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domenica 2 febbraio 2014

Torta rovesciata alle arance (per svuotare la dispensa, quindi irripetibile)

Ho messo a posto la dispensa, oggi e ho trovato svariate cose che urlavano: consumami, consumami!
E' venuto fuori questo dolce, buonissimo.
Visto che la disponibilità di ingredienti è praticamente irripetibile, inserisco anche le sostituzioni.

Ho usato:
Torta rovesciata alle arance


  • 4 arance biologiche
  • 6 cucchiai di golden syrup (sostituibile con caramello dorato già pronto o da preparare da sé) + altro per guarnire
  • 4 uova
  • 100 gr di frutta a guscio mista (sostituibile con un tipo solo, per esempio mandorle), tritata
  • 200 gr di olio di cocco (sostituibile con pari peso di burro), ammorbiditi
  • 200 gr di zucchero bruno vergeoise (sostituibile con zucchero di canna)
  • 50 gr di cacao
  • 200 gr di farina autolievitante (oppure pari peso di farina + 1 bustina di lievito)


Accendere il forno a 170° ventilato (oppure 180° normale).
Lavare bene due arance e grattugiarne la buccia dentro la ciotola dove si lavorerà l'impasto.
Ungere bene uno stampo non aprile e distribuire sul fondo il golden syrup.
Pelare tutte le arance al vivo, affettarle a fette rotonde spesse e usare le fette migliori per ricoprire il fondo dello stampo preparato. Il resto, tritarlo finemente a coltello e aggiungerlo alla buccia grattugiata.
Unire il resto degli ingredienti, lavorando con una frusta elettrica, oppure nel robot.
Versare il composto sulle arance, livellarlo e infornare per 40 minuti circa, o fino a quando il dolce si sarà rassodato.
Togliere dal forno e lasciar riposare cinque minuti, poi rovesciare subito sul piatto di portata.
A piacere, decorare con altro golden syrup o caramello.
Servire tiepido o a temperatura ambiente, volendo (e io volli...) con panna montata.

Il commento della copiona: buonissimo, umido, con un leggerissimo fondo di amarognolo che lo rende gradevole anche come fine pasto.

martedì 10 dicembre 2013

Torta (senza farina) di mandorle e ricotta al profumo di limone

Quando su Pinterest ho visto questa torta, ho iniziato a immaginarne il sapore e ho dovuto farla immediatamente. L'unico problema è riuscire a farla riposare per almeno un giorno, dopo averla sfornata, affinché i sapori maturino. Leggermente modificata rispetto all'originale: ho calato la quantità di zucchero e ho usato uno stampo a cerchio apribile da 23, quindi il dolce è venuto leggermente più basso.

Ho usato:
Torta di mandorle e ricotta


  • 120 gr di burro morbido
  • 200 gr di zucchero semolato
  • 1 baccello di vaniglia
  • la scorza grattugiata di tre limoni
  • 4 uova
  • 240 gr di farina di mandorle
  • 300 gr di ricotta
  • mandorle a lamelle
  • zucchero a velo


Accendere il forno a 160° ventilato o 180° statico.
Montare il burro con 100 gr di zucchero semolato, i semi del baccello di vaniglia e la scorza dei limoni.
Unire uno alla volta i tuorli delle uova, poi la farina di mandorle continuando a sbattere.
Infine, incorporare la ricotta.
Montare a mezza neve gli albumi, aggiungere lo zucchero semolato rimanente e continuare a montare fino ad ottenere una massa lucida e bella gonfia.
Incorporarne una parte al composto di mandorle e ricotta e quando sarà ben amalgamato unire gli albumi restanti.
Versare in uno stampo ben imburrato, livellare con una spatola poi  battere lo stampo sul tavolo in modo che il composto si assesti.
Ricoprire con le mandorle a lamelle e infornare: nel mio forno ci sono voluti 45 minuti. In ogni caso, basta saggiare la superficie con un dito: si deve sentire il dolce rassodato.
Sfornare e far raffreddare nello stampo.
Sformare, spolverizzare di zucchero a velo e assaggiare dopo almeno 24 ore di riposo.

Piacerà a chi: a chi ama la pastiera napoletana, per esempio, che ricorda vagamente.

Il commento della copiona: da provare anche con scorza di arancio o mandarino al posto del limone. E' un dolce magnifico!

lunedì 11 novembre 2013

Cheesecake al cioccolato bianco e salsa di fragole in crosta di oreo (aka la maialata favolosa)

Descrivendo il dolce in preparazione, una cara amica lo ha definito, sulla fiducia, una maialata favolosa.
Confermo: è un dolce veramente buonissimo e libidinoso, da consumare a piccole dosi.
Le fragole a novembre non facciano storcere il naso ai talebani della stagionalità: era fragole surgelate.
La ricetta è stata presa da questo blog e adeguatamente modificata per adattarla alla disponibilità di ingredienti.

Ho usato:
Cheesecake al cioccolato bianco e fragole in crosta di oreo


per la crosta:

36 biscotti ringo (gli oreo non li ho trovati!)
100 gr di burro fuso

per il cheesecake:

600 gr di cream cheese (tipo il philadelphia, io ho usato quello tarocco del discount, che mi piace di più)
280 gr di latte condensato
il succo di un limone
1 cucchiaino di essenza di vaniglia
3 uova

15 fragole
1 cucchiaio di amido di mais
3 cucchiai di zucchero
1 tazzina da caffè di acqua

180 gr di cioccolato bianco

per la salsa:

500 gr di fragole
1 cucchiaio di amido di mais
3 cucchiai di zucchero

Accendere il forno a 150 °.

Preparare la crosta. Frullare i biscotti e mescolarli con il burro fuso, poi distribuirli sul fondo di una tortiera a cerniera e pressarli. Mettere da parte.

Tagliare a pezzettini le 15 fragole, metterle in un pentolino con l'amido di mais, lo zucchero e l'acqua e far cuocere a fuoco molto dolce fintanto che la salsa si inspessisce. Far raffreddare e tenere da parte.

Lavorare il cream cheese con e fruste elettriche, poi aggiungere il latte condensato, sempre continuando a lavorare il composto. Diluire con il succo di limone filtrato e unire infine le uova e la vaniglia. Lavorare il composto per qualche istante, fino ad averlo ben omogeneo e liscio.

Mettere a sciogliere il cioccolato bianco a bagnomaria.

Versare metà del composto di cream cheese sulla base di biscotti preparata. Distribuire la metà delle fragole preparate e raffreddate a mucchietti sulla crema e con un coltello disegnare dei cerchi in modo da variegare il composto.
Ripetere col il resto della crema e delle fragole, ma, prima di variegare, versare la cioccolata bianca.

Infornare per 40-45 minuti.

Sfornare e dopo una ventina di minuti allentare la cerniera dello stampo, poi far raffreddare il dolce completamente.

Tenere in frigo mezza giornata almeno.

Poco prima di servire, preparare la salsa, mettendo le fragole, lo zucchero e l'amido in un pentolino. Far cuocere fino a quando si formerà una salsina densa nella quale nuotano le fragole intere.
Far raffreddare e distribuire sulla superficie del cheesecake.

Servire ben freddo.

Il commento della copiona: non c'è altro dolce, oltre il cheesecake...


domenica 20 ottobre 2013

Funghi ripieni al forno (vegetariani)

Giorgino mi ha portato a casa una cassettina di champignon molto grandi, che gli hanno regalato.
Ora, so che se fossero stati porcini magari qualcuno si sarebbe rallegrato di più, ma noi siamo di facile contentatura e li abbiamo consumati con gioia.
Alcuni sono finiti affettati crudi in insalata, altri li ho acconciati come segue.
L'idea l'ho presa da questo blog, ma poi l'ho modificata, per distrazione e per praticità ed è venuta molto buona lo stesso.
Le dosi non ci sono perché sono andata a occhio in tutto.

Servono:
Funghi ripieni al forno


funghi champignon grandi
cipolla
vino bianco
burro
pane raffermo
aglio
uova
mascarpone o robiola
origano
parmigiano grattugiato

Passare velocemente i funghi sotto acqua corrente, poi asciugarli con uno strofinaccio.
Separare i gambi e mettere le cappelle in una teglia leggermente unta, con il lato tondeggiante verso il basso.
Soffriggere in poco burro e acqua la cipolla tritata, aggiungere i gambi tritati e bagnare con vino bianco.
Quando sarà sfumato, salare e pepare e togliere dal fuoco.
Far raffreddare, poi aggiungere mascarpone o robiola, un tuorlo d'uovo, un trito di pane raffermo, aglio e origano, e parmigiano (io questo non l'ho messo, per pura dimenticanza, ma credo ci stia molto bene).
Mescolare bene e usare questo composto per riempire i funghi.
Infornare a 180° ventilato (o a 200° statico) e cuocere per una trentina di minuti, fino a quando i funghi si saranno ridotti di dimensione e il ripieno sia dorato.
Servire subito.

Il commento della copiona: un piatto unico, veloce da fare. Si possono preparare prima, già ripieni, e poi cuocerli all'ultimo momento prima di andare a tavola. Molto buoni!


Dolce pralinato di mele e noci (torna l'autunno e rimetto la parananza)

L'ultima ricetta che ho pubblicato risale a maggio, mese che prelude alla nullafacenza culinaria estiva, almeno per me. Col caldo, l'unica cosa che mi va di fare è strafocarmi di anguria dolce e succosa che, come tutti sanno, non va cucinata.
Adesso, invece, potrebbe essere che ricomincio a cucinare in modo quasi regolare.
Intanto, vi suggerisco di munirvi degli ingredienti sottolencati e preparare questo dolce spettacolare, perfetto a colazione o per il tè.
L'ho copiato da questo blog.

Servono:
Dolce pralinato di mele e noci


250 gr di panna acida o di yogurt denso, tipo quello greco intero
200 gr di zucchero di canna
200 gr di farina
2 uova
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
1 bustina di lievito in polvere
1 pizzico di sale
2 mele (io ho usato le royal gala)
200 gr di gherigli di noce

Per il pralinato:
55 gr di burro
50 gr di zucchero di canna

Accendere il forno a 180° e ungere uno stampo da plumcake antiaderente.
Sbucciare le mele, tagliarle a pezzettini.
Rompere grossolanamente i gherigli (senza sbriciolarli, si devono sentire e vedere bene!)
Con le fruste elettriche, lavorare insieme la panna, lo zucchero, la vaniglia e le uova per un paio di minuti, poi aggiungere la farina, il sale e il lievito.
Incorporare le mele e metà dei gherigli, poi rovesciare il composto nello stampo da plumcake.
Cospargere con le noci rimanenti e infornare. Nel mio forno, ventilato, ci sono voluti 45 minuti a 160°, ma ognuno si regoli col proprio, come sempre, facendo la prova stecchino.
Quando il dolce sarà cotto, sfornarlo e farlo raffreddare completamente.
Preparare poi il pralinato, mettendo in un pentolino il burro e lo zucchero e, sempre mescolando, farlo addensare. Distribuirlo sul dolce e far raffreddare completamente.

Il commento della copiona: una delizia autunnale! Dopo averlo assaggiato, penso che ci starebbe molto bene anche della cannella, dentro l'impasto.


mercoledì 22 maggio 2013

Burger di spinaci (se vi viene voglia di salvare un vitellino dagli occhi liquidi...)

Io mangio di tutto, ma i miei favori vanno decisamente alle verdure, come già detto molte volte. Se evito la carne, è solo per una preferenza di gusto e non per scelte etiche o animaliste.
Però, conosco un sacco di gente che non mangia animali per precisi convincimenti e questi amici potranno apprezzare senz'altro queste polpettone veloci da fare e con pochi ingredienti, che mi sono piaciute un sacco e la cui ricetta originale si trova qui.
Io l'ho un po' modificata e riporto la mia versione.

Ho usato:
Burger di spinaci

  • 1 kg di spinaci surgelati, lasciati scongelare
  • 3 uova
  • una tazza da tè di pane grattugiato fine
  • una tazza da tè di parmigiano grattugiato
  • un pizzico di sale
  • una spolverata di aglio in polvere
  • poco olio per la padella

Strizzare bene gli spinaci e tritarli finemente.
Unire tutti gli altri ingredienti, tranne l'olio - ovviamente ;-) - e mescolare bene, poi formare delle polpette schiacciate delle dimensioni di un hamburger.
Cuocerli in padella unta con un filo d'olio, a calore moderato: appena saranno dorati e ben rassodati saranno pronti.
Servire con un'insalata fresca (io qui ho mischiato un tot di roba che avevo in casa: sedano, mais, ceci, pomodori, olive).

Il commento della copiona: più che un commento, si tratta di varianti. Gli spinaci possono essere anche freschi e cotti al vapore, l'importante è che poi vengano ben strizzati e tritati. L'aglio può essere naturalmente fresco e aggiunto tritato o schiacciato. Invece di burger, si possono fare delle polpette tondeggianti, ma farle allora più piccole di dimensione, altrimenti non si cuociono bene all'interno. Infine, invece di cuocerle in padella, si possono cuocere in forno.

venerdì 17 maggio 2013

Torta di fragole fresche e grano saraceno (spettacolare...)

Quando sono inciampata in questa foto e nella descrizione di una torta con pochi ingredienti e quasi tutti già in casa, non ho resistito e ho dovuto farla subito.
Il risultato è stato spettacolare: un dolce morbido, dal sapore deciso che incanta il palato.
Ho fatto un po' di modifiche, alle dosi (che sono state raddoppiate) e agli ingredienti (ho usato farina di grano saraceno invece che integrale) e qui riporto la mia versione, rimandando al link per l'originale.

Ho usato:
Torta di fragole e grano saraceno


  • 120 gr di burro morbido
  • 220 gr di zucchero semolato (+ 2 cucchiai per guarnire)
  • 2 uova
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 60 gr di farina bianca
  • 120 gr di farina di grano saraceno
  • 2 cucchiaini di lievito vanigliato
  • un pizzico di sale
  • 240 gr di latte
  • 400 gr di fragole
  • zucchero a velo


Accendere il forno a 180° (io ho usato il ventilato a 160°)  e imburrare uno stampo.
Lavare le fragole e tagliarle a metà.
Montare il burro con lo zucchero, aggiungere le uova e la vaniglia e lavorare bene.
Incorporare le due farine, il lievito e il pizzico di sale e infine diluire con il latte.
Versare il composto nella teglia e affondarvi le mezze fragole.
Spolverizzare con i 2 cucchiai di zucchero e infornare per 35 minuti. Fare la prova stecchino.
Sfornare, lasciare intiepidire e poi rovesciare la torta sul piatto di portata.
Appena si sarà raffreddata, spolverizzarla di zucchero a velo.

Il commento della copiona: buona, buonissima! Questa è sicuramente da rifare, cambiando anche frutta... mi immagino già una versione alle pesche o alle ciliegie, aromatizzata alla mandorla :-)


Ghiaccioli di latte di cocco e ananas (tenere da parte per quando sarà caldo...)

Insomma, qua continua a piovere. E fa anche un freddo quasi becco. Ma questo non impedisce al sig. Lidl di mettere in vendita degli indispensabili stampini per gelato da passeggio e non impedisce a me di provarli subito, con una ricetta che avevo scarabocchiato in un foglietto e che è saltata fuori in un giorno di pioggia e vento, quando sarebbe stato meglio mettere su un brodo, invece che un passatempo rinfrescante.

Ho usato:
Ghiaccioli al latte di cocco e ananas


  • 1 barattolo di ananas al naturale
  • 1 barattolo di latte di cocco
  • 1 banana grande
  • 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
  • 1 pizzico di sale


Mettere tutto nel bicchiere di un frullatore (l'ananas col suo succo) e frullare.
Distribuire negli stampini, infilare il bastoncino e mettere in freezer per almeno 6 ore.
Mangiare :-D

Il commento della copiona: davvero buoni, freschi e per niente blandi.

martedì 14 maggio 2013

Olio detergente all'ananas (per un viso di pesca...)

Stavo per scrivere "per un viso di ananas" ma poi mi sono ricordata che un tristemente famoso dittatore, Noriega, era chiamato Faccia d'Ananas per i crateri della pelle dovuti a qualche pregressa malattia e non mi sembrava di buon auspicio :-D
Mentre cercavo modi per utilizzare il grosso ananas di cui al post precedente, sono inciampata nella ricetta per realizzare un olio detergente per il viso che mi ha assai incuriosito.
Quando ero ragazza, ero una fan dell'Olio Indiano per eliminare punti neri e altre impurità giovanili e adesso voglio provare questa versione casalinga.

Servono:
Olio detergente all'ananas


  • un pezzo alto circa due dita di scorza di ananas ben lavata e il relativo torso
  • 150 gr di olio di mandorle
  • 50 gr di olio di ricino
  • (facoltativo: 2 fette di ananas fresco)


Dopo aver svuotato l'ananas con l'apposito attrezzo, tagliare un pezzo di scorza e lavarla bene.
Tagliarla a pezzetti e metterla in un pentolino. Se la scorza ha ancora molta polpa attaccata, è sufficiente così, altrimenti aggiungere un paio di fette di frutto fresco.
Ricoprirla con l'olio di mandorle, metterla a fuoco bassissimo e far sobbollire per circa un'ora. Non deve friggere e bisogna fare attenzione perché ha la tendenza a farlo.Nel caso, invece di metterlo sulla fiamma viva, si può usare un rompifiamma o addirittura mettere il pentolino con l'olio dentro uno più grande pieno di acqua a bollore vivo e tenerlo a bagnomaria.
Una volta pronto, filtrare l'olio attraverso un colino a maglie sottilissime e farlo cadere in un vasetto di vetro pulitissimo.
Unire l'olio di ricino e tappare.
I due oli si separeranno, quindi al momento di usarli agitare bene il contenitore.

Come utilizzarlo:

  • Agitare il contenitore dell'olio e spalmarne alcune gocce sulla pelle del viso privata del trucco.
  • Prendere un piccolo asciugamano e immergerlo in acqua bollente (diciamo la più calda che potete sopportare!), appoggiarlo sul viso per un minuto circa, fino a quando si raffredda. Il calore fa aprire i pori e tira fuori tutte le schifezze al loro interno.
  • Ripetere quest'operazione una o due volte.
  • Bagnare di nuovo e strizzare bene l'asciugamano e usarlo per esfoliare delicatamente la pelle, massaggiandolo circolarmente sul viso.
  • Sciacquare di nuovo l'asciugamano, poi bagnarlo in acqua molto fredda, strizzarlo e usarlo per tamponare il viso, in modo da chiudere i pori e trattenere l'idratazione.


Si può fare ogni sera!

Il commento della copiona: provato e piaciutissimo! A differenza di quel che si può pensare, l'olio è il miglior modo per pulire la pelle grassa.


Acqua di ananas e zenzero (perché il frutto col ciuffo è come il maiale, non si butta via niente...)

Ho comprato un grossissimo ananas, maturo e succulento: intanto perché mi piace da morire (e infatti me lo sono mangiato a pranzo, tutto da sola...) e poi perché volevo piantare il ciuffo e ripetere un esperimento di successo di alcuni anni fa. All'epoca, sognavo già di riuscire, prima o poi, a mangiare un ananas autoprodotto, perché chi mi aveva insegnato questo metodo, mi aveva garantito che prima o poi sarebbe successo. Tutto quello che ottenni, allora, fu una bella pianta dalle verdi foglie lanceolate; poi non ricordo cosa accadde: forse fu che lasciammo indietro il vaso durante un trasloco, oppure chissà, una gelata o una nevicata. Stavolta, grazie al mio terrazzo supersoleggiato, ci riprovo. Tra quei 7/8 anni ci rileggiamo per vedere se l'ananas (inteso come frutto) è cresciuto.

Il procedimento è molto semplice: si taglia via il ciuffo con un pezzetto di polpa e si pianta in un vaso di terriccio. Non importa se le foglie intorno sono secche o rovinate, perché quelle nuove ricrescono dal centro. Nel web, si trovano anche descrizioni di procedimenti più complessi, tipo il far spuntare le radici all'ananas tenendolo in un contenitore d'acqua e poi trapiantarlo. Ma io sono e pigra e frettolosa, e quindi ho scelto la via più breve.

Seguiranno aggiornamenti, ma per adesso, il pargolo si presenta così.
Ananas piantato


Sistemato il ciuffo, resta l'ananas. A parte il coltello a seghetto, ci sono altri modi per pelarlo. Io ho usato un utilissimo e funzionantissimo oggetto che, come un tirabusciò, crea un cilindro perfetto di fette col buco in mezzo.

Quello che rimane, una volta estratta la parte edibile, è questo.

A questo punto, guardando tutto questo ben di Dio destinato a finire nel bidone dell'umido (ancora non ho un composter, ma mi organizzerò...) ho pensato che non fosse possibile che nessuno avesse pensato a utilizzare la scorza dell'ananas per qualcosa. E, grazie a una rapida ricerca sul web, ho trovato questa idea che mi è parsa facile e veloce al punto giusto da metterla subito in pratica.

Servono: 
Acqua di ananas e zenzero


  • La scorza di un ananas (se ne tenete da parte due dita, insieme a un paio di fettine di frutto, poi vi dico cosa potete farci...)
  • acqua
  • un pezzo di zenzero fresco sbucciato col cucchiaino 


Lavare bene la scorza dell'ananas, poi tagliarla a pezzi e metterla in un pentola insieme allo zenzero. Coprire con acqua, portare a ebollizione e cuocere per 15 minuti a fuoco medio. Spegnere il gas, incoperchiare e lasciare riposare per altri 15 minuti.
Con un mestolo forato, rimuovere le scorze e tenerle da parte. Filtrare il liquido attraverso un colino a maglie fittissime (o usare un colino rivestito di ovatta di cotone o di mussola), facendolo cadere in una caraffa capiente.
Riprendere i pezzi si scorza, schiacciarli con uno schiacciapatate in modo da estrarne più succo possibile. Filtrare anche questo e unirlo a quello nella caraffa.

Far raffreddare e servire, a temperatura ambiente, fresco di frigo o con l'aggiunta di ghiaccio.

Il commento della copiona: è fantastica, quest'acqua! Intanto perché non si butta via niente (e questo mi piace moltissimo!) e poi perché non serve aggiungere zucchero né dolcificare in alcun modo: se l'ananas è maturo e dolce, se ne ricaverà una bevanda deliziosa, dissetante e gradevolissima. A piacere, si può aggiungere qualche foglia di menta.




Che saranno mai? (ho fatto la festa all'ananas)

Tutto è iniziato con la mia nuova passione: il balconaggio, cioè il tentare di dare un aspetto accettabile al mio terrazzo che finora era abitato solo da immarcescibili cactus e da qualche striminzita erba aromatica.
Un po' alla volta sta - letteralmente - rifiorendo. Ho riorganizzato i minuscoli spazi, ho invasato un po' di piante dai fiori colorati, sto riciclando contenitori per tentare di ottenere un effetto shabby chic che - visti il tempo, i mezzi e le capacità limitate - non raggiungerò mai. Però mi sto divertendo e rilassando moltissimo!

E dunque... cosa saranno queste cosine qua sotto? Un po' alla volta metterò le ricette o le istruzioni e ci sarà anche un bonus a sorpresa.
Ho fatto la festa all'ananas!

A presto, dunque...



martedì 30 aprile 2013

Zuppa di lenticchie rosse, fagioli e cavolo (dice che fa dimagrire, ma non è vero e spiego perché)

Girellando per il web, incontro ogni tanto cose che mi lasciano da pensare.
Per esempio, ho scoperto che esiste una cosa che si chiama Daniel Fast, cioè il digiuno di Daniel. Sostanzialmente, si tratta di una pratica mistico-dietetica, che consiste nel cibarsi di soli prodotti freschi e non elaborati e di bere solo acqua di fonte, ispirata al libro del profeta Daniele.
Alla fine dei giorni prescritti, si starà molto meglio che se si ci fosse alimentati di cibi pesanti, calorici e regali.
Ora qui ci vorrebbe il Grande Capo Estiqaatsi e la sua omonima esclamazione, tanto più che la signora che ha postato questa ricetta dice che mangiando la zuppa è dimagrita un tot di chili. Avendoci fortunatamente fatto conoscere quel che ingurgitava prima, è normale crederle.
Io non solo non credo più nelle diete dimagranti da anni, ma sono certa e convinta che siano causa di disordini alimentari e, soprattutto, di infelicità. E soprattutto, non credo alle soluzioni miracolose.
Questa zuppa però mi ha attirato perché io sono ghiottissima di cumino e perché avevo un bel po' di ingredienti in casa da smaltire, quindi l'ho fatta e apprezzata e, ovviamente, credo di non aver perso neanche mezz'etto.
Metto la versione che ho fatto io, leggermente diversa dall'originale, che invece si trova qui.

Ho usato:
Zuppa di lenticchie rosse, fagioli e cavolo


  • 2 cipolle dorate medie
  • 4 spicchi d'aglio
  • 2 cucchiai d'olio extravergine di oliva
  • 400 gr di lenticchie rosse decorticate secche
  • 500 gr di fagioli borlotti lessati
  • 2 barattoli di polpa di pomodoro
  • 2 litri di brodo vegetale
  • 2 cucchiai da tè di semi di cumino
  • peperoncino macinato a gusto proprio
  • la metà di una piccola verza


Tritare le cipolle e l'aglio e metterli in una capace pentola con l'olio e mezzo bicchiere d'acqua.
Appena l'acqua sarà evaporata e le verdure cominceranno a dorare, aggiungere le lenticchie secche e mescolarle, in modo da insaporirle un po'.
Aggiungere un litro e mezzo di brodo, portare a bollore, poi abbassare la fiamma e cuocere per 20 minuti.
Aggiungere i fagioli, dopo averli sgocciolati (ed eventualmente sciacquati, se sono in scatola), il pomodoro, il cumino e il peperoncino.Unire il brodo rimanente ed eventualmente anche acqua, per ottenere la consistenza desiderata.
Cuocere per altri 15 minuti.
Nel frattempo, tagliare la verza a striscioline e appena la zuppa sarà pronta metterla nella pentola, mescolando bene. Spegnere il gas, incoperchiare la zuppa e lasciare la verza ad ammorbidirsi.
Servire dopo averla fatta riposare qualche tempo (io l'ho fatta la sera per il giorno dopo).

Il commento della copiona: buona, buonissima! Non ho aggiunto sale né ulteriore olio, perché per il mio gusto la zuppa era già ben saporita così.

martedì 23 aprile 2013

Ceci arrosto (da passatempo, più che altro)

Altro piattino velocissimo da fare e buonissimo da gustare.
Lo chiamo da passatempo, perché i ceci fatti in questi modo si sgranocchiano oziosamente mentre si fa altro, ma sono anche buoni come accompagnamento da aperitivo. Vedete voi cosa farne, se volete farli.
La ricetta originale è qui.

Io ho usato:
Ceci arrosto


  • 500 gr di ceci lessi (fatti in casa o comprati in scatola)
  • olio extravergine di oliva
  • spezie a piacere (io ho usato un mix cajun)
  • sale


Accendere il forno a 200° ventilato (o 220° statico) e foderare di alluminio una leccarda da forno.
Se i ceci sono di scatola, scolarli e passarli sotto l'acqua corrente, se sono lessati in casa scolarli e basta.
Metterli in una ciotola, condirli con due o tre cucchiai di olio, con le spezie a piacere e il sale.
Mescolare bene con un cucchiaio, in modo che si rivestano uniformemente di condimento, poi distribuirli in un solo strato sulla leccarda.
Infornare per circa 20-30 minuti (dipende dal forno!) o fino quando i ceci saranno belli dorati e croccanti.
Farli riposare qualche minuto, poi servirli caldi, tiepidi o a temperatura ambiente.

Il commento della copiona: crunch crunch crunch!


Pasticcini di cocco e latte condensato e nient'altro! (ce li avete 10 minuti di tempo?)

Ho già scritto parecchie volte che preferisco preparare cose veloci, con pochi ingredienti e lavorazioni semplici.
Questi pasticcini, che ho trovato qui, sono perfetti per i miei gusti: 2 soli ingredienti e pronti in meno di 10 minuti. 
Ok, poi ci vuole un po' di pazienza per farli raffreddare, ma l'attesa vale il risultato.

Servono:
Pasticcini di cocco e latte condensato
  • 1 barattolo di latte condensato (non quello evaporato!) da 400 gr
  • 200-220 gr circa di farina di cocco 

Accendere il grill del forno a 180° e foderare di carta forno una teglia grande.
Versare il latte condensato in una zuppierina e incorporarvi con un mestolo di legno la farina di cocco. Deve risultare un composto sodo e ben amalgamato.
Con l'aiuto di due cucchiaini (oppure con la sac à poche, se avete voglia - io non ce l'avevo :-D ) formare dei mucchietti sulla teglia preparata e infornare per 3 minuti circa, avendo l'accortezza di sorvegliare CONTINUAMENTE la cottura, perché basta un attimo e si bruciano.
Toglierli dal forno, farli riposare qualche minuto nella teglia, poi spostarli su una griglia da pasticceria e farli raffreddare.
Volendo, una volta freddi, si possono guarnire con dei ghirigori di cioccolato fondente.

Il commento della copiona: per essere originale, dirò che danno assuefazione, ecco.

lunedì 22 aprile 2013

Gamberi al forno con burro e limone (un quarto d'ora e sono pronti)

Questa ricetta mi è apparsa su Pinterest e mi è piaciuta subito perché la combinazione crostacei + burro + agrumi la trovo assolutamente irresistibile.
Oltretutto ci vuole veramente un attimo a farli e infatti ce li siamo mangiati sabato a pranzo, il pasto della settimana meno strutturato perché arriviamo sempre lunghi con i giri del mattino e di solito non si cucina.

Ho usato: 
Gamberi burro e limone


  • 1 kg di code di gambero (ho usato quelle surgelate e non le ho messe in forno così, senza scongelarle prima e con il guscio)
  • circa 120 grammi di burro
  • 3 limoni
  • foglioline di aneto secche (ma si può usare qualsiasi altro aroma che piaccia, anche una miscela di spezie tipo curry o garam masala)
  • sale e pepe


Accendere il forno a 200°.
Affettare i limoni piuttosto sottilmente.
Foderare di alluminio una teglia da forno e mettervi il burro a pezzetti, poi infornare in modo che si sciolga.
Quando sarà fuso, rivestirlo con le fettine di limoni, sopra le quali verranno distribuiti i gamberi. Spolverizzare con l'aneto o con la spezia prescelta e pepare (niente sale, per adesso!) e infornare per circa 15 minuti o fino a quando i gamberi saranno cotti ma non asciutti.
Salare e servire.

Il commento della copiona: questi li rifaccio di sicuro!

giovedì 18 aprile 2013

Un pomeriggio alla spa (ma senza muoversi da casa)

La mia adorata amica Alessia, donna di mondo che tutto sa e tutto conosce, mi ha fatto notare che quella che io ho definito acqua aromatizzata è in realtà una spa water, cioè una bevanda a virtualmente zero calorie di gran voga nei centri benessere americani.
Noi qua in campagna certe cose non si sanno, però l'idea di bere una cosa buona ci piace un sacco e allora oggi ho replicato l'esperimento, cambiando gli ingredienti.
Tanto che c'ero, mi sono concessa anche una mezz'ora di relax, con un pediluvio di sali di Epsom transdermici, che mi hanno detto essere manina santa, oltre che per i piedi provati dal lungo inverno, anche per la fibromialgia maledetta che mi affligge. A seguire, massaggino con lozione autoprodotta, per piedi e mani da mangiare.

Servono:


per la spa water:

  • 1/2 pompelmo rosa
  • 1/2 limone bio
  • 1/2 arancia bio
  • 1 rametto di menta fresca
  • 2 litri d'acqua






per la lozione autoprodotta:


  • 2 manciate di riso
  • 2 cucchiai colmi di miele
  • 2 cucchiai di aceto di mele
  • 2 cucchiai di olio vegetale (uno qualsiasi, io ho usato quello di arachidi)


per il pediluvio:

  • sale di Epsom (cos'è? il sale inglese o magnesio solfato)


La spa water si fa affettando sottilmente gli agrumi, dopo averli ben lavati e mettendoli in una caraffa insieme alla menta e all'acqua. Dopo una notte di riposo in frigo, si beve diluendo l'esperienza durante la giornata.

Uno o due bicchieri gustarli intanto che i piedi sono a mollo in una bacinella di acqua calda, dove sono stati sciolti tre cucchiai colmi di sali di Epsom: non c'è prodotto alternativo che tenga, vengono fuori dei piedini lisci e rosei come quelli di un neonato. Dopo 20 minuti di relax, asciugarli e massaggiarli con una lozione fatta in questo modo: frullare il riso in un macinacaffè o altro strumento che riesca a trasformare i chicchi in una farina grossolana. Mescolarlo con il miele, l'aceto e l'olio e usare la lozione ottenuta per massaggiare i piedi. Senza sciacquarli, indossare un paio di calzini e lasciarli così per un'oretta. Sciacquare e uscire con le infradito :-)

Il commento della copiona: la spa water me la sono inventata, ma credo che non sia stato un atto di particolare creatività :-D ... la lozione autoprodotta è stata copincollata dal web, la ricetta è in inglese, ma pare che il sito dal quale l'avevo presa non esista più perché l'url non si apre. Vabbè.

mercoledì 17 aprile 2013

Frullato di frutti di bosco e yogurt (colazione, ma anche merenda fresca)

Adesso che è arrivato il tepore primaverile - ed è arrivato tutto insieme - la mattina a colazione ho voglia di roba fresca. In attesa di ricominciare a svegliarmi con l'anguria, ho sostituito il tè bollente e i biscotti con un frullato fatto al momento, che mi serve pure per smaltire una quantità di frutti di bosco surgelati, comprati in un momento di paura per il futuro e di pulsioni be prepared in vista della fine del mondo.

Servono:
Frullato di yogurt e frutti di bosco
  • 1 bicchiere di quelli della nutella di frutti di bosco surgelati 
  • 1 bicchiere di yogurt magro
  • il succo di un'arancia appena spremuta
  • un po' di fruttosio o di succo di agave, se è troppo aspro
  • qualche mandorla con la pelle

Si mette tutto, tranne le mandorle,  nel bicchiere del frullatore e si frulla. Poi si serve subito con le mandorle intere. Fine della ricetta. Buona colazione!

Il commento della copiona: se i frutti surgelati sono troppo freddi, conviene lasciarli scongelare tutta la notte in frigorifero, prima di usarli.

Acqua aromatizzata al cetriolo e al limone, depurativa e rinfrescante (e pure buonissima, peraltro)

La ricetta di questa bevanda deliziosa viene da qui e l'autrice (credo sia donna, ma chi può dirlo?) dice che serve a dimagrire e sgonfiare la pancia. Io ci credo poco, anzi per niente; fatto sta che è molto più buona da bere di una semplice acqua di rubinetto: disseta e rinfresca. E poi è bella da vedere.

Servono:
Acqua aromatizzata al cetriolo e limone


  • 1 cetriolo
  • 1 limone bio
  • 10 foglie di menta fresca
  • 1 pezzo di zenzero fresco a piacere
  • 2 litri d'acqua


La sera prima, mettere in una caraffa capiente il cetriolo sbucciato e tagliato a fettine, il limone bio, ben lavato e affettato sottilmente, con la buccia e tutto, le foglie di menta e lo zenzero grattugiato.
Unire due litri di acqua, tappare il recipiente e lasciar macerare in frigo.
Il giorno dopo, bere l'acqua aromatizzata nel corso della giornata (io il primo bicchiere appena alzata e a digiuno).
Ripetere da capo alla sera, in modo da non rimanere mai senza.

Il commento della copiona: sorprendente e buonissima!

martedì 9 aprile 2013

Dolcetti glassati al limone senza lievito (ero scettica e invece)

Questa ricetta gira tra i miei appunti da tempo immemorabile e credo di averne pianificato la realizzazione qualche decina di volte, ma solo oggi, a metà preparazione, mi sono resa conto che il lievito non era menzionato tra gli ingredienti. Ero molto dubbiosa, pensavo che il risultato finale sarebbe stato gnuccoso e immangiabile e invece sono venuti buo-nis-si-mi!

Servono:
Dolcetti glassati al limone senza lievito


  • 120 gr di farina
  • 160 gr di zucchero semolato
  • 1 pizzico di sale
  • 110 gr di burro morbido
  • 2 uova
  • 2 limoni sugosi grandi
  • 170 gr di zucchero a velo


Accendere il forno a 180° (io usato il ventilato a 160°).
Nel robot con il gancio impastatore (così diceva la ricetta e io ho eseguito diligentemente...) mettere la farina, lo zucchero semolato, il sale e il burro morbido e lavorare per un paio di minuti.
A parte, sbattere le uova con la scorza grattugiata di un limone e 2 cucchiai di succo di limone, poi versarlo sulla farina  lavorare ancora 2 minuti, fino ad ottenere un impasto cremoso. Rovesciarlo in uno stampo quadrato da 24 cm di lato, ben imburrato ed infornare per 20 minuti. Il dolce non deve cuocere molto, perché sennò diventa duro: appena i bordi diventano dorati, toglierlo dal forno.
Farlo raffreddare bene e intanto preparare la glassa mescolando bene lo zucchero a velo con la scorza grattugiata dell'altro limone e quattro cucchiaiate di succo.
Spalmare metà della glassa sul dolce ormai freddo, farla rapprendere (non si indurisce), poi spalmare la seconda metà della glassa. Appena anche questa si sarà rappresa, tagliare il dolce a quadretti e servire.

Il commento della copiona: avevo una voglia matta di un dolce limonoso e questo è estremamente soddisfacente. Credo sia molto buono anche con l'arancia, al posto del limone. Proveremo...

martedì 26 marzo 2013

Arista con la senape e il pepe rosa e gnocchi fritti di contorno (una cena rimediata)

Ho ritirato fuori le mie pentole a pressione e le sto usando continuamente, per farci qualsiasi cosa.
Ieri sera, dovendo finire anche un po' di barattolini giacenti in frigo e con una voglia di cucinare pari a zero, ho svogliatamente messo insieme quel che avevo e - così come mi capita spesso, quando il mio impegno è nullo - è venuta fuori una cosa così buona che vinco la pigrizia per scriverla qui.
L'arista è una mia invenzione (nel senso che non ho seguito nessuna ricetta, ma magari, visto che le grandi menti pensano in modo uguale, qualcuno l'avrà già fatta prima di me), mentre gli gnocchi sono stati fatti a memoria, da una segnalazione della mia amica Alessia che li aveva visti fare dalla Nigella.

Ho usato:
Arista alla senape e pepe rosa e gnocchi fritti
  • un pezzo di arista di maiale disossata da circa 1 kg
  • olio extravergine di oliva
  • moutarde à l'ancienne (quella con i grani di senape)
  • pepe rosa in salamoia
  • gnocchi di patate pronti
  • poco brodo di carne
  • sale & pepe

Ho messo nella pentola a pressione un po' d'olio (tutte le dosi sono spannometriche, regolatevi a gusto) e ho fatto rosolare l'arista da tutte le parti, senza aggiungere altro. Appena dorata, l'ho spalmata sopra e ai lati con due grosse cucchiaiate di moutarde à l'ancienne e con due cucchiai da tè di bacche di pepe rosa. Ho salato e pepato
Ho poi versato sul fondo poco brodo (un bicchiere della nutella scarso) e ho chiuso la pentola.
Dal fischio, ho cotto 20 minuti.
Nel frattempo, ho scaldato dell'altro olio in un tegame antiaderente e, appena bello caldo, ho versato gli gnocchi di patate CRUDI (cioè, dalla busta in pentola, senza lessarli prima) e ho fatto dorare, mescolando spesso: ci vogliono circa 10-12 minuti. Li ho scolato con un mestolo forato e li ho messi ad asciugarsi sullo scottex.
Trascorso il tempo di cottura dell'arista, svaporare la pentola, far riposare qualche minuto, poi affettare la carne sottile. Se al centro non dovesse essere cotta (ma comunque meglio che resti un po' rosa, è più buona) passare velocemente le fette nel sugo rimasto nella pentola e cuocerle ancora per un minuto.
Servire col sughetto e gli gnocchi a parte.

Il commento della copiona: cotta in questo modo, velocemente e a pressione, l'arista rimane morbida e succulenta, davvero buonissima!

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