lunedì 28 febbraio 2011

Spaghetti di Gragnano con la saraghina (post virtuoso di riciclo avanzi)

Io DETESTO profondamente gli sprechi e gli avanzi in cucina: mi secca da morire buttar via roba commestibile solo perchè nessuno ha voglia di mangiarla.
Quindi continuo a pensare modi per usare cose già pronte: la frittata di pasta cotta in forno è uno dei miei cavalli di battaglia, una delle rare cose che faccio spessissimo.
Oggi pomeriggio, mentre rientravo da una breve trasferta di lavoro sotto la pioggia battente, pensavo a come poter utilizzare la saraghina al forno fatta ieri e che sicuramente stasera non avrebbe voluto nessuno.
E sono venuti fuori questi, piaciuti moltissimo!

Ho usato:

  • spaghetti grossi di Gragnano
  • una quindicina di pezzi di saraghina già arrostita
  • olio extravergine di oliva
  • un avanzo di pane raffermo mischiato a aglio e prezzemolo
  • la scorza grattugiata di un grosso limone
  • pecorino grattugiato

Intanto che gli spaghetti si lessavano (12 minuti al dente, quindi c'è tutto il tempo...) ho tagliato via le codine e le teste dei pesciolini e poi li ho tagliati in due pezzi ciascuno.
Ho messo in un grande tegame poco olio e appena caldo, ho buttato dentro la saraghina, facendola soffriggere per un paio di minuti.
Contemporaneamente, in un piccolo padellino, ho fatto dorare il pane raffermo già mischiato ad aglio e prezzemolo (un avanzo pure questo...).
Pronti gli spaghetti, li ho scolati e buttati nel tegame, spadellandoli per qualche istante.
Ho aggiunto circa 3/4 della scorza di limone e 3/4 del pangrattato.
Ho distribuito nei piatti di portata, guarnendo con un pizzico di scorza di limone, un pochino di pangrattato e con una grattugiata di pecorino.

Il commento della copiona: ci sarebbe stata benissimo dell'uvetta passolina ammorbidita in poca acqua tiepida e anche qualche pinolo. La prossima volta, magari :-)

domenica 27 febbraio 2011

Saraghina al forno (post cinematografico di femminilità ittica)

I cinefili, se sentono parlare di Saraghina, l'associano subito al personaggio felliniano di 8 1/2 : la prostituta che balla la rumba sulla spiaggia, di fronte ai ragazzini eccitati. Solo l'arrivo di due preti interrompe lo spettacolo.
Le donne del Grande Riminese sono paradigmatiche: sono femmine, dentro e fuori, sono sensuali, volitive, ribelli.
Mantengono la loro personalità anche quando, come Gradisca, si offrono al Principe: come non notare la grazia, la delicatezza di Magali Noel col suo cappellino rosso sotto le lenzuola dello sfarzoso Grand Hotel di Rimini? Che drammatica differenza con le tristi ragazzotte che riempiono le cronache di questi giorni... Fellini, che pure ha rappresentato prostitute di strada, donne disinibite e disincantate, ne sarebbe rimasto agghiacciato.
La Saraghina, insieme alla tabaccaia e alla Volpina di Amarcord, è uno dei personaggi più intensamente felliniani: donne sopra le righe, indimenticabili nel loro essere troppo di tutto, grottesche ed esagerate, con una volgarità che attira e strega senza creare disgusto.
Chi invece frequenta le pescherie della Romagna, sa che la saraghina è un umile pesciolino argentato, dal dorso verdeazzurro e con le guancette rosse. Il nome si usa sempre al singolare.
Costa pochissimo (4 euro al kg!) e, a differenza di altro pesce azzurro che a volte viene scartato perchè si pensa che richieda lunghi e noiosi trattamenti di pulizia, la saraghina si mangia così com'è.
Io l'ho comprata ieri in una pescheria sul porto di Marina di Ravenna, da una ragazza che più felliniana non si poteva: alta, grande, una specie di gigantessa dagli occhi buoni, gentile e prodiga di consigli.
Era la prima volta che mi avvicinavo a questo pesciolino: la gigantessa mi ha convinta dicendo che non bisognava neanche pulirla, la saraghina... basta sciacquarla sotto l'acqua e spruzzarla di aceto bianco. E poi si fa alla griglia o gratinata col pangrattato.
E così ho fatto...

Servono:

  • saraghina, secondo la fame e i commensali: l'importante è che sia freschissima!
  • aceto bianco
  • pane toscano raffermo di almeno due o tre giorni
  • prezzemolo
  • aglio
  • sale e pepe

Accendere il forno a 200°.
Sciacquare la saraghina in acqua corrente, metterla in un colapasta e spruzzarla con aceto bianco.
Frullare il pane con prezzemolo, aglio, sale e pepe (dosi occhiometriche....) e distribuirne un poco sul fondo di una pirofila o di teglia.
Adagiarvi sopra la saraghina, cospargerla di altro pangrattato.
Niente olio.
Infornare subito e dopo 6-7 minuti i pesciolini saranno pronti. Controllare l'occhio: appena è bianco, sono pronti anche se l'aspetto della pelle è rimasto praticamente invariato.
Servire subito, con spicchi di limone a parte se qualcuno se ne volesse servire.

Il commento della copiona: adoro!

Torta salata di lenticchie rosse e gorgonzola

Questa è proprio una buffissima ricetta, trovata - di nuovo! - su una rivista francese.
E' una torta salata, il cui ripieno consiste principalmente in lenticchie rosse: una delizia!

Servono:

  • 1 rotolo di pasta brisée (oppure fatevela da soli, io non c'avevo voglia e l'ho comprata pronta)
  • 2 uova + 1 tuorlo
  • 300 gr di lenticchie rosse decorticate
  • 50 gr di pancetta affumicata a dadini
  • 15o gr di latte
  • 150 gr di gorgonzola
  • 1 porro
  • 1 foglia di alloro
  • aceto balsamico
  • sale e pepe

Pulire il porro e affettarlo sottilmente.
Mettere la pancetta in una pentola e farla rosolare a secco, aggiungere le lenticchie, il porro, l'alloro e bagnare con un litro d'acqua.
Portare a ebollizione e lasciare sobbollire per una decina di minuti, poi aggiungere un cucchiaio da minestra di aceto balsamico, salare e pepare. Mescolare bene, rovesciare in un colariso a maglie fitte, eliminare l'alloro e far raffreddare.
Sbattere insieme le uova e il latte, salare e pepare.
Accendere il forno a 180°
Usare la pasta brisée per rivestire uno stampo da crostate ricoperto di carta forno e bucherellarne in fondo con una forchetta.
Tagliare il gorgonzola a dadi e distribuirlo sulla pasta, poi ricoprire con le lenticchie.
Sopra il tutto, versare il composto di latte e uova.
Infornare e cuocere per 40-45 minuti, regolandosi con proprio forno come sempre.
Far intiepidire e servire.

Il commento della copiona: un piatto buffo, ma molto gustoso. I miei figli se lo sono spazzolato :-)


Zucca gratinata alla ricotta


Questa l'avevo fatta un po' di tempo fa, con una bella zucchetta butternut trovata al mercato:è un piatto così dolce che, cambiando un po' gli ingredienti, potrebbe diventare un dessert perfetto.
Trovata su una vecchia rivista francese e un po' modificata.

Ho usato:

  • 1 zucca butternut
  • 250 gr di ricotta
  • un bicchiere di latte circa
  • poca panna liquida
  • 50 gr di parmigiano grattugiato
  • semi di aneto (oppure altre erbe a piacere, per esempio prezzemolo tritato)
  • semi di zucca sbucciati
  • poco burro per la pirofila
  • sale e pepe

Ho fatto a pezzi la zucca e l'ho fatta cuocere in forno, coperta di carta stagnola, per una ventina di minuti.
Ho rimosso la buccia, l'ho tagliata nuovamente a pezzetti più piccoli e li ho disposti in una pirofila imburrata.
Ho mescolato la ricotta col il latte e poca panna (questa si può omettere tranquillamente, io ne avevo due dita avanzate da qualcos'altro e l'ho aggiunta), poi ho aggiunto circa metà del parmigiano grattugiato. Ho insaporito con sale e pepe e con l'aneto.
Ho versato questo composto sulla zucca, poi ho cosparso di semi di zucca e infine ho spolverizzato con il parmigiano rimasto.
Ho infornato circa mezz'ora a 180°, fin quando la superficie si è presentata ben dorata.
Ho fatto intiepidire leggermente, in modo che la preparazione si assestasse e poi ho servito, come piatto unico.

Il commento della copiona: molto buona anche fredda, piaciuta moltissimo soprattutto ai ragazzi. Mi è venuto in mente che sarebbe carino farne delle cocottine individuali da servire calde come antipasto.

domenica 20 febbraio 2011

Spuma di spinaci (minestra vellutata)

Questa l'ho presa, con qualche piccola modifica, dal libro Maremma a tavola. Si fa in un lampo ed è una delizia.

Servono:

  • 500 gr di spinaci già pronti per la cottura
  • 2 patate
  • 1 carota
  • 1 spicchio d'aglio
  • 2 uova
  • 50 gr di pecorino grattugiato
  • olio extravergine di oliva
  • sale e pepe

Mettere in una pentola di dimensioni adeguate poco olio e farvi soffriggere lo spicchio d'aglio.
Pelare, lavare e tritare le patate e la carota.
Aggiungere nella pentola gli spinaci lavati, farli appassire per qualche istante, poi unire le patate e la carota tritate. Bagnare con circa mezzo litro d'acqua bollente, salare e pepare e cuocere per una ventina di minuti.
Frullare il tutto, nel bimby, nel frullatore o con un minipimer, a seconda di quello che si preferisce e stando molto molto attenti agli schizzi bollenti (di nuovo... indovinate come faccio a saperlo?).
Rimettere tutto nella pentola, aggiungere un altro mezzo litro di acqua bollente e rimettere al fuoco.
Nel frattempo, mescolare le uova con il pecorino grattugiato e, appena la minestra ha ripreso bollore, versarlo nella pentola, mescolando subito bene con una frusta.
Cuocere un minuto e servire subito.

Il commento della copiona: mi piace da morire il colore, di questa vellutata che non ha traccia di panna. Leggera e buonissima!

Brownies alla marmellata di lampone

Questa ricetta è stata premiata come Ricetta della settimana da Blog di cucina.
Dolci al cioccolato in questo blog ne troverete ben pochi, addirittura questo credo sia il primo: la famiglia non apprezza.
Ma come si fa a rinunciare a fare i brownies, una volta ogni tanto?
Questi sono buonissimi: il lampone dà un saporino acidulato, i pezzetti di cioccolata bianca crocchiano sotto i denti, la consistenza è umida e masticosa. Fantastici proprio, sì sì...
Le calorie sono un problema secondario, perchè ricchi come sono ne basta veramente un morsino per appagare la voglia di dolcezza.
Il lievito NON ci va ;-) e per trovare la marmellata di lamponi ho dovuto fare una mezza caccia al tesoro.... ma il risultato vale assolutamente gli sforzi :-)
Vengono da una vecchia rivista francese, a proposito...

Servono:

  • 100 gr di cioccolato bianco
  • 200 gr di cioccolato al latte
  • 120 gr di burro
  • 3 uova
  • 2 cucchiai di panna liquida
  • 150 gr di zucchero
  • marmellata di lamponi
  • 30 gr di nocciole decorticate
  • 150 gr di farina

Accendere il forno a 180°.
Tritare il cioccolato bianco a pezzi grossolani e metterlo in congelatore.
Tritare a farina le nocciole.
Fondere a bagnomaria il cioccolato al latte con il burro, toglierlo dal fuoco e mescolare bene.
Con le fruste elettriche, lavorare le uova con la panna e lo zucchero.
Amalgamare a questo composto 2 cucchiai abbondanti di marmellata di lamponi, la polvere di nocciole, il cioccolato fuso insieme al burro e la farina, sempre lavorando con le fruste.
Incorporare poi il cioccolato bianco, mescolando con un cucchiaio di legno.
Versare in una teglia imburrata (io ne ho usato una quadrata da 22 x 22 cm) e infornare per una trentina di minuti.
Sfornare e far raffreddare, poi sformare e tagliare a quadretti.
Diluire un paio di cucchiai di marmellata di lamponi con poca acqua e usare per lucidare la superficie dei dolcetti.

Il commento della copiona: li-bi-di-no-si :-D

Zuppa di finocchi e formaggio

Questa viene da un vecchio numero de La Cucina del Corriere della Sera: fatta ieri a pranzo, aumentando un po' le dosi rispetto all'originale, pubblicata nella sezione ricette light. Lo abbiamo mangiato come piatto unico, buonissima!

Ho usato:

  • 4 finocchi
  • 1 cipolla
  • olio extravergine di oliva
  • 100 gr circa di emmental
  • 2 tuorli
  • semi di aneto
  • 1 litro di brodo vegetale
  • 100 gr di latte
  • sale e pepe

Si comincia affettando la cipolla, i finocchi, grattugiando metà del formaggio e tagliando a minuscoli dadini l'altra metà.
Soffriggere la cipolla in poco olio con l'aggiunta di qualche cucchiaio d'acqua, in modo che non bruci (il mio incubo, questo, perchè non ho mai la pazienza di star lì a badarli, i soffritti...).
Aggiungere i finocchi e, dopo aveli insaporiti qualche minuto, bagnarli col brodo vegetale. Portare a bollore e cuocere per un 25-30 minuti.
In una zuppiera, sbattere i tuorli con il latte e un pizzico di sale, aggiungere la parte di formaggio grattugiato e mescolare bene.
Appena la minestra sarà pronta, aggiustarla di sale e pepe, poi versarla nella zuppiera con il composto di uova e formaggio, mescolando subito bene. Insaporire con un pizzico di semi di aneto e completare con il formaggio a dadini.
Servire subito.

Il commento della copiona: ci sarebbe stato bene l'aneto fresco, una delle erbe che io preferisco, ma qua in Culonia non si trova. I semini sono però una buona alternativa, decisamente preferibile all'aneto secco che è invece reperibile.



sabato 19 febbraio 2011

Gnocchi di pollo e patate dell'Artusi

Questi li avevo fatti qualche settimana fa, senza poi avere il tempo di condividerli sul blog.
Sono delicati e buonissimi e l'unica attenzione che occorre avere è quando si cuociono: devono appena sobbollire, altrimenti il rischio è di ritrovarsi un pentolone di (buonissima, peraltro...) stracciatella.... indovinate come faccio a saperlo? ;-)
Suggerisco di leggere la ricetta originale dell'Artusi e in generale di consultarlo spesso, questo classico della letteratura gastronomica e culinaria: una delizia!
Io ho fato qualche piccola modifica.

Ho usato:

  • un petto di pollo lessato (io l'ho aggiunto alle carni del brodo che stavo preparando)
  • 200 gr di patate farinose cotte a vapore (peso netto)
  • 40 gr di parmigiano grattugiato
  • 3 rossi d'uovo
  • prezzemolo tritato
  • farina bianca, 30-40 gr
  • sale

Tritare il pollo finissimo (la moulinette è perfetta, per fare questa operazione) e metterlo in una zuppierina. Aggiungere le patate passate allo schiacciapatate, le uova, il parmigiano, il prezzemolo tritato e salare a gusto.
Ottenuto un composto omogeneo, metterlo sulla spianatoia, aggiungere la farina (non più di quella indicata, anche se sembra che sia tutto appiccicoso, perchè troppa farina fa squagliare gli gnocchi quando si cuociono), poi ricavarne delle pallottole delle dimensioni di una grossa nocciola.
Buttarle nel brodo bollente, far sobbollire per 5-6 minuti e servire subito.

Il commento della copiona: comfort food perfetto per scaldarsi quando fuori il tempo è orribile e si ha voglia solo di stare in casa al calduccio.

domenica 13 febbraio 2011

Tajine di pollo e ceci (post indecente, forse...)

La cucina fa quel che può, in termini di coscienza civile e sociale.
Io cerco di non dimenticarmi MAI, ma davvero MAI, che sono una privilegiata, per esempio.
Intanto perchè ho da mangiare, ogni giorno e in abbondanza.
Poi perchè posso scegliere quello che mangiare e non sono obbligata a nutrirmi di quello che ho a disposizione né faticare per procurarmelo.
Infine, perchè posso permettermi il lusso di cucinare per il piacere di farlo e pensare intanto che cucino.
Una volta, in un forum, dedicai un risotto alla Rivoluzione Zafferano del Myanmar, sulla quale parecchie persone di quel forum erano in quel momento pesantemente focalizzate.
Mi presi dell'indecente, per aver voluto accostare una cosa seria e importante come una rivoluzione ad una scemenza come un risotto.
Ora, in quel forum nessuno parla più della rivoluzione del Myanmar: io non me la sono più dimenticata invece, proprio perchè per me era talmente importante da averla in testa anche mentre ero in cucina.
Ora, datemi pure dell'indecente, se volete, ma la voglia di ritirare fuori la mia pentola maghrebina mi è venuta pensando alle rivoluzioni che stanno cambiando (speriamo, speriamo...) la faccia del Nordafrica per sempre. Agli egiziani, ai tunisini, agli algerini... e poi speriamo ai libici, ai marocchini... dedico un pensiero di incoraggiamento per quello che stanno facendo.
Sono dubbiosa se il contenuto della tajine (intesa come pentola) sia femminile (la tajine, di nuovo) o maschile (il tajine).
Autorevoli e informate voci mi dicono essere maschile, ma nel parlare comune lo sento spesso al femminile.
Comunque, fatto sta che stasera a cena ci siamo mangiati questa meraviglia, messa insieme in fretta e cotta nella tajine di coccio non smaltato che qualche volta vado a ripescare da quel museo delle caccavelle che è il mio garage.

Ho usato:

  • 800 gr circa di cosce di pollo disossate e spellate (ma si può usare anche pollo a pezzi, magari tralasciando il petto che rischia di diventare stopposo)
  • 2 cipolle
  • 2 spicchi d'aglio
  • 1/2 litro circa di brodo di pollo o di verdura
  • 400 gr di ceci lessi
  • 1 limone
  • due o tre manciate di uva sultanina
  • una manciata di mandorle
  • prezzemolo
  • curcuma
  • chiodi di garofano
  • semi di coriandolo
  • cumino in polvere
  • peperoncino in polvere
  • zenzero in polvere
  • sale
  • olio extravergine di oliva
  • 1 bustina di zafferano

Le spezie si possono sostituire con miscele già pronte, ma a me piace più prepararle pestandole in un piccolo mortaio di marmo. Per le dosi sono andata a occhio: un po' di curcuma in polvere, qualche chiodo di garofano, un po' di semi di coriandolo, cumino, peperoncino e zenzero in polvere. Aggiungere sale e fino e usare questa miscela per ricoprire ben bene i pezzi di pollo.
Tenere al fresco per circa un'ora.
Immergere il fondo della tajine in acqua (io non so se questa sia cosa tradizionale e normale da fare, ma io lo faccio senza più ricordare perchè...), poi appoggiarlo sul gas, protetto da una retina rompifiamma. Affettare la cipolla e l'aglio e distribuirli sul fondo della tajine, insieme a un po' di olio.
Appoggiarvi sopra i pezzi di pollo e accendere il gas, facendo rosolare carne e verdure.
Girare il pollo una volta e dopo qualche minuto bagnare il pollo col il brodo caldo, coprire col coperchio e far cuocere per una quarantina di minuti a fuoco medio-basso.
Il sughetto si deve restringere ma non eccessivamente.
Una decina di minuti prima del termine della cottura, aggiungere i ceci scolati dall'acqua di lessatura, il prezzemolo tritato, il succo di limone, lo zafferano diluito in qualche cucchiaiata d'acqua, le uvette e le mandorle.
Mescolare bene e servire subito, caldissimo, insieme a del riso cotto a vapore.

Il commento della copiona: buono, buonissimo ed estremamente versatile, perchè le spezie possono essere modificate e mescolate a piacere.

domenica 6 febbraio 2011

Dolce di noci

Questo è un dolce fatto a metà, nel senso che doveva essere completato da una salsa caramellata e da noci caramellate. Però, per qualche ragione, non ho avuto voglia di continuare a cucinare e l'ho servito così, semplice semplice: una goduria fantastica!
La ricetta è stata strappata da un giornale trovato abbandonato in aeroporto a Charleroi: ogni occasione mi è buona per copiare ;-)

Servono:

  • 150 gr di gherigli di noce
  • 40 gr di farina
  • 3 uova
  • 150 gr di zucchero
  • 130 gr di burro morbido
  • 2 cucchiai di grappa
  • un pizzico di sale

Accendere il forno a 180°.
Tritare i gherigli molto finemente, poi mescolarli con la metà dello zucchero.
Mescolare l'altra metà dello zucchero con il burro morbido, aggiungere il composto di noci e zucchero, le uova intere, una alla volta, il sale, la farina e la grappa.
Lavorare col cucchiaio di legno fino ad avere un composto ben amalgamato, poi versarlo in una tortiera da 22 cm ben unta di burro.
Infornare per circa 30-35 minuti, poi testare la cottura con uno stecchino: non deve stracuocere, deve rimanere umida e morbida.
Far raffreddare e servire.

Il commento della copiona: un dolce fantastico, veramente, anche se a vederlo non gli si darebbe una lira. Certo che la salsa e i gherigli caramellati lo ingentilirebbero un bel po', dal punto di vista dell'aspetto, ma sono sicura che non aggiungerebbero bontà al palato.
Si potrebbe fare in una teglia quadrata, in modo da poter essere tagliato a quadretti e servito in piccoli pirotttini.
Raccomando di non usare i gherigli già sgusciati che si trovano in commercio: oltre a costare un pacco di soldi, rilasciano parecchio olio e potrebbero compromettere la riuscita del dolce finito. Molto meglio mettersi pazientemente con uno schiaccianoci :-)

Focaccia ripiena

Questa viene da una vecchissima raccolta di lievitati ricevuta anni fa da una delle mailing list americane alle quali ero iscritta e questo spiega la presenza del latte in polvere, che suggerisco di NON sostituire col latte normale.
E' un impasto molto buono, pochissimo idratato che però, grazie alla lievitazione particolarmente lunga nonostante la presenza di un'intera bustina di lievito di birra e alla spianatura col mattarello, in cottura risulta quasi sfogliato.
Il ripieno può variare a piacere, io ho usato roba che avevo in casa.

Ho usato:

  • 340 gr di farina 00
  • 120 gr di farina manitoba
  • 50 gr di semola rimacinata di grano duro
  • 1 bustina di lievito di birra liofilizzato
  • 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
  • 2 cucchiaini di zucchero
  • 1 cucchiaio di latte in polvere
  • 1 pizzico di sale
  • acqua circa 350 gr (dosi spannometriche)

per il ripieno:

  • 400 gr circa di pasta di salsiccia
  • 1 cipolla
  • 250 gr di mozzarella da cottura
  • 250 gr di ricotta di mucca
  • olive nere
  • sale e pepe

  • olio e acqua per spennellare

Per la pasta, se disponibile, è meglio usare un'impastatrice.
Mescolare le farine.
Fare un lievitino dentro la ciotola dell'impastatrice, mescolando circa 2/3 delle farine, il lievito, lo zucchero e circa 300 gr di acqua.
Aggiungere il resto delle farine, l'olio, il sale e il latte in polvere e impastare a velocità medio-alta fino all'incordatura dell'impasto e aggiungendo acqua se serve: il risultato finale deve avere la consistenza del lobo di un orecchio.
Mettere la pasta in una ciotola unta d'olio, coprirla con uno strofinaccio e metterla a lievitare per qualche ora al riparo da correnti d'aria. L'impasto sembra molto duro, all'inizio, ma con pazienza raddoppierà o triplicherà.
Nel frattempo preparare il ripieno: mettere in una padella la cipolla tritata insieme alla pasta di salsiccia sbriciolata e soffriggere a fuoco alto, senza ulteriore aggiunta di olio, fino a quando la salsiccia avrà perso il rosa e tenerla da parte.
Appena la pasta sarà lievitata, accendere il forno a 200°.
Dividere l'impasto in due parti e stenderne una col mattarello fino a ridurla piuttosto sottile. Accomodarlo su una leccarda di alluminio ricoperta di carta forno. Distribuire sulla pasta la mozzarella tritata sottile e sopra questa il composto di salsiccia e cipolla e le olive nere. Terminare con la ricotta, a cucchiaini. Salare e pepare a gusto.
Spianare la porzione rimanente di pasta e usarla per coprire il ripieno. Saldare i bordi schiacciandoli.
Mettere in una scodella poca acqua e olio e un po' di sale. Emulsionare con una forchetta e usare per spennellare la parte superiore della focaccia.
Infornare per circa 30-35 minuti o fino a quando la pasta sarà bella dorata sopra e sotto.
Sfornare e dopo un paio di minuti far scivolare su una gratella da pasticceria, in modo da farla intiepidire senza che si ammorbidisca.
Tagliare a pezzi e servire.

Il commento della copiona: molto buona, soprattutto molto apprezzata dai ragazzi. E molto buona anche fatta completamente raffreddare e mangiata a temperatura ambiente. Il ripieno può variare a piacere, l'importante è che non sia troppo umido.




Baccalà e sedani

Credo di non aver mai cucinato e mangiato tanto baccalà in vita mia come in quest'anno.
Questo viene dalle Ricette Regionali Italiane di Anna Gosetti della Salda, mia fonte imbattibile e inesauribile di piatti della tradizione italiana.
La ricetta è tra quelle dell'Abruzzo, leggermente modificata.

Servono:

  • 800 gr di baccalà già dissalato
  • 500 gr di sedani
  • olio extravergine di oliva
  • 50 gr di uvetta passolina
  • 30 gr di pinoli
  • una ventina di olive nere
  • una cipolla
  • 3 o 4 pomodori pelati
  • pepe
  • poco brodo, anche di carne, se serve

Lavare i sedani, tagliarli a pezzetti e scottarli in acqua bollente salata per una decina di minuti. Scolarli e tenerli da parte.
Mettere a bagno l'uvetta in poca acqua tiepida.
Tritare la cipolla e soffriggerla con abbondante olio, aggiungere poi i pomodori stagliuzzati (le forbici vanno benissimo, io le uso un sacco per questo genere di lavori...), lasciar cuocere per una decina di minuti poi sistemare nel tegame il baccalà tagliato a pezzi e lasciarlo insaporire bene.
Unire i sedani, i pinoli, l'uvetta scolata dall'acqua e strizzata e le olive nere intee.
Incoperchiare e portare a cottura a fuoco moderato, scuotendo il tegame di tanto in tanto o mescolando delicatamente per non ridurre il baccalà a poltiglia.
Se si asciuga troppo, aggiungere poco brodo: io ho usato quello di manzo che stavo preparando contemporaneamente e ci sta benissimo.
Aggiustare di pepe, salare se serve e servire.

Il commento della copiona: molto buono!

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