilico.

Il commento della copiona: io ci vivrei, di queste zuppe... le adoro, letteralmente, e ogni tanto mi piace farmi un regalo e prepararne una.
Ricetta ispirata ad una pubblicata sulla Cucina del Corriere della Sera, con modifiche mie.

domenica 20 giugno 2010

Patate e peperoni in tortiera

Ho preso spunto da una ricetta fotografata col telefonino (lo so, non si fa, non sta bene... ma è un peccatuccio ;-D ) da una rivista di cucina in qualche autogrill e l'ho un po' modificata.

Ho usato:
  • 600 gr di patate, possibilmente di dimensioni uguali
  • 600 gr di peperoni gialli
  • una ventina di pomodori ciliegini
  • uno spicchio d'aglio
  • pangrattato
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

Ho pelato le patate e le ho sbianchite, intere, per 10 minuti in acqua bollente salata.
Ho acceso il forno a 180° ventilato.
Nel frattempo, ho tagliato a striscioline i peperoni e li ho fatti soffriggere per cinque minuti in qualche cucchiaio d'olio insieme allo spicchio d'aglio.
Ho affettato le patate e le ho aggiunte ai peperoni, lasciando insaporire per altri 4-5 minuti.
Ho salato e pepato e ho tolto dal fuoco.
Ho aggiunto i pomodorini interi, mescolandoli alle patate e ai peperoni, ma senza cuocerli.
Ho unto benissimo uno stampo da ciambella col bordo staccabile e l'ho cosparso ben bene di pangrattato.
Ho distribuito le verdure nello stampo, premendole bene con il dorso di un cucchiaio, poi le ho spolverizzate con poco pangrattato.
Ho infornato per una trentina di minuti, fino a quando si è formata una bella crosticina, poi ho spento il forno e lasciato riposare un'altra mezz'oretta con lo sportello socchiuso.
Ho sfornato e lasciato riposare qualche minuto, poi ho sganciato il bordo della teglia e rovesciato sul piatto di portata: occhio in questa fase perchè lo spatascio è in agguato... indovinate come faccio a saperlo? ;-D
Ho servito tiepido.

Il commento della copiona: buonissimo, davvero. Si potrebbe aggiungere basilico o olive nere o entrambi, ma è già un piatto ben equilibrato così.

Patate e totani alla nostalgia siciliana

Non so se in Sicilia facciano una cosa del genere... ma stamattina mi è capitato tra le mani un sacchettino di passolina e pinoli e che mi ha mandato da Palermo la mia amica Barbara e mi è venuta nostalgia della Sicilia, delle mie amiche e dell'estate.
Alla fine, ho mescolato un po' di spunti letti qua e là e per il pranzo di oggi ho tirato fuori questo piatto che la famiglia ha molto apprezzato.

Ho usato:
  • 500 gr di anelli di totano
  • 1 kg circa di patate
  • tre manciate abbondanti di pomodori ciliegini
  • due cucchiaiate di uvetta e pinoli
  • 2 spicchi d'aglio
  • tre manciate di olive nere
  • olio extravergine di oliva
  • pepe e sale

Pelare le patate e tagliarle a tocchetti, poi tenerle un po' a bagno in acqua fredda.
Lavare i pomodori e tagliarli a metà.
Soffriggere in una larga padella abbondante olio con gli spicchi d'aglio pestati, aggiungere i pomodori, l'uvetta e i pinoli, le olive e soffriggere brevemente.
Unire poi i totani e le patate scolate.
Salare, pepare, incoperchiare e cuocere per 45-50 minuti, assaggiando dopo la prima mezz'ora perchè il tempo di cottura delle patate dipende dalla loro qualità: tenerle comunque un po' sode, perchè il piatto migliora se preparato in anticipo e poi riscaldato al momento di andare in tavola.
Non dovrebbe essere necessario aggiungere liquidi, perchè i pomodori e le patate ne rilasciano a sufficienza ma, nel caso, unire un po' di acqua o di brodo o anche vino bianco.
Far riposare un po' prima di servire, meglio se qualche ora: i sapori maturano e il gusto del piatto ne guadagna.

Il commento della copiona: la quantità di totani si potrebbe raddoppiare... oggi ho usato quello che avevo... buonissimo piattino!

Cheesecake al lemon curd

L'ho fatto ieri in fretta e in ritardo (e infatti ce lo siamo mangiati che era ancora tiepidino...), perchè avevo promesso un dolce ad un'amica che ci aveva invitati a cena.
La ricetta viene da una vecchia rivista francese.

Servono:
  • 200 gr di biscotti (ho usato un misto di frollini e oro saiwa)
  • 380 gr di ricotta
  • 300 gr di formaggio fresco tipo philadelphia (ma va bene anche la robiola)
  • 300 gr di lemon curd
  • 100 gr di zucchero
  • 3 uova
  • 90 gr di burro
  • 50 gr di farina di cocco
  • 2 lime

Accendere il forno a 180°.
Fondere il burro in un pentolino o nel microonde, frullare i biscotti fino a ridurli a farina, ungere una teglia (io ho usato uno stampo quadrato da 25x25 cm).
Tenere da parte due cucchiaiate di biscotti e mescolare il resto al burro fuso, poi stendere questo composto in modo uniforme sul fondo della teglia.
Cuocere in forno già caldo per 15 minuti, poi togliere la teglia dal forno e abbassare la temperatura a 140-150°.
In una zuppierina, amalgamare la ricotta e il philadelphia con 180 gr di lemon curd, lo zucchero, le uova, la scorza di un lime grattugiata con la microplane e il suo succo.
Imburrare i bordi della teglia e spolverizzarli con i biscotti tenuti da parte, poi versarvi dentro il composto di formaggio e infornare, lasciando cuocere per un'ora. Al termine, spegnere il forno, socchiudere lo sportello e lasciarvi la torta ancora mezz'ora.
Sfornare, lasciare intiepidire bene prima di rovesciare la torta sul piatto di portata.
Spalmare la superficie con il restante lemon curd e spolverizzare col cocco.
Decorare a piacere con le zeste e qualche fettina del rimanente lime o anche con scorze d'arancia.

Il commento della copiona: avendo mangiato tiepido invece che freddo il giudizio finale sul dolce è sospeso... a me è comunque piaciuto moltissimo, perchè fresco e agrumoso... i commensali hanno contestato la presenza del cocco... e vabbè! :-D

Lemon curd nel bimby

Il lemon curd è una sorta di confettura inglese a base di limoni e uova, che si conserva per un breve periodo in frigo e serve per farcire torte e biscotti, ma si usa anche spalmata sul pane o semplicemente mangiata a cucchiaiate per scacciare malinconie e pensieri molesti :-)
Il più buono lemon curd della mia vita è stato anche il primo che ho mangiato: secolo scorso, ero una ragazzina e lo aveva preparato uno zio che si dilettava di cucina. Mai più riuscita a trovare la ricetta e mai più mangiato un lemon curd come quello.
Ieri mi serviva per fare un dolce e l'ho messo insieme velocemente col bimby, utilizzando una ricetta che avevo scarabocchiata su un foglietto: non ho idea di chi sia né da dove venga e, come sempre, se la mamma o il babbo si fanno avanti, sarò felice di riconoscere il legittimo genitore.

Ho usato:
  • 225 gr di zucchero
  • 4 grossi limoni
  • 3 uova + 1 tuorlo
  • 100 gr di burro morbidissimo

Ho messo nel boccale del bimby lo zucchero e la scorza del limone prelevata col pelapatate (solo la parte gialla) e ho frullato a turbo per 30 secondi.
Ho poi aggiunto nel boccale il succo dei limoni (era circa 150 gr, se l'informazione può essere utile), le uova e il tuorlo e il burro a pezzetti.
Ho cotto per 7 minuti a 80° vel. 4.
Versato in due vasetti da marmellata, incoperchiato e fatto raffreddare.
Si conserva in frigo per qualche giorno, quindi meglio farlo al momento e non esagerare con le dosi.

Il commento della copiona: dico la verità? Non sono così soddisfatta, di questa ricetta... il lemon curd deve essere burroso e cremoso e piacevolmente agrumato. Questo è un po' troppo limonoso: non ho capito se dipende dalla proporzione burro/limoni (tutte le ricette che circolano sul web riportano più o meno queste dosi...) o se i limoni che ho usato io erano eccessivamente agri.
Comunque, in attesa di trovarne una migliore, questa è servita perfettamente alla bisogna.

giovedì 17 giugno 2010

Coda di rospo gratinata al prosciutto

I miei figli hanno mangiato pesce fino alle elementari quando, per emulare qualcuno che il pesce lo detestava e si faceva cambiare il menu della mensa, hanno smesso di volerlo sia a scuola sia a casa.
Io lo ripropongo ogni tanto, ma devo mascherarlo abbastanza, perchè di certo storcerebbero il naso di fronte a un magnifico pesce freschissimo semplicemente bollito. E vabbè.
Avevo in freezer delle piccole code di rospo, che avevo comprato fresche e congelate e le ho acconciate in questo modo.

Ho usato:
  • 6 piccole code di rospo, in tutto circa 800 gr
  • 12 fette di prosciutto crudo
  • 3 fette di pane toscano raffermo
  • 3 acciughe sott'olio
  • erbe aromatiche fresche: romarino, santoreggia, basilico e erba di san pietro (ma si possono variare a piacere - io quelle ho sul terrazzo e quelle ho usato :-D )
  • olio extravergine di oliva
  • pepe nero

Ho messo nel frullatore il pane a pezzi, le acciughe e le erbe aromatiche e pepe nero e ho frullato tutto insieme.
Con questo pane aromatizzato ho cosparso le codine di rospo da entrambi i lati, avvolgendole poi in due fette di prosciutto ognuna.
Le ho sistemate in una teglia da forno unta con un po' d'olio e sopra ho distribuito il pangrattato avanzato.
Ancora un po' d'olio (pochino) e ho infornato a 180° ventilato per una ventina di minuti.
Ho servito subito con insalata fresca.

Il commento della copiona: si fanno in un attimo (questo è uno dei miei commenti più frequenti, visto il pochissimo tempo che ho!) e sono davvero buone!

martedì 15 giugno 2010

Spaghetti alla chitarra con le vongole veraci

Viene da una rivista inglese, questa.
Vedo già sopracciglia che si inarcano perplesse, a questa informazione: con tutto il ben di Dio che c'è in Italia, proprio dall'Inghilterra dovevi andare a copiare la ricetta di uno dei simboli della cucina italiana?
Intanto l'idea è di Aldo Zilli, un cuoco abruzzese che nei dintorni di Londra possiede e gestisce parecchi ristoranti. Poi, ci sono due cose che mi hanno colpito molto: l'uso dell'alloro (che io non avevo mai visto in questo piatto) e l'acqua invece del solito vino bianco: una vera delicatezza, che esalta il profumo di mare.
Gli spaghetti alla chitarra sono una mia idea e solo adesso mi rendo conto che sono un omaggio inconscio all'Abruzzo di Zilli :-)

Ho usato:
  • 500 gr di spaghetti alla chitarra secchi
  • 1 kg di vongole veraci
  • olio extravergine di oliva
  • 3 grossi spicchi d'aglio
  • 4 foglie d'alloro
  • 1 peperoncino secco
  • prezzemolo
  • basilico
  • sale e pepe

Ho messo le vongole in una bacinella, le ho coperte di acqua fredda salata e le ho tenute in frigo per qualche ora, per spurgarle.
Al momento di preparare la cena, ho messo al fuoco una pentola di acqua per cuocere gli spaghetti.
Ho messo in un grande tegame (servirà per saltarci poi gli spaghetti, quindi deve essere di dimensioni sufficienti) mezzo bicchiere abbondante di olio, ho aggiunto l'aglio schiacciato, il peperoncino stagliuzzato con le forbici e l'alloro e ho fatto soffriggere dolcemente.
Nel frattempo ho buttato la pasta e l'ho impostata a tre minuti di cottura in meno rispetto tempo indicato sulla confezione.
Immediatamente dopo aver buttato la pasta, ho alzato il gas del tegame col soffritto, ho buttato le vongole, aggiunto un bicchere d'acqua e ho incoperchiato. Dopo circa 5-6 minuti le vongole erano aperte e la pasta pronta.
Ho scolato la pasta, l'ho buttata nel tegame delle vongole e l'ho fatta saltare.
Per finire, ho aggiunto prezzemolo e basilico tritati, ho aggiustato di sale e pepe e ho servito subito.

Il commento della copiona: l'alloro sprigiona tutto il suo profumo soprattutto durante il soffritto ed è davvero sorprendente. Sono buonissimi! E sono piaciuti anche a quei familiari che detestano il pesce.

giovedì 10 giugno 2010

Risolatte alla frutta estiva

Doveva essere un piccolo dessert per fare due coccole alla famiglia durante la settimana.
Ma quando sono tornata a casa stasera, stremata dopo una giornata di lavoro classificata con grado di stanchezza 12 su una scala da 1 a 10, ho scoperto che la mia adorabile figliolanza si era fatta fuori a pranzo quello che io avevo preparato per la cena.
Come si fa a non perdonare i due amabili ragazzoni, di cui uno sotto esame di maturità e l'altro sotto esami di specializzazione all'università?
E allora il dessert è diventata la cena per me e mio marito e ce lo siamo gustati con gioia alla fine di una giornata bollente.

Ho usato:
  • 400 gr di latte
  • 120 gr di riso originario (o riso per minestre)
  • 2 cucchiai di golden syrup (si può sostituire con miele di acacia)
  • un'arancia
  • una stecca di vaniglia
  • 250 gr di yoghurt alla vaniglia
  • albicocche fresche

Ho messo il latte in un tegame, ho aggiunto la scorza di arancia grattugiata con la microplane, la stecca di vaniglia aperta e un pizzico di sale. Appena ha accennato a bollire, ho spento il fuoco, incoperchiato e lasciato in infusione per una decina di minuti.
Ho tolto la stecca di vaniglia e ho versato il riso, facendo cuocere per una trentina di minuti a fuoco basso: occorre mescolare spesso ed eventualmente aggiungere poco latte, se si asciugasse troppo che il riso sia cotto. Sarà pronto quando il latte si sarà consumato e il riso sarà tenero.
Togliere dal fuoco, aggiungere il golden syrup o il miele e mescolare bene. Far raffreddare. Questa operazione si può fare anche il giorno prima, conservando poi il riso in frigo fino al momento di utilizzarlo.
Poco prima di servire, tagliare la frutta a dadolini: io ho usato albicocche dolcissime e le ho lasciate naturali, ma si può anche dolcificare con un po' di zucchero o miele se si usa frutta acidula, come le fragole.
Riprendere il riso e mescolarvi lo yoghurt, amalgamandolo bene.
In un bicchiere, disporre uno strato di frutta, coprire con uno abbondante di riso e terminare con altra frutta.
Servire subito.

Il commento della copiona: una cena estiva, fresca e leggera... una delizia!

venerdì 4 giugno 2010

Pizza di patate

E' divertente, questo impasto a base di patate e non fa rimpiangere la pasta lievitata: anzi, può addirittura sostituirla egregiamente quando dall'alimentazione si devono eliminare i lieviti.
Ho usato il taleggio, invece di una più canonica mozzarella, perchè ho mandato qualcuno a fare la spesa e si è dimenticato metà delle cose... quindi, ho rimediato con quello che avevo.

Ho usato:
  • 1 kg di patate farinose
  • 100 gr di farina
  • olio extravergine di oliva
  • taleggio
  • olive nere
  • pomodori ciliegini freschi
  • origano

Si comincia lessando le patate, con la buccia e tutto: meglio se, invece di cuocerle in acqua, si fanno al vapore perchè rimangono più compatte.
Poi si passano allo schiacciapatate (io neanche le pelo, prima, perchè la buccia si separa naturalmente dalla polpa durante l'operazione) e si condisce la polpa con un po' di olio extravergine di oliva e sale.
Accendere il forno a 200° (180° se ventilato).
Quando le patate saranno intiepidite, impastarle con la farina e stendere il composto sulla leccarda del forno unta di olio.
Distribuirvi sopra il formaggio a fettine, le olive, i pomodorini tagliati a metà e cospargere di origano. Volendo, dare ancora un giro d'olio (io non ce l'ho messo e andava bene lo stesso).
Infornare per una quarantina di minuti.
Far riposare una decina di minuti prima di servire.

Il commento della copiona: molto buono!

mercoledì 2 giugno 2010

Vellutata di zucchine e gamberi per un giorno di pioggia

Sto diventando noiosa, lo so... e sto evidentemente invecchiando... parlo del tempo in continuazione... anzi, me ne lamento, che è peggio. Il meteo, non il tempo che passa.
Ancora un due giugno di pioggia scrosciante. Fa anche freddo. Invece dell'insalata di riso sulla spiaggia, tocca stare in casa e mangiare qualcosa di caldo, per togliere l'umidità che entra fino nelle ossa.
E quando il maltempo fa salire la gnegna (chi non sa cos'è, me lo dica...), vien voglia di comfort food.
I gamberi sono flambé. E ci ho messo pure la panna, nella vellutata. Senza un minimo di rimorso né di vergogna.
Tiè!

Servono:
  • 700 gr di zucchine, piccole, tenere e freschissime
  • 400 gr di code di gambero sgusciate e private del budellino nero
  • olio extravergine di oliva
  • 200 gr di panna liquida
  • 1 bicchierino di brandy
  • 30 gr di burro
  • 30 gr di farina
  • 1/ lt di brodo di pollo
  • sale e pepe di mulinello

Con uno scavino per meloni (o un cucchiaino da caffè) ricavare da una zucchina 8 palline che serviranno per la decorazione. Affettare le zucchine rimanenti e saltarle velocemente in padella con un paio di cucchiai d'olio. Salare e pepare. Tenerle da parte.
In un'altra padella (o nella stessa di prima, togliendo le zucchine ;-D ) scaldare un altro paio di cucchia d'olio e saltare le code di gambero. Salare e pepare. Aggiungere il brandy farlo riscaldare per un minuto, poi spegnere il gas e dar fuoco per fiammeggiare. Attenzione in questa fase, perchè (come è successo a me!) il brandy si è incendiato subito appena l'ho versato in padella e ha generato fiamme altissime... un piatto pericoloso ;-D
Appena le fiamme si sono spente, tenere da parte 8 gamberi, che serviranno per la decorazione e mettere i restanti in un frullatore. Aggiungere le zucchine e la panna e ridurre a crema.
Preparare la decorazione di spiedini, alternando le palline di zucchine alle code tenute da parte.
In una casseruola fare un roux con la farina e il burro, diluire con il brodo bollente e far addensare per due-tre minuti, poi aggiungere il composto di zucchine e gamberi e farlo riscaldare, mescolando spesso.
Appena sarà ben bollente, distribuirlo nei piatti, guarnendo ciascuno con uno spiedino. Una girata di pepe appena macinato e servire subito.

Il commento della copiona: molto buona, delicata e per una volta chisseneimporta se c'è la panna :-) . D'altra parte viene da una vecchia rivista francese...

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